Ricordando Luigi Meneghello

Giovedì 28 Giugno 2007 - cultura,

Voglio ricordare Luigi Meneghello, che ho incontrato per la prima volta a Londra, nella Northern Room della British Library.

Abitava a pochi passi dalla British e veniva a lavorare nella Northern Room dove sapeva di potere incontrare gli amici. E regolarmente andavamo a mangiare un boccone tutti assieme con Diego Zancani, Giulio e Anna Laura Lepschy. Luigi e venuto numerose volte a trovarmi nella mia casa di Orgiano accompagnato dalla moglie Katia e da alcuni dei suoi “storiciî amici, Dante e Lorenzo ambedue ritratti nei Piccoli maestri. In questi ultimi anni, quando si parlava di devastazione del territorio plaudiva all'attività dei comitati, m'incoraggiava a perseverare e si lamentava dell'efferata incuria con cui la politica ufficiale infierisce sul Veneto e vedeva in questo il rovinoso effetto di un denaro piromane della cultura e della convivialità. Per questi incoraggiamenti e per la sua più volte ribadita indignazione davanti alla poltiglia urbana in cui é ridotta la pianura vicentina e veneta mi pare doveroso ricordarlo su questo sito.
Un episodio particolare vorrei ricordare che mi pare racchiudere molto del suo spirito giocoso e delle meraviglia infantile con cui attraversava la vita e le lingue. Un giorno di fine estate venne con Katia e Dante, mentre stava scrivendo "Maredé, maredé". Dal Monte delle Piume stavamo guardando la pianura e Gigi era interessato ai confini delle varie province di Vicenza, Verona e Padova che dalla sommità del monte si possono facilmente riconoscere con i paesi che li segnano con i loro campanili che spuntano come dita alzate per confermare una presenza. Mentre Gigi designava i confini delle tre province con i loro modi di dire diversi anch'essi decise asserzioni di esistenze e di essenze precise e distinte simili in questo alla caparbietà delle torri campanarie, Gigi diede un'occhiata al campo coperto di trifoglio sul quale stavamo camminando e improvvisamente si chinó per raccogliere un quadrifoglio, subito me lo tese fra il pollice e l'anulare della sua mano destra dicendomi con un grande sorriso: "La fortuna é una questione di armonia?... ma malgrado tutto l'impegno che uno mette a scrivere a fare, ad amare, per raggiungere l'armonia si ha sempre bisogno di fortuna. Mettilo nel libro che sto scrivendo quando te ne manderó una copia, gli farà senz'altro del beneî. Il quadrifoglio é ancora nella copia di "Maredé, maredé" che ho ricevuto pochi mesi più tardi.
François Bruzzo

a cura di: Comitato t.t. O. e A.v.