Quando la Lega diventa una legione dell'Impero
Lunedì 22 Ottobre 2007 - politica,
Ma la Lega é pure presente nei palazzi romani, e lo era pesantemente quando per cinque anni di fila era al governo occupando posti strategici ed aveva in mano parecchie chiavi importanti della vita del paese. Vabbene, per dirla alla romana, va cos', é andata cos', pare facciano tutti cos' purtroppo: il potere corrompe e a un politico leghista piace il guadagno quanto a qualunque altro politico quindi é avvicinabile da qualunque gruppo d'interessi di privati che compromette il bene dei pi?, e anche i suoi leader storici, erano gi? stati trovati con le mani sozze all'epoca di Mani Pulite, come tanti altri. Peró si pensava fossero diversi, proprio su questa sperata diversità hanno fondato la loro ascesa al potere e oggi ancora pretendono di sbandierarla per conservarlo.
Che cosa c'entra ora la Lega con la difesa del territorio e della sua forza identitaria fatto di tradizione, lingua e paesaggio, valori di cui si era fatta astrattamente la paladina, per lo meno per la tradizione e la lingua, in quanto al paesaggio?. merita una seria verifica storica e politica e si potrebbe forse dire che non é tuttora giunta a questo aggiornamento fondamentale. » forse per questa ultima ragione che alcuni suoi generali non lesinano sui sotterfugi per mettere a disposizione il territorio di gruppi e cartelli che lo guastano impietosamente, conciandolo di cemento e asfalto. Basta vedere i grandi progetti di cementificazione in atto e previsti nel Vicentino per seguire tutti i passi di questo intriso e nutrito coinvolgimento di politici leghisti e non solo (qualche eletto di Forza Italia non poteva mancare: vedi il ruolo e la posizione del consigliere Zanchetta, allora Vicepresidente della Provincia, nel CIS di Montebello), tutti con ruoli di rilievo nell'amministrazione provinciale e fra i quali domina di tante spanne la parte della ex presidente Dal Lago. Esemplari sono i comportamenti attivi e da veri condottieri che scagliano la loro fanteria contro il nemico in due grandi affari miliardari che hanno portato e stanno tuttora portando Vicenza e la sua Provincia sulle pagine nazionali e sotto l'attenzione della stessa Europa: ovvero la faccenda della Valdastico Sud e quella della base americana Dal Molin.
Della Valdastico Sud e della Società Brescia-Padova abbiamo gi? parlato più volte dagli albori del progetto fino agli ultimi risvolti che vede la Brescia-Padova, ora presieduta da Emanuela Dal Lago, trafelata di interrogazioni ministeriali per il suo labirintico e tortuoso assetto societario nel quale spiccano alcune società vicentine partecipate o associate con lo stesso ente provinciale; una presidente renitente a fornire gli emolumenti percepiti dai componenti del CdA, costituito per dare luogo ad una chiara strategia di “fabbrica del consensoî, da politici collezionisti di poltrone e di incarichi. Di queste ultime ore é lo scandalo della parcella all'Avv. Ascione, membro del CdA della stessa Serenissima, per essere riuscito a ottenere il prolungamento della concessione per ulteriori 13 anni: una “cosa indecenteî che “si somma probabilmente ad altreî secondo il governatore Galan, una ricompensa per “aggirare la legge e rimanere in caricaî, e per questa santa ragione il governatore del Veneto chiede le dimissioni immediate del CdA.
