Attacco finale
Venerdì 09 Dicembre 2005 - politica,
Il decreto di attuazione della delega ambientale voluta dal governo di Silvio Berlusconi avrà conseguenze pesantissime sui principali settori della tutela ambientale. Dalle bonifiche ai rifiuti, dalla difesa del suolo alla qualità dell'aria.
Da tempo il governo e il Parlamento sono attivamente impegnati in una paziente opera di smantellamento delle norme a difesa dell'ambiente ma, come hanno illustrato i Verdi in una conferenza stampa organizzata insieme agli esponenti di Legambiente e Wwf, il decreto di attuazione predisposto da Palazzo Chigi rappresenta l'attacco finale alla struttura di regole costruita negli anni nel nostro Paese.
Il testo del decreto occupa ben 700 pagine, ma la delega ambientale si puó sintetizzare in dieci punti. I dieci colpi di mano del governo Berlusconi contro l'ambiente.
1) Scompare dall'ordinamento la tutela anticipata: sarà sanzionabile chi causa l'inquinamento solo dopo il superamento delle "condizioni di rischio". Il superamento delle soglie di contaminazione non produrrà immediatamente l'obbligo di bonifica; bisognerà attendere le successive indagini ed analisi che determineranno l'esistenza o meno del danno ambientale;
2) Non sarà più punibile, ai sensi degli altri illeciti ambientali, l'inquinatore che bonifica.Vengono infatti "assorbiti" dalla bonifica, e quindi "sanati", gli altri illeciti ambientali commessi. Un soggetto che ad, esempio, ha inquinato suolo, sottosuolo e una falda acquifera potrebbe bonificare i primi due e "sanare" cos' anche l'inquinamento della falda;
3) Le azioni di risarcimento del danno ambientale saranno limitate rispetto alle norme ora in vigore: unico titolare dell'azione risarcitoria sarà il ministro dell'Ambiente; l'azione stessa sarà limitata, escludendo, ad esempio il "danno non patrimoniale" (cioé il ripristino in forma specifica dello stato dei luoghi);
4) Viene quasi completamente annullato il ruolo di impulso e di intervento delle Associazioni di protezione ambientale nei giudizi per danno ambientale e più in generale nei procedimenti relativi ai "reati ambientali", dall'inquinamento agli abusi edilizi, dalle distruzioni di aree naturali ai traffici illegali di rifiuti;
5) Quasi tutti i rifiuti industriali vengono sottratti ai controlli previsti dalla disciplina comunitaria: le cosiddette materie prime secondarie (ovvero gli scarti di lavorazione), i prodotti e i combustibili saranno esclusi dalla normativa sui rifiuti, sulla base di futuri decreti ministeriali. Il rischio reale di questa "deregolamentazione" é che verranno meno tutta una serie di controlli, registri e limiti di concentrazione dei rifiuti, in attesa dell'adozione dei futuri decreti ministeriali;
6) Sempre per quanto riguarda i rifiuti, i tempi per le annotazioni sui registri saranno allungati (in alcuni casi più che raddoppiati) con il risultato di rendere difficilissimi controlli tempestivi; saranno raddoppiati anche i limiti quantitativi ammessi alla cosiddetta procedura semplificata, con grave perdita di controllo sulla gestione di ingenti masse di rifiuto;
7) La raccolta differenziata sarà finalizzata non al "recupero di materia" prima ma al semplice "recupero", compreso quello di energia che avviene solo attraverso l'incenerimento, ancorché a recupero energetico, ed entrerà a pieno titolo nella raccolta differenziata anche il "multimateriale", che ha bisogno di ulteriori e costosi processi di selezione, con la conseguenza di abbassare la qualità del materiale raccolto e aumentare gli oneri per i Comuni e gli utenti. In pratica, vengono espropriati i Comuni dalle principali funzioni di pianificazione e tariffazione di un servizio che riguarda la qualità della vita nelle nostre città, con importanti aspetti socio-sanitari che riguardano la gestione dei rifiuti;
8) Vengono pesantemente modificati gli standard di qualità chimica dell'acqua, che saranno generalmente più elevati (in alcuni casi fino a 1.000 volte) rispetto a quelli recentemente emanati con un decreto ministeriale.
9) Vengono depontenziate e burocratizzate le Autorità di Bacino; viene cancellata, nella redazione dei nuovi piani di gestione di bacino, la "partecipazione attiva" espressamente richiesta all'art. 14 della Direttiva acque. Viene tolta ogni competenza al Comitato Istituzionale, che oggi garantisce la collaborazione tra Stato e Regioni. Infine, si prevede una modifica delle modalità di affidamento dei servizi idrici, limitando fortemente l'autonomia decisionale dei Comuni sulla scelta delle modalità di gestione di un servizio di primaria importanza;
10) Ritornerà anche, seppure in forma nuova e surrettizia, il silenzio assenso in materia di Valutazione d'impatto ambientale: il giudizio di compatibilità ambientale di un'opera, infatti, sarà espresso anche in mancanza del parere esplicito da parte dell'autorità ambientale competente, che viene sostituita nelle sue funzioni dal Consiglio dei Ministri, trascorso il termine di 60 giorni.











