Pesanti minacce di apertura di nuove cave
Lunedì 19 Giugno 2006 - estrattive,
la Regione Veneto disciplina la ricerca e l'attività di cava nel proprio territorio al fine di conseguire un corretto uso delle risorse, nel quadro di una rigorosa salvaguardia dell'ambiente nelle sue componenti fisiche paesaggistiche monumentali e della massima conservazione della superficie agraria utilizzabile a fini agricoli.
La Regione provvede a tale disciplina mediante un ordinamento che valorizzi il ruolo degli enti locali, in armonia con gli strumenti programmazione regionale.
La Regione, considerando che i materiali di cava costituiscono risorse non più riproducibili , promuove e favorisce sia la ricerca e la sperimentazione di materiali alternativi che quella di tecniche e metodi di utilizzo atti a conseguire il massimo risparmio complessivo soprattutto per i materiali di maggior impatto territoriale ...".
Dalla lettura del primo articolo della legge nà 44/82, si potrebbe pensare di essere in presenza di una legge che tuteli il territorio in maniera adeguata al fine di garantire una compatibilità tra le attività estrattive e tutte le altre attività umane . Per di più, la Regione conscia che dovendosi trattare di risorse particolarmente pregiate , avrebbe dovuto favorire la ricerca di materiali alternativi ai materiali di cava, favorendo il riciclaggio, e quant'altro permettesse la conservazione di materiali di cava.
In realtà , in questi anni, abbiamo assistito ad un assalto al territorio e a tutta una serie di devastazioni in montagna , in pianura , in collina , lungo i fiumi , una aggressione alle falde acquifere, in quanto in molte occasioni le voragini lasciate dalle escavazioni non ricomposte, sono stati utilizzate come discariche abusive , (i dati regionali mettono in evidenza la drammaticità del problema).
Pertanto parlare di cave , che a detta dei soliti benpensanti non sono attività a rischio, vuol dire occuparsi anche di discariche molte volte illegali, di falde inquinate o portate a giorno, di bellezze ambientali irrimediabilmente distrutte, di vincoli paesaggistici superati impunemente.
E questo é sotto lo sguardo di tutti, con l'inevitabile nascita di comitati di cittadini che protestano e non si rassegnano ad accettare la devastazione ambientale e paesaggistica, rumori molesti , traffico di camion che sollevano polveri insopportabili e che mettono a repentaglio l'incolumità di tutti .
Per rendersene conto , basta recarsi a Venezia quando si riunisce la Commissione Tecnica per le Attività Estrattive ( CTRAE ) . Non c'é una volta che davanti al dipartimento di Geologia non vi sia comitati di cittadini che protestano contro l'apertura di cave.
Spesso gli Enti locali ( i Comuni ) sono contrari all'apertura di cave, mentre molte volte le Province sono favorevoli. Non si capisce quindi, in cosa consista la valorizzazione del ruolo degli Enti citato nell'art. 1 della legge se molte volte le province cercano di svilire i desideri di tutela dei cittadini e dei Comuni.
Come si ricordava poc'anzi, causa di parte di questo stato di cose, é da addebitarsi alla mancanza del PRAC che la legge 44/82 prevedeva essere redatto entro 150 giorni dall'approvazione della legge medesima ( sono trascorsi, pertanto, 23 anni senza che nessun piano sia stato approvato). L'art. 5 della legge 44/82, afferma che il PRAC "é lo strumento generale della pianificazione di settore ed ha come obiettivo la valorizzazione delle risorse naturali in coerenza con gli scopi della programmazione economica e della pianificazione territoriale , con le esigenze di salvaguardia del territorio e dell'ambiente e con la necessità di tutela del lavoro e delle imprese".
Ancora una volta la legge parla di salvaguardia , di compatibilità....., tutte cose rimaste sulla carta , perché allo stato attuale si sono privilegiati gli interessi economici della lobby dei cavatori e non quelli più generali di tutti i cittadini.
Solo nel 2002 il TAR del Veneto ( su ricorso di alcuni comuni del vicentino ), ha obbligato la regione Veneto a adottare (e non approvare ) il piano. Piano che si é occupato solo della gestione delle sabbie e delle ghiaie. Tutti gli altri materiali non sono stati normati e quindi lasciati alla gestione dell'art.44 della legge ; articolo che nel 1982, doveva gestire la transizione durante il periodo di realizzazione del piano medesimo e quindi dicendo praticamente che le cave si potevano e si possono ancora oggi realizzare ovunque purché in zona agricola.
