L'Italcementi vuole ancora: Orgiano non avrai mai finito di dare.

Venerdì 15 Settembre 2006 - estrattive, Basso Vicentino e Berici,

Orgiano si é per ben due volte almeno tirata una tale zappata sul piede da portarsi via una gamba, cadere faccia in già e sfregiarsi in modo difficilmente reversibile.

Una prima volta quando é stata sfondata e cancellata parte ricca di significati del centro storico, una piazza vera mandata in frantumi per fare spazio alla strada che ha inflitto una profonda cicatrice al paese, ora difficilmente rimarginabile, con il suo postumo di edifici che paiono pustole urbane. Una seconda volta quando si é lasciata coccolare dall'Italcementi di cui pare essersi invaghita, e che dopo ormai un trentennio di amputazioni del paesaggio ne chiede altrettanto per arrivare a un coabitazione sperequazionata da nozze d'oro.

Perché sperequazionata? Perché le varie amministrazioni comunali che si sono susseguite non sono quasi mai andate a mettere il naso su quanto accadeva nella cava per verificare, di dovere, se il volume estratto coincideva con quanto veniva risarcito in specie sonanti alla comunità per il danno ambientale subito e il disagio alla viabilità. Ancora alla fine del mandato dell'amministrazione uscente, la documentazione depositata presso la sede comunale sull'attività estrattiva svolta in cava era estremamente carente: piani di coltivazione che devono essere depositati ogni anno si fermavano a metà degli anni novanta, dei volumi di materiale annualmente estratti non c'era traccia, e, per i cittadini curiosi, bisognava andare all'Ufficio regionale cave per seguire l'evoluzione delle situazione autocertificata soltanto dalla ditta stessa.
Ora, l'Italcementi, dopo trenta anni di escavazioni e rinnovi della concessione, chiede un altro rinnovo di una durata di ulteriori venti anni, con lo scopo di ampliare la superficie della cava e scendere a maggiore profondità, raddoppiando quasi il volume estratto, proponendo un recupero a bacino di laminazione o bacino di espansione da tradursi in ben due laghi. Per fare ció passa direttamente alla procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale che verrà presentata il 20 settembre prossimo alla comunità di Orgiano. Ricordiamo che tale presentazione non é un favore, bens' é dovuta a norma di legge. Ma guardiamo più da vicino il caso, premettendo che con la necessità di presentare uno Studio d'Impatto Ambientale alla Commissione Regionale VIA, sono venuti a galla delle cifre ben superiori a quanto ancora si poteva leggere nella scheda allegata nel 2003 al Piano Regionale di Attività di Cava, tuttora non ancora vigente perché incompleto: mentre la scheda della Cava di Orgiano riportava 50 ettari concessi di superficie di cava, vediamo che ora invece, sul l'unico comune di Orgiano, sono estratti 65 ettari ( 30% in pi?). Discordanza dovuta forse a lentezze d'aggiornamento della Regione: se cos' é, vuole dire che la Regione non usa cifre attendibili per calcolare il fabbisogno regionale, che all'interno della sua pianificazione in materia di estrazione deve regolamentare il rilascio delle concessioni su tutto il territorio regionale. Proseguiamo per punti.
1. Procedura VIA: la ditta, ovvero i tecnici coinvolti dalla ditta, e quando si dice questo si intende che, per quanto accurato e tecnicamente imponente, lo Studio presentato é dovuto a un committente, l'Italcementi, direttamente interessato in primis al progetto, la ditta adduce, dicevamo. che la necessità di ricorrere alla VIA é dovuta al fatto che l'estrazione annuale prevista di 750.000 metri cubi all'anno é superiore ai 350.000 metri cubi, tetto massimo a norma di legge oltre il quale bisogna ricorrere alla VIA. » vero, peró bisogna anche segnalare che facendo cos' la ditta richiedente salta il parere obbligatorio e vincolante della Provincia di Vicenza, che in materia di rinnovo di concessioni e ampliamenti tende a esprimere un parere negativo proprio per l'assenza di PRAC efficace in materia. La procedura passa per le mani di tecnocrati e i politici che rappresentano le popolazioni e che potrebbero dare voce alle sensibilità territoriali, si ritrovano quasi senza strumenti.
