Cave e miniere: dalla Provincia arriva la mattanza per il Basso Vicentino
Giovedì 24 Maggio 2007 - estrattive, Basso Vicentino e Berici,
Questa pressione ha ovvie ragioni: l'assenza di un quadro preciso e quindi di un Piano Regionale che contempli i vari materiali soggetti ad attività di cava comporta enormi rischi di eccessi nell'uso di beni non rinnovabili, la deregulation creando uno squilibrio tutto a favore dei cavatori. L'unica briglia é tuttora la legge Regionale 44 del 1982, che senz'altro offre garanzie contro gli eccessi ma é diventata obsoleta sia per la valutazione delle quantità estraibili che per l'ovvio scolamento storico fra la situazione attuale del settore nonché del territorio e lo strumento legislativo del 1982 che d'altronde era stato pensato come transitorio e strumentale in attesa di un vero e proprio piano.
Dovendo fronteggiare le lentezze della Regione che tuttora non é riuscita ad inquadrare tale attività e quindi anche a tutelare il territorio contro i più comuni eccessi, la Provinca di Vicenza sotto l'iniziativa dell'allora Presidente Dal Lago aveva prodotto nel dicembre del 2002 un “Documento relativo ala problematica delle cave nel Basso Vicentinoî che mirava a rispondere ad una sensibilità che prendeva sempre più corpo e spessore nella nostra area. Questo documento ufficiale firmato dalla Presidente della Provincia e da undici sindaci (Sarego, Albettone, Alonte, Orgiano, Villaga, Barbarano, Grancona, Longare,San Germano, Sossano, Zovencedo) chiedeva alla Regione Veneto la “sospensione di ogni decisione in ordine alla richiesta di apertura o ampliamento di nuove cave e miniere a cielo aperto nei Colli Berici fino alla definizione di un piano generale di escavazione basato sulla programmazione delle quantità di materiale necessarie in relazione a precisi fabbisogni desunti da un studio appositoî che gli stessi soggetti firmatari si dichiaravano “disponibili a redigere di concerto con la Regioneî. Questo documento contiene inoltre alcune constatazioni abbastanza determinanti soprattutto quando parlando di miniera si fa notare che “le concessioni minerarie vengono richieste principalmente per aggirare la più restrittiva normativa sulle caveî (vedi Sarego e Villaga), e quando denuncia l'effetto deleterio per il territorio e l'ambiente delle “attività di cava in assenza di adeguata pianificazioneî.
Questo documento ha avuto un effetto notevole in quanto da allora é sempre stato ricordato e usato sia dalle amministrazioni comunali che dai comitati di cittadini per ribadire alla Provincia l'impegno cos' assunto e chi ha avuto l'esperienza di dovere fronteggiare richieste di apertura o ampliamento di siti estrattivi nell'area Berica e sul territorio delle amministrazioni comunali firmatarie, ha potuto verificare che la Provincia, quando poteva sembrare un po' disattenta poteva essere richiamata all'ordine in virtà di quel documento,. In linea di massima questo documento é stato un prezioso strumento per arginare le richieste di apertura ed ampliamento di cave sui Berici, alla quale la Provincia si é attenuta nella sede opportuna, cioé quando doveva esprimere parere obbligatorio e vincolante relativamente alle richieste che approdavano negli uffici competenti della Regione. Poco a poco i comitati presenti sul territorio dei vari comuni firmatari si sono arricchiti di competenze specifiche e agguerriti attraverso alleanze e reti di mutuo soccorso, fino ad ottenere, successivamente e relativamente al caso di Meledo di Sarego, un'equiparazione dell'attività di miniera con quella di cava per il risarcimento dovuto ai Comuni per la quantità di materiale estratto anche quando non si tratta di materiale minerario, e ottenuto pure che la Provincia, anche in materia mineraria abbia parere obbligatorio e vincolante. Questo grande passo di livello regionale é stato compiuto grazie al grosso lavoro svolto dai comitati di Sarego e di Orgiano e all'allora nascente del Comitato Intercomunale Tutela Territorio Area Berica con sede a Lonigo, che si sono adoperati insieme a contrastare l'ampliamento della miniera Costa Benedetta di Meledo di Sarego.
