Brutte notizie dal fronte cave nel Basso Vicentino.
Mercoledì 23 Agosto 2006 - estrattive, Basso Vicentino e Berici,
Ora, in quella pioggia sparsa, i Monti Berici difficilmente potevano essere risparmiati, ma pensare che luoghi a favore della cui salvaguardia pesavano un fortissimo precedente di critica e di coinvolgimento popolare tradottosi poi, in un caso specifico e vicino a noi, in un laborioso e dispendioso ricorso al Consiglio di Stato, venissero toccati da quell'inesorabile acido scioglimonti non era per nulla ovvio, e lascia presagire che i nostri Monti non avranno scampo, malgrado le 240 cave gi? attive in Provincia di Vicenza.
Ma proseguiamo con ordine e più precisamente dalle due richieste di pessimo presagio che precipitano sui nostro monti e il Basso Vicentino come antesignani di un violentissimo uragano. La salvaguardia di Monticello di Barbarano era stata conquistata a colpi di avvocati e ricorsi al TAR e finalmente al Consiglio di Stato. Quest'ultima occasione aveva visto lo stesso Comune di Barbarano a fianco del comitato locale conquistare duramente una posizione che sembrava acquisita e, comunque, inespugnabile , visto la forte mobilitazione trasversale in loco, accompagnata dall'importante pubblicazione di un'approfondita ricerca mirante a evidenziare e stabilire le ragioni paesaggistiche e archeologiche della necessità di tutela e conservazione dell'area. Ebbene, avvalendosi di una curiosa e singolare svista della Regione che nello spazio di poche ore aveva vincolata l'area come bene culturale e paesaggistico e paradossalmente acconsentito alla concessione di escavazione, svista cos' singolare da puzzare di ambiguità, la ditta richiedente (Thiene spa), sfruttando quel cavillo, ha inoltrato la presentazione del progetto di coltivazione della cava alla Commissione Tecnica Regionale, gi? il 2 agosto scorso, una data di solito molto indovinata per fare sparire le galline dal pollaio del vicino. Per fortuna la discussione é stata poi rinviata, ma verrà ripresentata, molto probabilmente alla prossima riunione della Commissione che avverrà verosimilmente verso la prima settimana di settembre. Che cosa dice la ditta postulante? Come fai, cara Regione, ha concedermi un sito di estrazione con una mano e negarmelo con l'altra mano, vincolandolo come bene paesaggistico e culturale? O mi lasci procedere ad estrarre materiale che poi servirà come sottofondo dell'A31 Valdastico Sud (la cui realizzazione é ora in parecchie difficoltà) per la quale ho ottenuto l'appalto del lotto vicino al sito, o mi paghi i danni. Se la Regione acconsente (addossando a tecnici più o meno oscuri, tutta la responsabilità della decisione e esonerando cos' i soliti noti politici), non avrà da pagare i danni. Invece?. in caso contrario, va da sé, la Regione deve riconoscere il proprio errore e il danno da risarcire. Ma é opportuno pensare che questo poteva sembrare il migliore modo, per i politici regionali, di fare bella figura rispondendo alle preoccupazioni locali con il vincolo inibitorio, lasciando poi ai tecnici sconosciuti e, solo apparentemente, politicamente insignificanti, il macigno dell'autorizzazione a procedere con i lavori. Ma ricordiamoci che in questo caso i tecnici più che ad una funzione salomonica, dovranno chiedersi se adempiere o no a quella di sicari.
Il secondo caso, vede sempre la stessa ditta Thiene all'opera, questa volta, nella Val Liona, a Campolongo di San Germano dei Berici. Tutti gli abitanti della Val Liona e gli utenti della strada Bocca d'Ascesa, hanno presente la cava che fa da agghiacciante fondale al prezioso borgo medievale di Campolongo, e tanti si ricordano che poco tempo fa la stessa ditta Thiene, che aveva ottenuto una regolare concessione in proposito, era peró incorsa in una pesante multa (pi? di ottocentomila euro), con conseguente blocco del cantiere, per una serie di pesanti irregolarità commesse durante l'attività di estrazione. Ora, la medesima ditta, ha depositato presso la commissione VIA (Valutazione d'impatto ambientale) della Regione, un progetto di apertura di una nuova cava, a cento metri di distanza dello stesso sito, sempre sullo stesso versante collinare, in direzione di Sossano, e per un volume di estrazione ben superiore a quello dell'atroce scempio, che sfigura il sito del borgo di Campolongo. Questa richiesta dovrebbe essere discussa dalla Commissione Regionale VIA durante il mese di ottobre. In questo caso, la strategia difensiva é abbastanza ridotta, é ancora una volta bisognerà invocare politici regionali e provinciali di venire alla riscossa, che peró rischiano di trovarsi con le mani legate proprio per l'escamotage del ricorso alla commissione VIA da parte della ditta richiedente.