Dove é finita la trasparenza che sembrava fosse la parole d'ordine della buona amministrazione! La Brescia-Padova é un mostro societario elaborato poco a poco a tavolino per divorare il più grande numero di ettari di territorio possibile: mentre l'asino della favola intitolata “Pelle d'asinoî mangiava paglia e defecava oro puro per il re, la Brescia Padova divora il territorio di tutti e defeca specie sonanti per i suoi amministratori e i suoi consiglieri. Dopo aver cominciato a divorare il fragile corridoio ecologico fra Berici ed Euganei, l'animale passa all'attacco delle montagne del Vicentino e del Trentino per ricongiungersi con l'autostrada del Brennero con la stessa strategia societaria: un politico trentino noto per la sua simpatia verso cemento ed asfalto, ma della Margherita questa volta, é stato nominato alla presidenza dell'Autobrennero. Da questa prima fase si passa alla seconda: si fa pressione sulle amministrazioni locali ancora contrarie allo sfondamento delle loro montagne, attraverso un CdA costituito da persone situate in posti chiave di amministrazioni territoriali strategiche e che per il loro operato (in funzione della quantità di ettari di territorio che riescono a mettere a disposizione) vengono ben risarciti. Questi amministratori devono dimostrarsi bravi e spietati cacciatori di territorio (come ci sono bravi e spietati cacciatori di taglia) per poter accedere a tale onore: ognuno di essi vale in funzione degli ettari che puó garantire e puó assicurare all'azienda tramite la sua influenza sul territorio. Un buon membro di CdA Brescia-Padova porta con se il suo peso di ettari e questi ettari che egli assicura gli garantiscono i suoi emolumenti. Quando la Brescia-Padova ricompensa la presidente uscente della Provincia di Vicenza con la presidenza della stessa società vuole dire che quando era membro del Cda e Presidente della Provincia, Emmanuela Dal Lago aveva saputo assicurare e mettere a disposizione della Società stessa un bacino di ettari più o meno equivalente al suo bacino di voti, ricordando che la Brescia-Padova non é soltanto presente come attore principale nel progetto Valdastico A 31, ma in una serie nutrita di progetti voluti a suon di tamburo e fanfara dall'amministrazione provinciale cognata Dal Lago come la Pedemontana, il CIS di Montebello, lo stesso progetto approvato dell'ospedale di Santorso. Dove vedete muoversi i mezzi di "VI-abilità" c'é sempre un tentacolo della Brescia-Padova all'opera.
Come si puó conciliare una tale massa di interessi legati, di riflesso, alla crescita endemica del trasporto su gomme in cui sono coinvolti amministratori politici cos' rilevanti per la loro funzione decisionale, con le direttive europee di sviluppo del trasporto su rotaie e intermodali che mirano alla riduzione dei gas ad effetto serra? Una volta si teneva responsabile l'influenza della famiglia Agnelli sulle scelte politiche nazionali per motivare l'impoverimento dei sistemi alternativi alla mobilità su gomme. Ora bisogna riconoscere che gli interessi combinati e alla luce del sole, di amministratori territoriali di vario livello, nel business collegato alla gomma sono tali, come quello appena citato dei signori e delle oligarchie dell'asfalto, che non c'é da stupirsi se le nostre ferrovie sono condannate alla mera sopravivenza, e che invece di migliorare il sistema ferroviario esistente, é più consone, a chi pensa alle casse della propria società e agli emolumenti che ne riceve, parlare di Alta Capacità e Alta Velocità, piuttosto che di Alta Efficacia dell'Esistente. Con l'Alta Efficacia dell'Esistente si guadagna meno perché comporta meno investimenti e costa meno alla comunità: é più confacente appoggiare una politica miliardaria delle Grandi Opere (che nel tuttora vigente inquadramento legislativo assicurato dalle legge obbiettivo é un espediente per oscurare le voci discordanti dei territori sui quali tali opere gravano) che attuare una sana politica finanziaria delle piccole opere.