Intanto, é chiaro che sul fronte opposto dei cavatori, il nodo diventava sempre più difficile da sciogliere, in quanto la Provincia che non poteva non rispondere positivamente alle sollecitazioni delle varie assemblee cittadine convocati nei momento più opportuni dai comitati, che chiedevano il rispetto del succitato documento, faceva il catenaccio che proibiva qualsiasi breccia a difesa del territorio. In questo modo, la Provincia, sotto l'occhio attento e sempre più avvertito dei comitati, metteva sotto pressione gli stessi cavatori attraverso la loro associazione regionale a incentivare la Regione a redigere un piano regionale per le attività estrattive, convincendoli che il loro vero interesse non puó che essere una loro partecipazione a portare avanti un tale piano, piuttosto che osteggiarlo. Basta leggere l'evoluzione dell'argomento sulle pagine dell' “Albo dei cavatoriî, organo ufficiale dell'associazione regionale dei cavatori (la cui presidente Raffaella Grassi, non ha caso appartiene ad un famiglia nota per i suoi siti estrattivi sui Berici), e in cui sono presenti interviste frequenti alla stessa Dal Lago, per rendersi conto che si riusciva cos' a costruire un terreno che poteva, con qualche sforzo in pi?, finalmente approdare alla giusta concertazione delle parti sociali in causa in vista dell'agognatissimo PRAC.
Ricordiamo che nel Veneto non ci sono soltanto i Berici, e che quindi, l'assenza tuttora pesante di piano generale regionale, secondo gli esperti ha anche una sua ragione nell'interesse che tanti cavatori hanno di potere operare in assenza di un vero e proprio sistema informativo territoriale di riferimento, che tale piano dovrebbe produrre.
Ma i cavatori potevano anche trovare un'altra procedura strumentale al eliminare l'ostacolo rappresentato a questo punto dalla Provincia di Vicenza marcata da vicino dai cittadini e dai loro rappresentanti (sindaci e comitati): e difatti é cominciato a piovere sui Berici una serie di richieste ampliamenti di cave o miniere esistenti o di aperture di nuovi siti estrattivi attraverso la procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale che comprende solo un parere consultivo e non vincolante della Provincia. Basta che lo Studio d'Impatto Ambientale abbia una legittimazione tecnica (quantità annuali, superficie di ampliamento o norme SIC) per imbastire un'azione in cui una Provincia che si verifica avversa sia quasi imbavagliata. Non a caso, alcune richieste che avevano subito una battuta di arresto dalla Provincia, che aveva espresso un suo parere contrario vincolante nella opportuna sede procedurale, sono stati presentati tali e quali seguendo l'iter della VIA in cui questa volta, il parere contrario della Provincia non é vincolante allo scopo dell'accettazione del progetto da parte delle Regione. Questo caso preciso rimanda alla recente richiesta di ampliamento del sito minerario della Costa Benedetta di Meledo, ma altri richieste sono arrivate a raffiche, pioggia di meteore sul nostro territorio in questi ultimi mesi (Orgiano, Meledo, San Germano, Albettone), e tutte vanno nella direzione di evitare la collisione con la Provincia e rende più difficoltosa la replica delle amministrazioni comunali e dei comitati, che si sono subito attrezzate tecnicamente per rispondere punto per punto, e con una crescente capacità di approfondimento scientifico, in modo di fare funzionare la meglio la procedura VIA che secondo le norme europee e internazionale serve proprio allo scopo di tutelare territorio e cittadini attraverso un'attenta valutazione degli impatti. Ma, ancora ricordiamo che in Italia, questa prassi internazionale di tutela, viene vista tuttora come un ostacolo per chi ha bisogno del territorio per realizzare i propri profitti, e che la stessa classe politica, nota per la sua spiccata insensibilità nei confronti dei territori, é propensa a trascurare l'esito della VIA quando la valutazione d'impatto é negativa (vedi il caso MOSE), a costruire una commissione accondiscendente e supina per trasformare in positiva una prima valutazione negativa (vedi Valdastico Sud), a inventare procedure dove la VIA viene amputata (vedi Legge Obiettivo, alla fonte delle proteste NO TAV), o semplicemente a fare finta di dimenticarla(vedi caso Dal Molin). E infine a cancellare la valutazione negativa di un progetto accettandolo con una caterva di prescrizioni (vedi il caso Sossano). In Europa e negli Stati Uniti al nostro caso locale di Sossano si sarebbe detto semplicemente di no, cos' come al MOSE. In Italia ci pensa la “politicaî, per la quale le virgolette non sono mai a sufficienza.
