I Veneti smemorati
Lunedì 26 Novembre 2007 - giustizia,
I cenciosi eravamo noi, erano i nostri genitori che vivevano sepolti 10 ore al giorno nelle insalubri pericolosissime miniere del Belgio (ricordate il disastroso grisou di Marcinelle?) e la sera tornavano in quello che non sarebbero oggi neppure pari ad un container da terremotati nelle quali vivevano con le loro famiglie, che pure crescevano e crescevano. Uscire la sera era anche pericoloso per il razzismo, i "ritals", i "macaroni" rischiavano di essere picchiati dai Belgi o dai Francesi, per chi proseguiva la sua vita randagia in cerca di un lavoro meno tremendo e arrischiato, ai forni infernali di fuoco e di polvere dell'industria metallurgica francese piuttosto che nella notte eterna della pancia della terra belga.
Ma la diceria di violento, inaffidabile e ladro pesava come un macigno ed aspettava il Veneto come una specie di maligna ed instancabile arpia in ogni angolo dell'odierna Europa con i suoi paesi più diversi. In questi paesaggi di odio i Veneti stavano bene soltanto con gli altri “pariaî: altri Italiani, Bergamaschi, Siciliani, Napoletani, affratellati dai soprusi subiti, ma anche Polacchi, Slavi, Magrebini e pure Zingari, che in Francia erano Gitani, Manouche o Romanichel. Erano belle quelle feste dove ci si ritrovava a mangiare bere e cantare ognuno le proprie canzoni e a provare a cantare le canzoni degli altri, Spagnoli o Manouche che fossero. Fuori i Francesi guardavano con diffidenza , sospetto e timore e non mancavano le volte in cui venivano i gendarmi ad interrompere l'inoffensiva letizia in cui si formava anche parte dell'Europa Unita, oggi più concreta.
Ora sono i Veneti a chiamare i gendarmi, quando non sono loro a improvvisarsi kapo per fare “pulizia”. Dopo essere stati vittime dell'intolleranza e delle segregazioni che accomunava, ancora pochi anni fa, a Berlino o a Zurigo, gli Italiani con i cani, si gira l'accusa verso più deboli di noi e lo si espelle con le ruspe. Siamo accecati dalla sindrome del nemico, non solo cattivi cristiani ma cattivi e basta. La faccenda dei decreti comunali “antisbandatiî suona triste e cupa come una campana che suona a morte. A parte il brivido che corre gi? per la schiena per tutti gli grandi sbandati della storia dell'umanità che verrebbero cacciati per effetto postumo, da Socrate a Baudelaire e VanGogh, per non citare alcuni illustri e meno contemporanei loro simili nel cuore e nell'arte, uno si chiede come con 400 euro al mese uno riesce a vivere “decorosamenteî ñil decreto recita cos' per descrivere l'appartamento dell'aspirante residente-, pagandosi un affitto, facendo figli in un Veneto dall'edilizia fatta dagli speculatori e non certo per la gente minuta. Oltre ad una volgare quanto funesta presa per i fondelli inseguita da amministratori profondamente ideologizzati, incapaci, proprio per la loro chiusura ideologica di intravedere soluzioni degne di un paese culturalmente sviluppato, si offre cos' su un piatto d'oro un micidiale mezzo di ricatto e uno spietato strumento di sfruttamento dei cittadini comunitari o extracomunitari ad uso e consumo di quegli imprenditori Veneti a caccia continua di paesi dove la manodopera costa meno, e che ora quella manodopera, se la “fabbricherannoî su misura, in casa. Accetti quei 400 euro mensili o allora c'é chi ha gi? pensato di rimandarti a casa.
Per un figlio di Italiani, (Veneti e Vicentini) emigrati attraverso un'Europa che era tutta da fare e che si portavano dietro nei loro spostamenti una famiglia che cresceva fino a raggiungere otto figli, la faccenda di Cittadella ti fa sentire male perché ti viene da pensare che tutta la segregazione fatta spesso volentieri anche di violenza fisiche (e non solo verbali e sociali) subita all'estero da genitori, fratelli e parenti ce la siamo meritata. Legittimiamo le offese e le umiliazioni che abbiamo patito usandole ora come giustizieri. E se ci hanno trattato come cani, ti viene il sospetto, a questo punto, che é forse perché siamo davvero dei cani visto che dimostriamo come a Cittadella, di comportarci fin troppo bene da cani.