2. Volumi e superficie. La cava é situata a cavallo del comune di Orgiano (ora per il 77,44 %) e del comune di Alonte (ora per 25,5%) con un totale di 84 ettari (65 per Orgiano e 19 per Alonte) e un volume di 20.000.000 di metri cubi (16.184.000 per Orgiano, 4.715.000.000 su Alonte). Alla fine degli ulteriori venti anni richiesti dalla ditta (cioé nel 2035 visto che l'attuale concessione scade nel 2015), lo scavo si svilupperebbe su una superficie di 98 ettari, 69,39 ettari per Orgiano e 30 ettari per Alonte, aggiungendo 16.278.000 di metri cubi ai 20.900.000 attuali e quindi raggiungendo in totale 37.178.000 di metri cubi. Il primato gi? attuale di più grande cava del Triveneto non glielo toglierà nessuno!
3. Finalità. Le finalità sono due, una di tipo privata che ci si azzarda di fare coincidere, tirando forte forte per i capelli, con interessi socioeconomici per le comunità coinvolte . La finalità privata, cos' come la dichiara l'Italcementi, é la sopravvivenza dello stabilimento di Monselice (139 dipendenti in sede e un indotto di 543 addetti). Si dichiara che lo stabilimento di Monselice dipende in gran parte dalla cava di Orgiano alla quale si aggiungono una cava in Emilia Romagna e un'altra nell'Alto Vicentino. A questo si puó obiettare che l'Italcementi lo sapeva prima e che da buona impresa poteva programmare il suo piano industriale in conformità con le risorse non rinnovabili attingibili e reperibili e non fare pesare per ovviare a sue leggerezze programmatiche, sulle spalle di Orgiano e della sua comunità un simile ricatto, soprattutto quando si pensa che il cemento di Monselice va solo per il 39,9 % in Veneto, mentre tutto il resto va a finire in altre Regioni del Nordest, e che la più alta percentuale va proprio a finire in Emilia Romagna per il 49 %. In barba al fabbisogno regionale che dovrebbe regolamentare il PRAC con lo scopo di non sprecare, devolvendole ad altre regioni, georisorse non rinnovabili! Le finalità socioeconomiche sono accentrate su due laghi che raggiungerebbero una superficie totale di 98 ettari, un lago a fini sportivi (pesca, canotaggio? Non viene specificato) e uno, di maggiore dimesioni, a fine irriguo. Premettendo che per giungere a questo bisognerà aspettare almeno il 2037 (per non dire 2040), paiono uno scenario per quanto improbabile le ricadute economiche notevoli prospettate dalla ditta in questo lontano futuro grazie al laghetto sportivo, che comunque pochi di noi potranno vedere per crederci, considerato che nel frattempo dovremo accontentarci per altri 28 anni di un territorio che scompare irrimediabilmente, con tutte le ricadute di traffico (500 passaggi di bilici al giorno), di rumori e spari di mine. Il lago irriguo presenta senz'altro aspetti positivi, peró verrà alimentato dal Rio Ronego che a sua volta viene gi? alimentato in caso di necessità dal Fiumicello Brendola. Le acque del Rio Ronego e quello del Fiumicello Brendola non sono delle più affidabili, ora, sia per la quantità di acqua necessaria all'alimentazione e al rinnovo idrico continuo di una tale vastità di bacino, considerando che comunque una quantità vitale é richiesta per mantenere lo Scolo Ronego che attraversa Spessa e che quindi non puó essere deviata, sia per la qualità delle acque che gi? attraversano zone di criticità per gli insediamenti industriali presenti sul territorio e di cui si deve prevedere un ulteriore sviluppo per i prossimi 30 anni. Il progetto prevede un approfondimento di una quindicina di metri fino ad arrivare a 7 metri del tetto della falda in pressione situata sotto la piattaforma di scavo: lo Studio d'Impatto Ambientale assicura che questo tetto e di calcare impermeabile e permette di ideare una grande vasca completamente ermetica. E se cos' non é, cosa succede? Il lago scompare e nella falda va a finire un enorme quantità di acqua di botto (speriamo di no!) o lentamente, e