Piano che doveva rappresentare tutti gli interessi in gioco e non ultimo quelli ambientali come più volte citato nella legge. A quanto risulta ai ben informati, si dice che il solo interlocutore degli estensori del Piano é stata l'Associazione degli Industriali ( cioé i cavatori); troppo poco per le attese che c'erano; un'occasione persa per tentare di cambiare rotta nella gestione del territorio.
Spiace dover fare queste considerazioni, perché c'era in molti la convinzione che dopo le ultime vicende giudiziarie che ha visto coinvolti alcuni cavatori del Veneto e alcuni dipendenti della P.A., si sarebbe cercato di fugare le nebbie e i dubbi che avvolge il mondo delle cave venete.
Ma entrando nel merito del problema , vediamo alcuni numeri che ci possono aiutare nella comprensione :
I DATI NEL VENETO ( dati rilevabili nel PRAC )
Al 30 giugno 2003 , sono stati autorizzati materiali per 453.962.000 mc.,
di cui 302.216.000 mc di ghiaia.
Di questi ultimi ,180 milioni sono stati autorizzati a Treviso,49 milioni a Vicenza,62 milioni a Verona e 9 milioni a Padova .
Al 30 giugno 2003 ,nel Veneto ci sono volumi residui autorizzati e ancora da scavare per 196.218.453 mc. di cui 90.250.352 mc di ghiaia ).
Di questi ultimi , 63 mil. sono a Treviso, 10 milioni a Vicenza, 16 milioni a Verona e 0.7 milioni a Padova.
Le cave attive ( di tutti i materiali) nel Veneto, sono 603, di queste , 241 sono a Vicenza, 227 a Verona, 71 a Treviso, 34 a Belluno, 24 a Padova, 5 a Rovigo e 1 a Venezia.
Delle 603 cave attive, 141 di ghiaia e di queste ultime 46 sono a Treviso, 34 a Vicenza, 51 a Verona e 8 Padova.
Le cave dismesse ( di tutti i materiali) nel Veneto, sono 781, delle quali, 399 sono a Vicenza, 164 a Verona, 115 a Treviso, 39 a Padova, 22 a Venezia, 22 a Rovigo,20 a Belluno .
Delle 781 cave dismesse, 98 sono di ghiaia, e di queste ultime, 52 sono a Verona, 30 a Vicenza, 12 a Padova, 3 a Rovigo, 1 a Venezia ,e, a Treviso non risulta essere estinta nessuna cava di ghiaia autorizzata.
I dati generali del Veneto sono comunque questi :
materiale superficie cava (mq) volume autorizzato (mc) volume residuo(mc)
argilla ferrifera 194.250 1.420.000 512.880
argilla per laterizi 6.344.204 20.412.398 12.395792
basalto 321.730 5.649.333 3.548.000
calcare da taglio 1.815.482 6.068.781 4.978.137
calcare lucidabile 2.473.938 11.348.056 12.846.628
calcare per calce 154.000 4.145.000 3.497.0
calcare per cemento 1.614.776 42.732.500 21.982.000
calcare per costruzione 413.000 267.000
calcare per granulati 2.234.878 4.985.000 4.985.000
calcare per industria 1.166.090 23.319.943 21.095.000
detrito 1.865.605 27.279.487 17.536.664
gesso 45.000 400.000 75.000
marmorino 368.790 1.918.045 1.669.000
quarzo e quarzite 29.140 249.840 231.000
sabbia e ghiaia 21.943.928 302.216.965 90.250.352
sabbia silicea 42.840 300.000 190.000
trachite 54.894 288.974 159.000
TOTALI 40.669.545 mq 453.962.467 mc 196.218.453 mc
Come si vede , la sabbia e la ghiaia rappresenta il vero business da sempre e non a caso la Regione si preoccupa principalmente di loro, autorizzando escavazioni profonde anche 50 metri dal piano di campagna (vedasi la situazione nel trevigiano, nel vicentino, e nel veronese, con superfici di decine di ettari che sono stati sistematicamente sottratti all'agricoltura e bypassati senza peraltro essere sottoposti alla valutazione di impatto ambientale con la tecnica collaudata degli ampliamenti che regolarmente e allegramente1 sono stati concessi in questi anni).
L'altro dato che salta agli occhi , sono i volumi autorizzati dalla regione Veneto e ancora da scavare (196.000.000 di mc ); come a dire che in questi anni la Regione é stata assai prodiga nel concedere ampliamenti e nuove concessioni di cave , senza che ci fosse un reale fabbisogno di materiali , favorendo di fatto la costituzione di cartelli di cavatori che sta condizionando il mercato come é successo nel trevigiano con la ghiaia ( oltre il 50% delle escavazioni di ghiaia avvengono a Treviso ).
