Più capannoni uguale meno economia
Giovedì 01 Aprile 2004 - notiziario,
TERRITORIO VENETO: IL DISASTRO.
E' uno schifo! La zona pianeggiante che va dalla Brianza a Venezia ormai é divenuta un esempio mondiale di urbanistica disastrosa. Un miscuglio orrendo e disordinatissimo di casette e condomini in tipico stile “anni sessantaî, capannoni brutti e trascurati, centri commerciali, parcheggi, magazzini, cartelloni pubblicitari, luci al neon e quant'altro. Gli edifici sono stati costruiti in ordine sparso, senza alcuna pianificazione se non quella, spesso ipocrita in quanto asservita agli interessi dei soliti costruttori, dei Piani Regolatori. Ora, sappiamo che lo “sviluppoî ha almeno tolto il Veneto dalla miseria di un tempo. Abbiamo peró pagato un prezzo molto alto. La bruttezza che ci circonda é avvilente, in sé e soprattutto perché vivere nello squallore rende, poco o tanto, miseri. E non parliamo dei vari inquinamenti, di cui si sa sempre troppo poco.
Eppure, ancora oggi si interviene sul territorio quasi sempre solo per peggioralo. Gli errori del passato non hanno insegnato nulla. Anzi, alcuni nuovi Piani Regolatori sembrano ispirati ai deliri di onnipotenza dell'urbanistica sovietica degli anni cinquanta. Mega piazze, nuove strade in mezzo ai campi, condomini altissimi, prossimi alveari umani destinati alle situazioni più difficili. Il tutto a vantaggio di pochissimi, i soliti gruppetti di costruttori ñ cavatori ñ progettisti che poi, guarda caso, sono quelli che riescono sempre a infilare i loro rappresentanti nelle Amministrazioni.
ESPANSIONI DELIRANTI.
Quasi tutti i Comuni del vicentino prevedono per il futuro enormi espansioni industriali, residenziali, direzionali, commerciali e chi più ne ha più ne metta.
La cosa appare incredibile. L'Italia ha un tasso di natalità che é, pare, il più basso del mondo. Eppure si ipotizzano aumenti di abitanti, per i prossimi dieci anni, dal dieci al cento percento (il che vuol dire raddoppio). A Montecchio Maggiore, il solo piano di recupero “Ceccatoî prevede 800 nuovi appartamenti. Poi c'é tutto il resto. Ad Asigliano, 900 abitanti, la nuova superficie industriale dovrebbe attrarre a regime, se l'aritmetica non é un'opinione, qualcosa come un migliaio di nuovi lavoratori. Aggiungiamo le relative famiglie, cosa esce? La cosa curiosa é che il nuovo PRG prevede solo 300-400 abitanti in pi?. Allora, quali sono le cifre giuste? O si pensa gi? ora che la nuova, grande zona industriale sarà utilizzata molto al di sotto dei normali indici di occupazione produttiva? Qui si tirano i numeri come al Lotto, e parliamo del nostro destino.
Idem per i Comuni limitrofi. Anche ad Orgiano l'espansione industriale dovrebbe richiamare un migliaio (come minimo) di nuove unità. E pazienza se a proporre nuove zone industriali fossero solo i Comuni del Basso vicentino: in realtà negli ultimi anni le nuove zone produttive sono cresciute dappertutto come i funghi. Un solo dato per tutti: Trissino, 450.000 mq. Non stiamo qui a tediarvi con uno stillicidio di cifre. Persino Valdagno, la cui popolazione sta diminuendo, vuole aumentare la zona industriale. Il blocco (temporaneo) della Regione per i nuovi insediamenti produttivi é appena un palliativo: hanno chiuso la stalla quando i buoi erano gi? distanti. Comunque, in Regione giacciono quasi due domande per nuove zone industriali per ogni comune del Veneto.
PROSPETTIVE ECONOMICHE?
Dove sta andando l'economia italiana? Apriamo i giornali, ed é un rosario di numeri di crisi. Appena un caso: FIAMM., 851 esuberi su 3.314 dipendenti. Ciascuno di noi percepisce ormai il fenomeno, non c'é fabbrica che non abbia subito, negli ultimi anni, almeno una diminuzione degli ordinativi. I motivi sono evidenti: la concorrenza asiatica, cinese soprattutto, sta facendo disastri. Da quelle parti si lavora 90 ore alla settimana per 100 euro mensili. Diritti sindacali zero, e meno che zero il rispetto delle norme contro l'inquinamento.