» GIUNTA L'ORA DI HYDE.
Ora questo piano provinciale evocato a più riprese dalla stessa Provincia per lottare contro l'inerzia della Regione, piano evocato nel documento del 2002, ha subito ritmi accelerati in questi ultimi mesi, proprio prima della fine del mandato Dal Lago e sembrava addirittura che la presidente volesse farlo adottare prima della sua partenza, lasciando pochissimo tempo ai consiglieri provinciali per approfondirne il contenuto. Non é riuscita a portare “a casaî il suo progetto di piano, ma intanto sono stati stillati delle linee programmatiche, che la prossima amministrazione provinciale dovrà discutere e sulle quali si dovrà esprimere. Quando si legge quel documento di un centinaio di pagine firmato dal dott. Sottani per il conto della Sinergeo a cui é stato attribuito l'appalto per questo studio, ci si accorge ben presto che le cose cambieranno per i Berici ed essenzialmente per il Basso Vicentino. Se la Provincia di Vicenza costituiva una garanzia di difesa del territorio contro un'attività cos' impattante, ora la stessa Provincia da il via libera ad una vera pioggia di fuoco per il nostro territorio. I comuni che ne pagheranno il duro scotto e saranno in prima linea ad affrontare il tiro raggruppato (per alcuni sarà come resistere al fuoco di un plotone di esecuzione) sono Sarego con la sua frazione di Meledo nominato alla podio d'onore/d'orrore di sito minerario dei Berici, Alonte, Orgiano, Albettone, Villaga, e infine Monticello di Barbarano.
I siti di Meledo, Alonte (cava cementeria Monselice in collina e zona SIC), Orgiano (Italcementi) le due cave di Albettone (monte Labbia e Cà Erizzo) vengono definite ampliabili.
Per Meledo, non ci si preoccupa di accertare con analisi specifiche la presenza del minerale (caolino) in quantità sufficiente a motivarne l'estrazione e neppure la sua qualità che era proprio questo punto condiviso da Provincia, comitato e amministrazione comunali( e d'altronde, in bibliografia il dott. Sottani rimanda a studi redatti da specialisti che hanno prestato i loro servigi a ditte private interessate direttamente al sito? che scienza! Che defi-scienza!).
Alonte da parte sua avrà sia il sito collinare ampliabile (pure in piena zona SIC! E con che coraggio il nuovo Piano Provinciale di Coordinamento del Territorio parla di implementazione degli adempimenti SIC, quando concretamente lo usa come materiale da frantoio!) nonché il sito della cava Italcementi che coinvolge anche Orgiano. In quanto a questo ultimo non si parla di laghetto ma di eliminare qualsiasi velo collinare fino a raggiungere il livello della pianura. Ricordiamo inoltre che la cava collinare di Alonte é quasi alle spalle della parte collinare di Orgiano. Quindi la stessa Orgiano risulta sotto assedio.
Albettone per parte sua, ha proprio da prepararsi al plotone di esecuzione a cui si accennava più sopra: sia per Monte Labbia che per Cà Erizzo si allude alla scomparsa della dorsale per aprire completamente l'attuale sito verso la pianura. Non c'é accenno alla recente richiesta di apertura di nuova cava su Monte Cogolo, ma se salta anche quello! Albettone potrà chiamarsi semplicemente Beton, la mutilazione del toponimo potrà rispecchiare la mutilazione del suo paesaggio destinato a polverizzarsi in calcestruzzo o ad essere spalmati in sottofondi stradali, anzi, autostradale visto la vicinanza della Valdastico Sud.
Come se questo non bastasse vengono pure riportati sulla scena sia le Riveselle di Villaga che Monticello di Barbarano . Delle Riveselle, malgrado una decisione del Consiglio di Stato che ci ha preservato la preziosa collina, si allude all'amenità del luogo di cui si raccomanda di tenere conto? ma no per meno l'intera collina viene interamente iscritta e segnata come sito minerario. In quanto a Monticello si dice della necessità di aspettare i risvolti legali (ma non sono gi? abbastanza chiari e definitivi per una Provincia che tiene al proprio territorio!) e allora la Provincia potrà decidere cosa fare. Oltre a dissotterrare l'accia di guerra per le Riveselle, Villaga dovrà pure sopportare l'ampliamento delle Spolverare.