Ulteriore dato preoccupante é rappresentato dalla superficie occupata dalle cave ( 40 milioni di mq ) sapientemente occultata ( ma non sempre ) all'opinione pubblica .
Purtroppo peró, il PRAC adottato , oltre a occuparsi soltanto delle ghiaie ( e quindi recependo parzialmente quanto sentenziato dal TAR Veneto ) , contiene una serie di forzature , prima tra tutte quello relativo al fabbisogno reale di materiali del Veneto. A tal proposito ho avuto modo di dimostrare che il reale fabbisogno di ghiaie potrebbe essere di 6 milioni di mc. e non di 17 milioni di mc. come sostenuto dai relatori del piano stesso. Inoltre non é pensabile che il tasso di edificazione e urbanizzazione degli ultimi 10-20 anni possa essere mantenuto ancora e soprattutto che quel modello di sviluppo, possa perpetuarsi nel tempo, a meno che non si pensi ad un futuro di ulteriore cementificazione diffusa.
Il territorio agricolo e naturale rimasto, deve quindi essere tutelato , privilegiando le ristrutturazioni e la razionalizzazione di spazi gia urbanizzati.
Ho gia avuto modo di ricordare, inoltre, che il PRAC cos' come é stato redatto,é illegittimo e non rispetta neppure la legge 44/82 , ( é strano che nessuno voglia accorgersene, e pertanto voglia fare ricorso agli organi competenti), in quanto per esempio fa saltare i coefficienti di consumo del territorio nei singoli comuni previsti dall'art. 13 della legge,....
Sul discorso del fabbisogno, alcuni anni or sono , un componente della CTRAE si era permesso di suggerire alla Commissione che parte del fabbisogno potrebbe essere ottenuto pulendo il fiume Posina dal momento che il letto del fiume in tanti punti si trova ad una quota superiore dei terreni adiacenti . Questa operazione, diceva, avrebbe il merito di sistemare dal punto di vista idraulico il fiume stesso, ma la stessa operazione potrebbe essere effettuata anche là dove ci sono quei depositi di materiale detritico ai piedi delle montagne, in tanti punti della vallata stessa. Ovviamente i quantitativi in taluni luoghi potrebbero essere modesti ( dell'ordine delle decine o di qualche centinaia di migliaia di mc ), ma se tale operazione fosse estesa a livello Veneto, certamente potremmo ottenere per molti anni l'intero fabbisogno necessario . Certamente questa, povrebbe essere un operazione intelligente e puntuale , di messa in sicurezza di molti fiumi e di valli ; più una riqualificazione dei luoghi, piuttosto che una devastazione come quella che fin'ora si é compiuta. Certamente per molti anni, non occorrerebbe aprire nuove cave o concedere nuovi ampliamenti di quelle esistenti. Probabilmente si avrebbe un ritorno anche dal punto di vista occupazionale, cioé delle persone che verrebbero impiegate in tali operazioni, a differenza della esigua forza di lavoro che attualmente é impiegata con il sistema attuale di escavazione . Occorrerebbero quindi progetti intelligenti, coraggiosi, innovativi, che potrebbero essere finanziati anche dalla Comunità europea .
I Consorzi di bonifica , le Comunità montane, i Comuni consorziati tra loro, delle varie realtà locali , con le loro competenze, potrebbero essere gli attori di questi progetti e non essere il braccio operativo delle associazioni dei cavatori . Non c'é bisogno di operazioni come quella di Recoaro , che a dire del primo cittadino, serve far quadrare i bilanci comunali !!. C'é bisogno di dare una scossa a questo mondo di cavatori, siano essi privati o Comuni . Ci vogliono persone intelligenti che abbiano a cuore veramente l'ambiente in cui viviamo; non c'é bisogno dei soliti specialisti delle devastazioni ambientali al soldo degli speculatori dell'ambiente ! .
Nel prossimo futuro bisognerà sperimentare le escavazioni in galleria anche per le cave di marmo,( come si fa da tanti anni con le cave di pietra tenera nei Berici ), con la conseguenza che non occorrerà più demolire intere montagne per poter estrarre pochi metri di banco utile di marmo e con una ingente riduzione di camion che trasportano a valle centinaia se non milioni di mc di detrito . Non sarà necessario quindi dover ricomporre pareti verticali o dover annerire le pareti scavate, per cercare di scimmiottare gli sventramenti dei cavatori.