La crisi é strutturale, é inutile farsi illusioni. E allora, che fine faranno i capannoni che infestano il vicentino? Gi? adesso vediamo tanti? “AFFITTASIî e “VENDESIî. Da notare che il costruito é gi? ora ben superiore alle esigenze. Perché si continua a costruire, se le prospettive produttive sono in calo e l'esistente é gi? sovrabbondante? E come la mettiamo con le spese che i Comuni dovranno sostenere? Non abbiamo mai visto un solo piano regolatore valutare i costi delle espansioni: strade, illuminazione, servizi. I nuovi capannoni non portano solo ICI.
CON QUALI SOLDI?
Eh s', chi ha i soldi per costruire? Bella domanda. A Brendola qualche anno fa gli imprenditori hanno chiesto 500'000 mq. Pareva che se non si fossero espansi sarebbero andati tutti in malora. Il comune ne ha concessi “soloî 200'000, a patto che fossero usati dalle aziende del luogo per fini produttivi e non speculativi. Morale della favola: pur con i terreni a prezzo agevolato, gli industriali stentano a partire con 75'000 mq. E' un esempio interessante perché spiega un concetto: i nuovi investimenti, in capannoni oltre che in abitazioni e centri commerciali, sono dovuti principalmente all'impiego di capitali di provenienza sconosciuta. A lamentarsi sono per primi gli imprenditori stessi: negli ultimi anni, la maggior parte, l'ottanta per cento pare, delle zone industriali é stato realizzato da immobiliari, spesso neppure venete. A questi “dettagliî i nostri amministratori paiono del tutto indifferenti.
CONTI COMUNALI, VERSO IL BARATRO.
In conseguenza di tale stato di fatto vi saranno prossimamente, per i Comuni, grosse difficoltà finanziarie. E' noto che da una decina di anni i Governi, del centro-sinistra come del centro-destra, diminuiscono costantemente i trasferimenti ai Comuni, i quali si rivalgono con l'aumento del costruito, finalizzato a rastrellare oneri di urbanizzazione e tasse ICI. Il giochetto funziona finché l'economia si espande bene. Eppure, anche un bimbo capisce che si arriverà al punto che le nuove costruzioni saranno cos' abbondanti da non servire pi?, a maggior ragione quando la concorrenza asiatica ammazza le lavorazioni locali a basso valore aggiunto. Ad Orgiano la situazione é meno grave che altrove, perlomeno i mutui non incidono in modo significativo sul bilancio. Altrove i debiti stanno gi? ora diventando preoccupanti: il Sindaco di Altavilla é stato sfiduciato, tra i tanti motivi, per l'enorme peso delle somme prese a prestito.
In ogni caso tra qualche anno tutti i Comuni avranno bei problemi. Nonostante questo, li vediamo continuare imperterriti con gli sprechi. Quante opere pubbliche inutili o sbagliate: potremmo fare almeno un esempio per paese.
ABBICCI' DELL'ECONOMIA.
La storia economica parla chiaro: tutti i sistemi basati sull'espansione ad oltranza sono crollati. Anzi, la velocità del disastro é sempre stata proporzionale allo spreco delle varie risorse, energetiche, territoriali e monetarie. L'Impero Romano é un esempio magistrale: fortissimo ed immenso, poi crollato perché invaso dai selvaggi. Ci si puó credere? La verità é che esso aveva consumato con voracità bulimica campi, tesori, boschi, tutto. Ci stiamo comportando cos' anche noi. Prima o poi, ne pagheremo le conseguenze.
PER CONCLUDERE?
Abbiamo esposto concetti semplici, noti e accessibili a tutti. Eppure, quanta fatica per farli non diciamo digerire, diciamo comprendere all'amministratore vicentino medio. Il quale vive, tipicamente, coltivando il vecchio, usurato mito dello “sviluppoî, che nella sua mentalità retrograda significa solo strade e costruzioni. Non riesce a capire, neanche per sbaglio, che cos' facendo danneggia, prima che il territorio, l'economia stessa.
Un giorno, i nostri figli malediranno l'imbecillità dei padri.











