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Festival No Dal Molin - 4^ edizione - dall' 1 al 12 settembre

La finanziaria salva la Valdastico Nord

Lunedì 14 Giugno 2010 - economia, infrastrutture, viabilita, Alto Vicentino,

La finanziaria lacrime e sangue che il governo si appresta a varare non serve a regolare solo i conti economici, ma anche quelli politici.

Con una norma che sembra cucita su misura per dare il via libera alla Valdastico Nord. L'articolo 49, comma 3, prevede che per le opere di «interesse strategico nazionale», qualora una delle parti sollevi dei dubbi, ad esempio una Regione o Provincia autonoma, si debba trovare un'intesa. Ma se l'intesa non c'è, prevarrà su tutto il potere del consiglio dei ministri.

 

Questo il passaggio decisivo: «Se l'intesa non è raggiunta nei successivi 30 giorni, la deliberazione del Consiglio dei ministri può essere comunque adottata. Se il motivato dissenso è espresso da una Regione o da una Provincia autonoma in una delle materie di propria competenza, il Consiglio dei ministri delibera in esercizio del proprio potere sostitutivo con la partecipazione dei presidenti delle Regioni o delle Province autonome interessate»


Il caso della Valdastico Nord, è noto: la provincia di Trento da decenni è contraria, quella di Vicenza invece ne ha bisogno, soprattutto per non perdere il rinnovo della concessione alla Serenissima spa dell'autostrada Brescia-Padova, feudo leghista del presidente vicentino Attilio Schneck.


«La Valdastico vedrebbe superato il parere negativo di Trento. E' un'altra procedura per perfezionare la macchina del consumo del suolo - commenta Francois Bruzzo, esponente dei comitati contro le cave sui colli Berici e contro la Valdastico Sud, in costruzione -. E' chiaro che qui da noi la Provincia di Vicenza ci sperava tanto: Schneck si era espresso in questa direzione, dichiarando più volte di volere il via libera da Roma per superare il No di Trento. Siamo al livello di alleanze fra feudatari, con la Lega che invece di difendere le autonomie locali usa Roma come le pare e piace». Distruggendo, en passant, le autonomie altrui (ad esempio di Trento e Bolzano, fortemente contrarie a un ennesimo nastro d'asfalto in aggiunta all'autoBrennero).


«Quello che sta accadendo con la Valdastico, con la creazione di uno strumento ad hoc, può essere il terreno di prova per tante altre problematiche a livello nazionale. Se un consiglio dei ministri può scavalcare un parere di una Regione, possiamo immaginare cosa succede quando in mezzo ci sono gli enti parco, come il parco Colli Euganei. Verrebbero esautorati di ogni potere» continua Bruzzo.


La Valdastico Nord è diventata un'ossessione. Non tanto perché serva al territorio vicentino - che già avrà la Pedemontana, e che con la crisi ha visto diminuire il traffico - ma perché serve a perpetuare l'attuale assetto di gestione dell'autostrada. Le norme europee ormai obbligano a gare per assegnare le gestioni, come sta avvenendo ora per il Brennero. Solo una nuova «missione», una nuova grande opera da completare, permetterebbero a Schneck e compagnia di rimanere in sella.


«Anche nel del ricorso al Tar vinto da comitati e associazioni qualche anno fa contro la Valdastico Sud l'avevamo messo nero su bianco: lo scopo della Valdastico Sud e Nord non è dare un servizio, ma far sopravvivere la Serenissima».


I cantieri del lato Sud - che collegherà Vicenza con la zona di Rovigo, permettendo di risparmiare una ventina di minuti rispetto al tracciato via Padova - proseguono, nonostante alcuni lotti siano stati bloccati nel 2008 per infiltrazioni mafiose e l'utilizzo di cemento di scarso valore.


Rimane il nodo di Agugliaro, dove la splendida villa Saraceno, opera giovanile del Palladio costruita nel 1545, si vede minacciata dalle corsie d'asfalto. Entro giugno è prevista la riunione dell'Unesco, che protegge la villa come patrimonio dell'umanità, che si esprimerà sul nuovo progetto presentato dalla Serenissima, che dovrebbe passare in trincea. In ballo c'è niente meno che la possibile uscita dall'Unesco delle ville palladiane. Ma per l'autostrada questo ed altro.


Fra contraddizioni e paure, anche i sindaci della zona, in prevalenza di centrodestra, si stanno accorgendo che qualcosa non va. L'autostrada porta cave, varianti, zone artigianali. E alla Provincia bisogna dire sempre di Sì.


«Nel 2002 il ministero dell'Ambiente aveva previsto un parco di pianura fra Agugliaro e Albettone, come compensazione - dice Bruzzo - L'hanno ridotto a fazzoletti di terra: è stato introdotto nel piano d'area dei Monti Berici, ma come uno spezzatino. I sindaci hanno perso l'occasione anche per proteggere il loro territorio dalle cave. Dall'altra parte però chiedono la collaborazione dei comitati contro l'ampliamento di una cava per estrarre materiale per il fondo stradale. La Serenissima si mobilita per intese politiche trasversali, fa pressioni pur di far andare avanti il cantiere. Alcuni sindaci però iniziano a fiutare che le infrastrutture imposte dalla Provincia non siano per il bene del territorio. Per questo ci stiamo muovendo con associazioni, comitati e comuni per proporre la creazione di un parco dei Monti Berici, che a Nord sono presi d'assalto dal futuro sistema delle tangenziali venete, a sud dalla Valdastico, e potrebbero anche trovarsi attraversati dalla Tav, se seguirà la via più breve fra Verona e Padova».


Di questo e altro di parlerà a Festambiente, sabato pomeriggio 14.30: «Infrastrutture a go go: consumo del territorio e privatizzazione dei beni comuni». Il dibattito è organizzato da AltroVe, la rete dei comitati per un altro Veneto.

 

 

Articolo di Giulio Todescan
martedì 08 giugno 2010
pubblicato su Carta Estnord

 

a cura di: Comitato t.t. O. e A.v.