Nel campo delle miniere nel Veneto, si sono registrate situazioni anche peggiori di quelle che si sono verificate nelle cave. Sono venute alla luce situazioni di concessioni abnormi nelle quali i cavatori possono decidere di impiantare i loro cantieri ovunque all'interno del perimetro concesso (per esempio quella di Sarego, nel basso vicentino, con superficie di 1134 ettari concessa nel 1990, e ridotta successivamente a 574 ettari nel 1999 ). I controlli anche in questo settore , di solito vengono effettuati dai funzionari in maniera superficiale , tant'é vero che gran parte delle segnalazioni dei guasti ambientali sono state attuati dai "soliti" comitati di cittadini . Molte di queste miniere , sono cave a tutti gli effetti in quanto l'estrazione dei minerali per cui sono state autorizzate , rappresentano la copertura
( o meglio il pretesto ) per estrarre invece altri materiali ( di solito detrito), con meno vincoli di quanto avviene nelle normali cave.
Due anni fa, attraverso una serie di manifestazioni promosse dal comitato di Sovizzo prima e poi da quello di Sarego si e arrivati a fare approvare nella legge finanziaria regionale , 2 emendamenti con i quali il parere da esprimere in CTRAE dalle Province oltre che essere obbligatorio deve anche essere vincolante. Questo perché si ritiene che le Province debbano svolgere un ruolo attivo di verifica e di controllo sul territorio (in Regione, giacciono gi? pronte per essere portate in commissione oltre 180 domande di apertura o di ampliamento di cave esistenti).
Purtroppo , come ricordavo in apertura, i cittadini sono sempre più indifesi e sono sempre più indignati.
Sempre più i cittadini vogliono che il territorio e l'ambiente siano al centro dell'interesse pubblico e non un terreno di scontro. Molte persone sono convinte che non é più pensabile che gli attuali governanti debbano sistematicamente fare cose contro la volontà dei cittadini. I politici hanno pertanto il dovere di tenere in considerazione il parere delle persone.
Il territorio, pertanto, deve essere inteso come bene comune , piuttosto che luogo di arricchimento e di sfruttamento indiscriminato per pochi. Il territorio deve essere un luogo in cui le persone siano al centro di ogni interesse, in cui lo sviluppo non sia di ostacolo ai cittadini , e sia più duraturo e meno effimero di quello che ci hanno proposto in questi anni .
Poco tempo fa, un articolo di una rivista, titolava: " Fermate il treno....voglio scendere" . Nell'articolo si diceva che la lunga corsa al benessere, iniziata con la ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale e consolidata attraverso continue evoluzioni di segno positivo, ha concluso il suo ciclo e comincia a segnare il passo. I primi sintomi di recessione , avvertiti come frustate, sono evidenti da un esame sommario della situazione mondiale.
L'avvento dell'Euro ha per alcuni versi spianato la strada alle popolazioni europee , attivando commerci, facilitando gli scambi con l'eliminazione dei balzelli doganali.... Il barile di petrolio, riferimento energetico legato allo sviluppo, ha toccato valori assolutamente improponibili per la crescita economica mondiale. Siamo in fase di apnea economica e nessuno si azzarda a dettare misure appropriate per rallentare la corsa di questo treno globale che corre a tutta velocità senza nessuna meta prevista.
Ad oggi , con la situazione attuale, nonostante che da parte di alcuni politici si inviino messaggi tranquillizzanti, non ci é stata indicata la strada per uscire da questa crisi . ....E il treno va....( diceva l'articolo) senza rallentare la sua corsa e senza un capotreno che almeno fissi una destinazione.
In effetti la tentazione di urlare al capotreno : " fermate il treno , voglio scendere!", é forte, ma bisogna tener duro e proseguire la marcia dice sempre l'autore dell'articolo. Peró é opinabile , metaforicamente parlando, bisbigliare al capotreno di azionare il freno di emergenza, fermare il treno e aspettare che ci siano le condizioni per ripartire con velocità moderata. Proseguendo per un lungo tratto a velocità moderata, racconta l'articolista, si ha il tempo di riflettere e di ragionare su eventuali errori, di ammirare il paesaggio , di partorire idee concrete con la calma dovuta e senza l'assillo della corsa sfrenata.
Vuoi vedere che é proprio la corsa sfrenata, la causa del nostro malessere à.
Domanda legittima e la risposta é semplice ( dice sempre l'autore dell'articolo) : é proprio l'eccesso dell'eccesso che ci stressa e che ci costringe come consumatori ad adeguarsi freneticamente .
Probabilmente questa potrebbe essere la risposta giusta, basterebbe cioé rallentare la corsa del treno per mezzo di un capotreno esperto ; tutto questo permetterà di allungare un po' i tempi di relazione nella nostra vita , aumentandone la qualità, e dando un po' di respiro anche a chi non ha le energie fisiche o materiali per correre assieme agli altri.
Arch. Fernando Pretto 05.12.2005











