Il Consilglio di Stato giudica la democrazia inutile
Venerdì 03 Ottobre 2008 - giustizia, Vicenza e medio vicentino,
Bussole
di Ilvo Diamanti
Se la democrazia diventa inutile
Il Consiglio di Stato ha bocciato il referendum indetto, domenica
prossima, a Vicenza dall'amministrazione comunale, per consultare i
cittadini sull'uso dell'area dove è prevista la costruzione di una nuova
base Usa. Non una consultazione deliberativa, perché si tratta di una
scelta che poggia su negoziati internazionali. Ma un modo per permettere
alla popolazione di esprimersi su una decisione che è destinata a
produrre effetti rilevanti sulla realtà locale: dal punto di vista
dell'ambiente, del territorio, della viabilità, della sicurezza.
Il Consiglio di Stato ha stabilito che si tratta di un esercizio
‘inutile’, perché si applica a un obiettivo ‘irrealizzabile’. E ha, per
questo, bloccato l'iniziativa, tre giorni prima dello svolgimento.
Contraddicendo, cos“, il pronunciamento del Tar, che, al contrario due
settimane fa, aveva considerato legittima la consultazione.
Cos“, Vicenza diventa un caso esemplare, nella sua specificità. Una
città dove lo Stato decide che i cittadini non ‘devono’ pronunciarsi,
secondo procedure istituzionali, perché, comunque, è stato già deciso.
Peraltro, è difficile che, in questo caso, si levino voci indignate, a
livello nazionale. (ad eccezione dei ‘soliti’ esponenti della sinistra
radicale). Perché su questa materia l'accordo è bipartisan.
La scelta della nuova base Usa nasce, cinque anni fa, da un accordo
informale fra Berlusconi e le autorità americane, approvata
dall'amministrazione di Vicenza del tempo e coltivata in gran segreto
per anni. Cos“, a doverla gestire è stato il governo Prodi, che, dopo
qualche resistenza e molte perplessità, ha, infine, concesso la base
agli Usa, nel gennaio 2007. In nome dei buoni rapporti con l'alleato più
influente, a livello internazionale. Dunque, destra, sinistra e centro
d'accordo. Senza se e senza ma. Cioè: senza ascoltare i cittadini. Senza
neppure preoccuparsi di vedere il luogo, il contesto, le condizioni.
Nessun leader politico del centrodestra e del centrosinistra che sia
venuto a Vicenza a confrontarsi, a spiegare le ragioni della scelta.
Nessun ministro che, negli ultimi due anni, abbia avuto il coraggio di
avvicinarsi alla città, per timore di venire fischiato e contestato.
Oggi che i fischi e le contestazioni fanno male all'immagine.
Solo il presidente Napolitano, di recente, si è recato a Vicenza. E ha
pronunciato parole prudenti ma, in fondo, sagge, esortando affinché la
difesa degli interessi locali avvenga nel rispetto di quelli nazionali.
Senza, però, negare il diritto dei cittadini a esprimersi. Mentre il
Consiglio di Stato ha decretato che il referendum è inutile. La stessa
posizione espressa, in modo aperto, dal ministro La Russa. E dai leader
di centrodestra. Dal presidente della Regione, Galan. Senza che,
peraltro, si siano levate voci dissonanti dal centrosinistra. Né dal Pd
né dall'Idv di Antonio di Pietro. D'altra parte, lo stesso Berlusconi,
nelle scorse settimane, aveva inviato al sindaco di Vicenza una lettera
per invitarlo a desistere. Il referendum è inutile: non fatelo. Tutti
d'accordo, da sinistra a destra. Da Roma a Venezia.
Qui, però, non si tratta più del merito: la costruzione di una ‘nuova’
base Usa (non dell'allargamento di quella pre-esistente, come
erroneamente si dice) alle porte della città. Ma della possibilità dei
cittadini di esprimersi attraverso un referendum. (come ritiene giusto
oltre il 60% dei vicentini, interpellati in un sondaggio condotto da
Demetra la settimana scorsa).
Il Consiglio di Stato (come le principali forze politiche nazionali) ha
negato questa possibilità perché ‘ha per oggetto un auspicio
irrealizzabile... su cui si sono pronunciate sfavorevolmente le autorità
competenti’. Sostenendo, in questo modo, che l'utilità della democrazia
si misura solo a partire dal suo ‘rendimento’ concreto; dall'efficacia
dei risultati. (Se cos“ fosse, non si spiegherebbe perché, per quanto
faticosamente, regga ancora nel nostro paese).
Come se la democrazia fosse un utensile per realizzare ‘prodotti’
pubblici. Un sistema e un metodo per decidere, come un'impresa qualsiasi
(proprio oggi che il mercato non sembra più di moda). Dimenticando che
la democrazia ha valore in sé. E' un valore in sé. Le procedure mediante
cui si realizza ‘servono’ come fonte di legittimazione perché
garantiscono riconoscimento alle istituzioni e consenso alle autorità.
La democrazia ‘serve’ perché istituzionalizza il dissenso sociale,
perché sostituisce la mediazione e la partecipazione allo scontro. La
democrazia diretta, peraltro, offre un sostegno importante alla
democrazia rappresentativa. Nel caso concreto, la prospettiva del
referendum ha incanalato i comitati e i movimenti contrari alla base
americana dentro alle logiche e alle regole del confronto istituzionale.
Ha istituzionalizzato il dissenso. Ha isolato e estromesso le frange più
estreme e le tentazioni violente.
Due anni di opposizione, manifestazioni e proteste su un terreno cos“
critico si sono svolte senza incidenti, senza strappi. D'altronde, e non
a caso, il movimento ‘No dal Molin’ ha partecipato alle elezioni
comunali dello scorso aprile, dove ha eletto una rappresentante.
Accettando, cos“, il gioco della democrazia. Trasferendo il confronto
dalla piazza alle sedi istituzionali. Sostituendo - e preferendo - la
logica della rappresentanza a quella dello scontro.
Per la stessa ragione, il referendum avrebbe offerto all'amministrazione
comunale e, in primo luogo, al sindaco Variati uno strumento per
‘governare’ il malessere e le tensioni sociali. Perché, qualsiasi ne
fosse stato l'esito, avrebbe ottenuto una delega a ‘negoziare’. Anche se
non vi fosse stato nulla di negoziabile - come accusa il Consiglio di
Stato (la cui fiducia nel potere della partecipazione, dunque, della
democrazia ‘sostanziale’ appare assai fragile). In quel caso, avrebbe
pagato lui, il sindaco, insieme all'amministrazione il prezzo di aver
generato aspettative deluse. Ora, invece, la città si ritrova muta.
Costretta al silenzio. Perché si è sancito, semplicemente, che, in
alcuni casi, in questo caso, nel ‘suo’ caso, la ‘democrazia è inutile’.
Che la partecipazione non serve. Che l'ascolto è un vizio. Che è meglio
decidere ignorando il dissenso. Dichiarando preventivamente
‘illegittima’ la semplice possibilità di farlo emergere.
Ma la democrazia ha una funzione terapeutica, prima che pratica e
strumentale. Serve a curare la frustrazione nei rapporti sociali e
politici. A evitare che degeneri.
Quando diventa inutile allora è lecito avere paura.
1 ottobre 2008











