Monselice Este, sacrificio di territorio per le zone industriali
Martedì 25 Marzo 2003 - politica, provincia Padova,
PERNUMIA. Le nuove zone industriali spesso costituiscono un ingiustificato sacrificio di territorio agricolo. Tanto più quando i criteri per la loro individuazione non seguono principi di coordinamento con i territori contigui, ma sono ispirati semplicemente ad una logica di profitto o di soddisfacimento di interessi particolari. L'ultimo caso della serie si sta consumando a Pernumia dove il Comune nei mesi scorsi ha presentato in Regione una variante generale, che é stata poi approvata. Uno strumento urbanistico i cui indirizzi, nella parte riguardante gli insediamenti produttivi, hanno sollevato un polverone.
Alcuni proprietari coltivatori diretti di fondi rustici in località Granze di Pernumia, con l'assistenza dell'avvocato Gianluigi Ceruti, hanno impugnato davanti al Tar Veneto la Variante approvata nell'ottobre scorso dalla giunta regionale. Ceruti, che é anche un ex parlamentare verde, ha innanzitutto inquadrato questo episodio nel contesto più generale della situazione del territorio veneto, interessato come noto da una travolgente espansione delle aree produttive.
Nel ricorso (presentato anche contro la Società Urbania e l'Unione Metropolis) vengono riportati anche i dati citati di recente nel ´Corriere della sera” da Gian Antonio Stella e viene ricordato come nelle vicinanze dello stesso Comune di Pernumia si siano sviluppate aree produttive per milioni di metri quadrati. Nei motivi di diritto Cerruti contesta il mancato rispetto dell'articolo 41 del Piano Territoriale Regionale di coordinamento, lo strumento quadro della pianificazione regionale. Il primo comma di questo articolo richiede che localizzazione e dimensionamento delle nuove aree produttive vengano giustificati sulla base di uno studio condotto ´almeno a livello intercomunale” relativamente alla disponibilità di aree produttive. Questo studio il Comune di Pernumia non l'ha fatto, anzi ha addirittura ignorato tre dei cinque comuni con cui confina (Monselice, Cartura, Due Carrare). Non ha quindi messo in evidenza che ciascuno di questi comuni dispone di ampie aree produttive: solo Monselice ne ha oltre mezzo milione di metri quadrati.
Pur in presenza di questa clamorosa inadempienza la Regione ha approvato la variante al Prg che prevede una nuova area produttiva di ben 283.000 mq (quasi due volte quella esistente, che é poco più di 150.000 mq).
Nei punti successivi del ricorso Ceruti mette in evidenza tutta una serie di altre violazioni di norme e carenze istruttorie rispetto allo stesso articolo 41 del Ptrc. Come la mancanza di ogni riferimento alla situazione dei complessi produttivi esistenti ma non pienamente utilizzati, come parte del grande complesso industriale della Magrini Galileo e come altre fabbriche sparse sul territorio. Ma come anche la mancata acquisizione del parere obbligatorio del Consorzio di Bonifica. Al punto 3 del ricorso vengono messi in evidenza comportamenti della Regione ritenuti ´contradditori e viziati di eccesso di potere” in quanto la stessa Regione di fronte ad altri Prg in contrasto con l'articolo 41 (vengono citati i casi recenti di Maserà, Arre e Ospedaletto) ha assunto provvedimenti ben diversi rispetto a quello assunto nei confronti di Pernumia. Il punto 5 illustra un altro comportamento ´contradditorio e manifestamente illogico” in quanto l'area interessata dall'espansione industriale, che la Variante definisce priva di interesse dal punto di vista agricolo, é stata invece dalla stessa amministrazione comunale classificata, pochi anni fa, come ´area di primaria importanza per la funzione agricola” mentre il competente Consorzio di Bonifica ha classificato le relative aziende ´ad elevata tutela”.











