il Veneto ripensa lo sviluppo
Giovedì 19 Dicembre 2002 - economia,
VENEZIA .Il modello veneto é giunto al capolinea. Non ha certo finito la sua valenza economica, ma ha esaurito gli strumenti a disposizione. Non ha più spazi su cui fare crescere le industrie, non ha più braccia con cui alimentare l'impresa. Quello che fino a ieri era una sorta di teorema espresso non senza preoccupazione da economisti e imprenditori, oggi trova puntuale riscontro nei numeri di una analisi comparata che l' Unioncamere regionale ha fatto tra i dati del censimento del 1991 e quelli che ha ottenuto come anticipazione dall'Istat sul 2001.
Il territorio é sovraffollato di persone (244,2 abitanti per Kmq contro la media nazionale di 186,9, ma con una punta di quasi 400 in provincia di Padova) e di unità produttive (20,6 per kmq contro 13,7) e il modello di sviluppo estensivo applicato non presenta alcun ulteriore margine di crescita.
Il Veneto ha conquistato in questa sua fàse di spinta brillanti posizioni: é la seconda regione, dietro alla Lombardia, per unità produttive e per numero di addetti, ha un tasso di attività imprenditoriali più alto di quello della Lombardia, ma sconta un livello ancora basso di produttività. E questo perché il valore aggiunto per addetto é pesantemente condizionato da un sistema d'impresa ancora molto basato sulla risorsa uomo, poco innovativo, e sul quale grava tutta una serie di problemi strutturali che vanno dalla citata saturazione del territorio ad una mobilità sempre più difficile, dal necessario ricorso all'immigrazione ad un rapporto non facile con l'ambiente. Un modello da buttare? No, ma da rivedere. Nel decennio considerato 1' agricoltura ha subito una diminuzione dell'attività del 3,2%; nel settore industriale le unità produttive sono scese del 6,2% e gli addetti del 3,8%; il commercio é rimasto quasi invariato come attività e ha visto aumentare gli addetti dell'8,4%; i servizi hanno avuto un incremento delle unità produttive del 23,9% e degli addetti del 33,3%. Dati che vanno ulteriormente approfonditi con i valori assoluti, ma che già indicano una precisa direzione: ´Soltanto attraverso un modello di crescita intensivo, con maggiore produttività e un incremento del valore aggiunto delle nostre attività dice il segretario generale di Uniocamere Veneto, Romano Tiozzo é possibile conseguire per altra strada e a parità di spazi una ulteriore possibilità di sviluppo economicoª..
Un percorso già imboccato dalle imprese e che ha come passaggi obbligati l'internazionalizzazione, un uso intelligente e diffuso delle opportunità offerte dalle Ict ma soprattutto la ricerca e l'innovazione. E proprio questo sembra invece un ulteriore punto debole del Veneto che finora é apparso "distratto" su tale fronte, visto che ha un tasso di utilizzo dei fondi comunitari dedicati appunto a ricerca e sviluppo che supera di poco il 4%, contro una media nazionale del 10,3% e una media europea del 14,6%.
Ma c'é anche un elemento strutturale a pesare sulla situazione: la presenza istituzionale, come segnala Unioncamere, é insufficiente rispetto ai bisogni e meno istituzioni significa meno servizi a sostegno di quel sistema Paese che dovrebbe dare un contributo fondamentale alla competitività. A compensare il tutto, c'é un punto di forza assoluto: il Veneto finora ha smentito ogni previsione e ogni modello rigido, ha sempre sfoderato una straordinaria capacità di adattarsi al mutare delle situazioni e non ha perso la voglia di continuare a farlo.
CLAUDIO PASQUALETTO.
Da: il sole 24 ore