se questa acqua, come é probabile, é di qualità scadente, la falda viene compromessa senza rimedio. Poi, si prevede, in caso di bisogno dovuto alla carenza di rifornimento di acqua del bacino per le secche del Ronego, una possibile deviazione di parte del LEB: sappiamo da dove viene il LEB e che serve anche a diluire acque compromesse che provengono da zone a forte densità d'insediamenti industriali fra i quali la concia! Il bacino puó servire anche alla laminazione delle piene. Ma le piene del Ronego sono proprio cos' drammaticamente ricorrenti come vengono descritte nel SIA in oggetto, da essere l'incubo “dei territori comunali di Alonte, Orgiano, Lonigo, Cologna Veneta, Asigliano Veneto, Poiana Maggiore e Noventa Vicentinaîà Il Rio Ronego non é il Danubio e comunque a questo problema si possono studiare soluzioni alternative mai approfondite.
4. Aspetti meteoclimatici. Ci viene assicurato nel SIA che l'umidità prodotta da una superficie di acqua di 98 ettari é infima. L'umidità é anche fatta di particelle di acqua in sospensione nell'aria che fra i loro effetti sono fautrice della nebbia. In zone come la nostra (pensate a Spessa) dove, in certi periodi dell'anno la nebbia é pesantemente presente, si sottostima l'aspetto di accumulo. Un problema che invece i relatori del SIA hanno presente, é l'effetto di sconvolgimenti sulla fauna e sulla flora in quanto l'attuale ecosistema é legato ad un ambiente secco: ma appena se lo pongono lo scavalcano dicendo pedissequamente che verranno sostituite da altre specie legate ad un ambiente umido! Si manipola l'ecosistema come un giocattolo?
5. Alternativa. L'Italcementi dichiara che il volume residuo dell'attuale concessione estrattiva porterebbe a fare cessare il cantiere nel 2010 e quindi cinque anni prima del termine acconsentito. L'alternativa é costituita dalla coltivazione della cava fino al raggiungimento dei volumi attualmente autorizzati e al recupero dell'area ad usi agricoli. Per tale alternativa é prevista la sistemazione dell'ingresso della cava, la piantagione di essenze arboree locali e la creazione di un substrato agronomicamente favorevole mediante la stesura di terreno. Tale sistemazione finale produrrebbe benefici economici derivanti dallo sfruttamento agronomico dell'area di circa 70 ettari. Un impatto vicino allo zero.
6. Inghippi amministrativi per l'Italcementi per noi invece salvaguardie finora. La materia é notevole e grave per le sue conseguenze che si possono ripercuotere sul territorio di Orgiano, attualmente protetto da ulteriori aperture di cave dall'attuale normativa regionale sull'attività estrattiva inquadrata dalla Legge Regionale 44 del 1982, che vede Orgiano assente dall'elenco dei comuni veneti in cui si possono aprire nuove cave e vi limita l'ampliamento al 30% della cava gi? esistente. Ebbene l'Italcementi si augura l'inserimento di Orgiano nelle suddetto elenco e probabilmente si adopererà per proporre una modifica della legge in questo senso. Visto che il bacino d'interesse estrattivo di calcare per cemento, individuato dagli uffici regionali competenti, si estende sull'intero sistema collinare di Orgiano, compresa l'attuale zona militare, é chiaro che Orgiano e la sua collina diventeranno un piatto molto appetibile per ulteriori richieste di cave. Ci meritiamo una strenna cos' avvelenata? Gli estensori del SIA sostengono in modo per lo meno discutibile e avventato, che nel caso in cui la suddetta modifica alla Legge 44/82 non fosse possibile, legge da loro definita inadeguata all'attuale stato dell'attività estrattiva, l'entrata in vigore del Piano Regionale di Attività di Cava, che per ora é lungi da venire, tornerà utile al loro progetto. » vero che la Legge Regionale 44/82 é inadeguata e antiquata ma per ben altre ragioni, come ad esempio il famoso fabbisogno regionale di cui parliamo più sopra, che si prefigura come il pilastro della razionalizzazione di un'attività che usa risorse non rinnovabili e che hanno un forte impatto sulla salvaguardia del territorio. » quanto