In tutto, vengono stimati a più di venti (pi? precisamente ventuno) milioni di metri cubi la necessità di calcare per industria e per cemento, al quale bisogna aggiungere quel volume incalcolato di materiale per l'industria che verrà estratto dai siti minerari e che la Provincia, a questo punto, é ben contenta di dare come ulteriore mancia ai cavatori. Penne in mano si arriverà a quasi 150 ettari di collina berica nel solo Basso Vicentino, che finirà sotto i denti dei frantoi entro il 2012.
. Del voltafaccia della Provincia di Vicenza si puó osservare la tempistica e in quella tempistica si puó anche decriptare una precisa volontà: quel voltafaccia orchestrato sotto l'amministrazione Dal Lago verso il termine del suo mandato, avrà pieno effetto quando la prossima amministrazione dovrà dire cosa fare di queste linee programmatiche se adottarle in pieno o modificarle in parte piccola o grande, ma il documento ufficiale, non porterà in calce la firma della Dal Lago benché ne abbia in verità dettato le basi .
Proviamo a capire le ragioni di una manovra cos' sleale, perché proprio di slealtà e tradimento si tratta nei confronti dei sindaci e della comunità, quindi, firmatarie del documento del 2002: questa volta non vengono affatto consultati, anzi tutto si svolge sopra le loro teste, e neppure le quantità vengono discusse. I sindaci, a quanto ci consta, sanno solo di sopraluoghi avvenuti in questi ultimi mesi, nulla di pi?. » come se fosse giunta l'ora di fare man bassa sul territorio, svincolandosi nel modo più sbrigativo e drastico degli impegni assunti nel 2002 nei confronti dell'intero Basso Vicentino. A maggiore ragione quando queste “Linee guideî non possono sostituire la competenza della Regione in materia e quindi servono essenzialmente a dare un nuovo registro di riferimento ai pareri futuri che la stessa Provincia sarà portata ad emettere in futuro e quindi, a disimpegnarla dal documento del 2002. Ma disimpegnandosi in questo modo spiccio e prepotente l'Amministrazione si distacca e si allontana dal territorio che amministra, in riflusso verso degli interessi che si scontrano con i principi di tutela del territorio e del paesaggio e con essi, della stessa identità del Basso Vicentino. In questo riflusso sta il fatto concreto che l'ex presidente della Provincia Dal Lago é diventata ora presidente della Società Autostrada Brescia-Verona-Vicenza- Padova (di cui era gi? membro del cda con 100.000 euro all'anno!) che ha difatti in appalto, i maggiori cantieri per realizzare le più impegnative infrastrutture della Provincia di Vicenza (Valdastico Sud a cui si vorrebbe aggiungere il prolungamento della Valdastico a Nord contro il Trentino che non lo vuole, la Pedemontana, completamento della Valdastico a Nord, nuovo casello di Montecchio, ecc), e per questo c'é bisogno di materiale, di un'enorme quantità di materiale, di facile accesso e subito sotto mano. L'ex presidente della Provincia compromessa in interessi cos' conflittuali con la tutela del territorio ha ovviamente giocato l'ultima carta da Presidente della Provincia per procacciare, assicurare e facilitare il suo attuale incarico di Presidente della Società Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova.
Abbiamo visto in questi ultimi giorno come, addirittura, lo stesso moschettiere di Mani Pulite é caduto nella voragine della fisica e della chimica del Palazzo, difendendo ora, in modo a dire poco confuso, i “Valori del Palazzoî e non quelli dell'Italia; che la Dal Lago nuotasse ormai in un mare nero di conflitti lo avevamo spesso denunciati, ma nemmeno noi potevamo sospettare che avesse fatto di quella marea nera la sua tana, e che vi si mettesse in agguato per divorare una fetta cos' rilevante del nostro territorio. Tutta questa faccenda appartiene a un altro risvolto, disastroso per il territorio, del costo della politica. Le orchidee esclusive dei Berici, l'irripetibile saxifraga berica, le specie di animali in via di estinzione che pure l'habitat del Berici é riuscito finora a conservare grazie all'Europa alle sue norme SIC, diventa fieno per la politica del branco che ora mette sotto sequestro il territorio e chi ci vive.
E non dare la colpa a Roma quando il colpevole é la stessa Vicenza che é abbastanza grande per fare male ai suoi cittadini e alla sua stessa identità senza l'aiuto di nessuno.