Essere per l'Impero puó convenire al portafoglio di amministratori locali che devono affrettarsi per arricchirsi mentre sono in politica. Per motivi non ben chiari (forse perché troppo evidenti) hanno sperato e sperano ancora che si eviti la Valutazione d'Impatto Ambientale sul progetto Dal Molin. Cos' hanno sperato e sperano Galan e la stessa Dal Lago, che in questo caso si sopportano a vicenda, quest'ultima gi? quand'era ancora presidente della Provincia: invece dovevano e devono insistere affinché venga fatta questa VIA il cui scopo é tutelare la salute e l'incolumità dei cittadini. Ricordiamo che la VIA é necessaria per assicurare e garantire la compatibilità ambientale per diverse tipologie di opere, piccole e grandi. Quindi quando Galan, Dal Lago & Cie con i loro fedeli forzati della carta stampata come i Smiderle e Mancassola, che non perdono un'occasione per schernire sulle pagine del Giornale di Vicenza la VIA che comunque lo stesso Ministero dell'Ambiente ritiene necessario e inderogabile, tergiversano per dilazionare e offuscare quell'atto procedurale dovuto, danno prova in questo modo di non tenere in grande conto la salute, il bene dei cittadini. Mostrano che per loro la VIA, la salute e il bene dei cittadini che essa garantisce secondo norme europee ma che vigono anche negli Stati Uniti, é solo un impiccio, un ostacolo da oscurare senza pensarci due volte. Questi sono i padroni di casa nostra! I padroni a casa nostra sono quei tenenti e caporali che usano ormai un formulario da ventennio fascista, (quando non vanno a pescare direttamente nella manovalanza neofascista locale) come quel tenente della Lega vicentina, quando dichiara (GdV, 10 ottobre) che “alcune forme di dissenso non sono più tollerabiliî. » un dettame fascista che si augura la forza (i manganelli della polizia) per cancellare le proteste contro l'insediamento della base americana sul sito dell'attuale aeroporto Dal Molin, dettame foraggiato dalla Sua Onnipotenza grigia Massimo Calearo che chiede più forze dell'ordine a Vicenza per fare tacere i vicentini che grazie alla faccenda Dal Molin si sono messi a parlare troppo di quello che accade sul loro territorio. Raccogliere firme contro la protesta NoDalMolin, agitare la bandiera della paura, significa volere deliberatamente seminare e incitare la guerra fra Vicentini e provocare un'ulteriore frattura nel tessuto cittadino. Eppure questa protesta contro il progetto Dal Molin dovrebbe essere particolarmente cara ad un partito d'ispirazione territoriale come la Lega proprio perché fa opposizione ai lati peggiori della politica imperiale tecnocratica contro la quale una volta la Lega stessa si scagliava: fare di tutto, anche platealmente mentire, procedere nelle lacune amministrative degne di un paese ancora agli argini della civiltà, per ingannare e scoraggiare i cittadini ad essere coinvolti nelle scelte che interessano il proprio territorio, farli stare zitti prima di mandare la polizia ad usare mezzi più triviali come vuole esplicitamente Calearo. Ma ora loro sono dall'altra parte della barricata di cui loro stessi stanno accuratamente scegliendo i mattoni.
Le vicende Dal Molin indicano come la Lega si deteriori a partito di potere fedele all'Impero, quando, come in questo caso, esso agisce ai danni del territorio e dei suoi abitanti nei palazzi romani o nei palazzi vicentini. L'incitazione a raccogliere firme per stoppare il dissenso contro la base americana per evitare la manifestazione di dicembre adducendo, in modo subdolo, a possibili ripercussioni dell'evento sulle vendite dei commercianti delle vie del centro, fa pensare che la Lega, come d'altronde altri partiti anche di centro sinistra che stanno furbescamente a guardare, da retta soprattutto agli appetiti di alcune ditte nostrane e “foresteî, per gli “scheiî del business Dal Molin, ditte nostrane e non, che probabilmente a modo loro (sempre lo stesso), ringrazieranno i fanti e gli spadaccini che si saranno dimostrati più fidati.
E sarà da vedere se da qualche parte, per qualche cantiere della base o dovuta ad essa, non spunterà una o due delle numerose società collegate o partecipata dalla Brescia-Padova della nostra Manuela tutto asfalto e cemento.