viene gi? chiaramente espresso nel Piano Regionale di Sviluppo basato sulle indicazioni della LR 35/2001 (Nuove norme sulla programmazione), e più fortemente ancora nel Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC), in cui, sulla tutela dell'ambiente e delle georisorse, si fa un preciso riferimento ai giacimenti limitati e non rinnovabili di cava e miniera. Non viene meno l'ancor più deciso Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, ora in fase di controddeduzioni, in cui la nostra Provincia lamenta l'eccessiva densità di attività estrattiva nell'area dei Berici. Risulta chiaro agli osservatori interessati alla tutela del territorio e delle sue risorse non rinnovabili che, sia l'impianto della Legge 44/82, sia l'assenza di PRAC, favoriscono lo sfruttamento sconclusionato e insensato delle georisorse che importano alle attività di cava e miniera. Ma ribadiamo, che per il caso specifico di Orgiano, la Legge 44/82, proprio perché non vede configurato il nostro territorio nell'elenco dell'Appendice 1 alla legge, costituisce una fortunata e inconsueta salvaguardia, quindi signori dell'Italcementi e del cementificio di Monselice non pugnalarci alle spalle dopo tutto il buon servizio reso!
7. Alonte di là del monte. Alonte, per contro, viene elencata nella LR 44/82 e vi é quindi >. Ma l'ampliamento va a finire in area tuttora E1, destinata a zona agricola di salvaguardia e in parte in area E2 destinata a zona agricola produttiva. Benché il Comune di Alonte abbia disposto una delibera n. 13 del 28.04.04 che propone una variante al Piano Regolatore che classifica la zona come zona di attività estrattiva, questa non é stata ancora approvata con Decreto Regionale. Questo costituisce un altro inghippo amministrativo alla realizzazione del progetto Itacementi che deve aspettare l'approvazione in questione. Ma allora come si fa a proporre un progetto tale quando due punti che sono due condizioni fondamentali e cos' rilevanti al suo buon fine, Orgiano per ora salvaguardata dalla vigente legge regionale e Alonte con un piano regolatore per quanto favorevole non ancora approvato, non sono attuali? » semplice prepotenza da parte della ditta Italcementi? Sgradevole certezza di potere ottenere dalle autorità regionali politiche e tecniche quanto la ditta ritiene a lei necessario e utile? Ci si trova di fronte alla nota sindrome del burattinaio? Sappiamo che le amministrazioni di Alonte, quella uscente e quella attuale, fanno gli occhi dolci a costruttori di capannoni e cavatori. Difatti, l'amministrazione odierna ha deliberato una variante al suo PRG non ancora approvata dalla Regione tutta a favore del progetto Italcementi. Facile quando la cava é situata ai confini del territorio comunale, lontana e impercettibile per il centro abitato che é addirittura fuori dalla viabilità principale oltre che dalla viabilità della cava, oltre che dai rumori e dalle vibrazioni degli spari di mine! Inoltre, il Comune di Alonte, sul quale territorio il progetto prevede un ampliamento di 11 ettari della superficie di cava, riscuoterebbe un compenso per quasi 5.500.000 di metri cubi estratti sul proprio territorio, mentre, durante quella fase estrattiva, il Comune di Orgiano non prenderebbe neanche un euro, benché l'unica uscita di tutto il traffico di cava si svolgerebbe sul suo territorio. Considerando che tali compensi sono anche volti a risarcire l'impatto e il danno sulla rete viaria Alonte riscuote e Orgiano deve solo subire?

Un effetto cinico produce la citazione della nuova definizione contenuta nella Convenzione Europa del paesaggio (2000), fatta da chi ha redatto lo Studio d'Impatto Ambientale: “Il paesaggio non esiste senza l'uomo che lo contempli, ed ogni persona percepisce un paesaggio diverso al variare della sua cultura e dei suoi finiî. Ironia non nuoce ma esorcizza: a questo punto ci viene da pensare che ci si deve augurare che la persona in questione non sia un cavatore o un dipendente dell'Italcementi.

45.343311.4436

a cura di: Comitato t.t. O. e A.v.