LE COMUNALI, I PARTITI E ‘EL CAN DEL PIGNATARO’.

Lunedì 15 Giugno 2009 - politica,

Dopo le dinamiche che si sono verificate durante le elezioni comunali una breve riflessione è dovuta.Sono tornati strombazzanti i partiti. E questo fa pensare a vecchie dinamiche che parevano acqua passata e marcita dell’era in cui imperava la Democrazia Cristiana.I nomi dei partiti sono cambiati ma ormai uno scenario si disegna e vede tornato lo stesso assetto partitico sul territorio più o meno dell’epoca in cui Rumor era presidente del consiglio. Le liste civiche che hanno il merito di costituire delle squadre di governo basato sulle qualità intrinseche dei singoli membri di una lista e le condivisioni di un programma ben preciso che mette da parte le ideologie e le carte di partito e/o le non adesioni ad un qualunque partito, sono state stravolte e silenziate dallo schiamazzo e dai carri armati dei partiti. E se le adesioni ai partiti nazionali è stato il criterio con le quali le liste che hanno vinte alle comunali sono state costituite c’è davvero di che preoccuparsi per il buon governo dei singoli territori.
Prima di tutto abbiamo potuto verificare che in tempi recenti, amministrazioni comunali che erano fatte esattamente degli stessi ingredienti partitici di amministrazioni superiori come la Provincia o la Regione tendevano su alcune questioni ad allinearsi su alcune decisioni riguardanti il loro territorio sulle posizioni dei loro generali che erano nella sala dei comandi in Provincia e in Regione, o a Roma e questo senza il dovuto senso critico, anzi , mettendo alla berlina qualunque discussione. L’esempio più recente lo si è visto ad Altavilla dove la coalizione uscente Forza Italia / Lega che si è dimostrata estremamente supina a referenti politici provinciali e regionali sul caso del sistema tangenziale ha patito travasi ingenti di voti nelle parti del paese coinvolti dal pesante progetto infrastrutturale. Mentre la lista civica che ha vinto che comprende qualche importante ‘disubbidiente’ della Lega si è ribellata al progetto. Un altro esempio è il peso dalla faccenda Dal Molin sul tracollo della giunta scalzata dalla coalizione di Variati, malgrado il pezzo da novanta che rappresentava la Sartori. Non si può vedere positivamente vecchi scenari in cui generali di partiti fanno presidiare il territorio dal un qualche loro caporale nelle provincie lontane dal centro dell’impero per la semplice ragione che lo ritiene abbastanza fedele ed ubbidiente per dargli simili responsabilità. Lascia molto pensare in questo senso il fatto che le sorti ad esempio della futura amministrazione di Montecchio Maggiore debba passare per un viaggio a Roma di uno candidati (trattasi di Ceccato) per ‘trattare’ con gerarchi leghisti (sic!) il peso delle sue indicazioni di voto al secondo turno. O che uno dei padrini leghisti locali (il senatore Franco) bombardi la stampa locale di avvertimenti in cui si legge fra le righe che se passa uno dei suoi la città di Montecchio avrà tutti gli aiuti dalle istanze istituzionali in cui governa la Lega. Questo suona come un ricatto, e un ricatto in cui si legge anche il desiderio di rendere del tutto omogeneo il territorio vicentino cacciando via i sindaci che disturbano le politiche superiori portando avanti le esigenze e le rivendicazioni specifiche dei loro cittadini e del proprio territorio. E pure che non vengano danneggiati o infastiditi i grandi disegni di controllo ed ubbidienza dei singoli territori che devono abbassare la testa davanti a istituzioni come la Provincia e la Regione al momento per esse più opportune come se fossero soldatini di piombo o fatti di pongo. Questo verticismo che vuole abbassare il volume delle voci che si alzano dai singoli territori cerca i suoi strumenti amministrativi anche in alcune progetto di pianificazione regionale quale il nuovo P.R.A.C. e il nuovo Piano Territoriale Regionale con osservazioni in scadenza il 10 luglio e di cui riparleremo presto. E questi Piani Regionali sono l’espressione dello stesso asse politico. Purché i singoli territori dicano ‘Comandi?’ all’unisono ai nuovi padroni/padrini con poltrona in Provincia, in Regione e o a Roma (tanto sempre quei i ze), va ben anca el can del pignataro.

a cura di: Comitato t.t. O. e A.v.