Appare chiaro che questa volta la Provincia dovrà fare la voce grossa e insistere in quanto alla propria responsabilità su quanto accade sul proprio territorio di competenza amministrativa. Ricordiamo che la stessa Presidente della Provincia di Vicenza si é impegnata più volte contro l'apertura di nuove cave in assenza di un PRAC (Piano regionale di attività di cava) che contempli anche materiali diversi dalla ghiaia e che addirittura, in un incontro convocato a Noventa sul PTCP questo stesso anno, aveva invocato la possibilità per la Provincia di produrre un Piano provinciale di attività di cava, visto la carenza dell'ente regionale in questa materia.
Comunque sia, vista la peculiarità disciplinare della VIA, un punto di notevole rilievo, visto il mancato aggiornamento del PAMOB, scaduto nel 2000 e non rinnovato ( e quindi anche l'icona paesaggistica prevista nella zona della cava e che
l'avrebbe impedita non vale più niente), l'inadeguatezza o fragilità delle norme SIC in materia (rimanendo da verificare il nuovo comportamento sulle ZPS, zone di protezione speciale, di recente approvazione nazionale in ottemperanza alle norme CE, oltre la pertinenza di tale area con l'area di coltivazione della cava), la voce delle amministrazioni comunali di San Germano e Sossano diventano di prima importanza per il richiamo della insufficienza viabilità. Difatti, tutto il traffico dei camion di cava dovrebbe riversarsi sulla strada comunale l'Alberia, largamente insufficiente per una tale tipo di traffico, e passare per zone di altissima criticità come lo stesso centro abitato di Sossano (per accedere alla Strada Berica Euganea) quello si San Germano, o peggio ancora, l'imbuto serpentino di Villa del Ferro, davanti alla palladiana Villa Lazarini (uniche uscite per accedere alla Strada Bocca d'Ascesa). Difatti, uno dei punti chiave nei criteri della Valutazione d'impatto ambientale per questo tipo d'attività riguarda anche la capacità per la viabilità esistente di accogliere un simile traffico senza mettere in questione l'incolumità dei suoi utenti, delle cose e dei beni, che tale viabilità coinvolge. Su questo punto, sicuramente, le amministrazioni comunali sopraccitate, possono dire la loro e farla valere, bussando forte alla porte della Commissione Regionale VIA, e facendosi sentire presso i politici che siedono in Provincia e in Regione. Intanto, sia il Comitato Tutela Territorio Orgiano e il Comitato Intercomunale Tutela Territorio Area Berica, hanno cominciato a muoversi programmando un incontro pubblico che dovrà svolgersi entro la fine di settembre con la partecipazione di tecnici e politici regionali e provinciali.
Ricordiamo quanto é gi? stato scritto su questo sito: i volumi autorizzati dalla Regione Veneto e ancora da scavare equivalgono ad un totale di 196.000.000 di mc, cifra che mette bene in evidenza quanto, in questi anni, la Regione é stata prodiga nel concedere ampliamenti e nuove concessioni di cave, senza che ci fosse un reale fabbisogno di materiali, favorendo di fatto la costituzione di cartelli di cavatori che sta condizionando il mercato come é successo nel Trevigiano con la ghiaia. Quindi del materiale a bisogno c'é in quelle cave gi? concesse, senza la necessità di reperirne dell'ulteriore consumando ancora del paesaggio e del terreno agricolo in produzione. Difatti, una cifra credibile e attendibile del fabbisogno regionale, non l'aveva neanche fornito quel PRAC difettoso e incompleto partorito in chiusura di mandato dall'amministrazione regionale precedente, e quindi a maggior ragione una cifra del fabbisogno provinciale, a meno che si pensi che la Provincia di Vicenza debba sopperire al fabbisogno di un territorio esteso senza confini ragionevoli e che, magari, superi anche i confini nazionali, per il puro beneficio di alcune ditte private? allora s' che possiamo dire addio ai Berici, ed immaginarli eliminati dai rilievi geofisici delle mappe sulle quali, fra due generazioni, i ragazzi delle elementari studieranno la geografia dell'Italia.











