Osservazioni del Comitato a 2° progetto Italcementi
Giovedì 06 Maggio 2010 - estrattive, Basso Vicentino e Berici,
Osservazioni al progetto di coltivazione e recupero ambientale della cava di Orgiano nei Comuni di Orgiano e Alonte (VI) presentato dalla ditta Italcementi.
OSSERVAZIONE 1.
Ci sia permesso contestare il fatto che fra gli autori del S.I.A. del progetto in oggetto sono presenti almeno due tecnici che a vario titolo fanno parte di Commissioni Provinciali afferenti a politiche di gestioni territoriali di particolare attinenza con la questione estrattiva in Provincia di Vicenza dove insiste il sito coinvolto dal progetto in oggetto. È il caso del dott. Cariolato nonché del dott. Andrea Sottani a cui, tramite la Sinergeo s.r.l. , è stato conferito nel mese di dicembre del 2003 un incarico professionale per la redazione del "Programma sulle potenzialità estrattive degli ambiti collinari e montani della Provincia di Vicenza e relativa compatibilità ambientali ai sensi della L.R. 44/82 in materia di cave" da parte dell'Amministrazione Provinciale di Vicenza. Il documento è stato poi emesso l'1.12.2004
In questo studio veniva affermato a pagina 68 che in quel settore centro-meridionale dei Colli Berici "sussistono condizioni morfologiche e ambientali che consentono future espansioni dell'attività estrattiva" affermando che il materiale calcare estratto era comunque sempre di Categoria A (vedi p. 70 e p. 71 dello stesso documento) e inoltre si ipotizzava l'accorpamento in un unico insieme estrattivo delle Cave di Alonte e Orgiano, e non si riesce a capire quale sia la cava che lo studio denomina Alonte, visto che sul Comune di Alonte insistono due siti estrattivi in piena attività. Oltre al sito oggetto dell'attuale progetto denominato cava Orgiano, è presente un altro sito anch'esso oggetto di recente SIA per ampliamento (sempre a cura del prof. Sedea e dello stesso pool di tecnici) che è situato invece a Nord della strada provinciale e in parte direttamente insistente in area SIC.
Ci ritroviamo quindi davanti a tecnici che pure operando con progetti specifici per Enti di diretta amministrazione pubblica del territorio quale la Provincia di Vicenza, prestano servizio anche per operatori privati i cui interessi si sovrappongono e possono entrare in conflitto con le competenze dell'Amministrazione pubblica in questione.
La stessa legge regionale V.I.A recita all'articolo 5 comma 2 che: Per tutto il periodo di attività presso la Commissione regionale VIA gli esperti nominati dalla Regione non possono esercitare attività professionale, nel territorio della Regione del Veneto limitatamente alla elaborazione di progetti che siano sottoposti alla procedura di VIA.
Per lo stesso criterio di trasparenza e garanzia di imparzialità e obiettività sottointeso da questo articolato della legge VIA Regionale che recepisce una fondamentale sensibilità deontologica, non riteniamo compatibile i compiti che la Sinergea srl e il dott. Sottani si sono assunti con il SIA in questione curato per la ditta privata Italcementi con incarichi di programmazione estrattiva da esso precedentemente ricevuti da un Ente come la Provincia di Vicenza in diretta incidenza con il sito della cava di Orgiano sulla quale verte il progetto in oggetto. Lo stesso dicasi per il dott. Cariolato. Al di là del merito dei singoli, onde scongiurare rincresciosi episodi di derive inquinanti di uffici pubblici quali si sono verificati proprio in Provincia di Vicenza nel 2009, lo scrivente comitato ha sostenuto in varie sedi istituzionali che è determinante evitare che professionisti possano sovrapporre e cumulare incarichi pubblici e privati all'interno di una stessa area territoriale di competenza.
Per questo richiediamo la riformulazione dello Studio d'Impatto Ambientale in oggetto, con tecnici estranei alla formulazione di progettualità pubbliche di identiche materie coinvolgenti l'area del presente progetto.
OSSERVAZIONE 2.
Il SIA del progetto in oggetto adduce a proposito dell'indice di idraulicità del calcare estraibile nella cava denominata Orgiano, che recenti analisi hanno «evidenziato un indice di idraulicità medio del giacimento ancora da coltivare e di quello interessato dal progetto di approfondimento, pari a 0,13 (confermando i risultati delle precedenti analisi condotte nel 1998), valore non prossimo ma di molto inferiore al valore 0,3 indicato dalla Direzione regionale.» Questo punto è di fondamentale rilevanza all'esistenza stessa del progetto in oggetto in quanto permetterebbe di declassificare il tipo di materiale presente in sito facendolo passare da calcare per cemento a calcare per industria portando così il territorio del Comune di Orgiano e particolarmente il sito in questione fuori dalla tutela espressa dall'articolo 44,primo comma allegato 1 della L. R. 44/1982.
A questo proposito le nostre contestazioni e richieste di verifiche approfondite rivolte alla gentile Commissione VIA si articolano in due punti:
- Come documentiamo con l'appendice allegato alle presenti osservazioni, la Direzione regionale ha diffuso un documento intitolato Classificazione dei materiali di cava ai sensi dell'art. 3 della L. R. 44/1982 in cui viene specificato e precisato «che, un calcare a giacimento, scevro da impurità ostative, che presenti interconnessa ancorché non intimamente, argilla contenenti silice, allumina e ossidi di ferro in proporzioni tali da costituire nel complesso connotazioni fisiche e una composizione chimica che esprima un indice diidraulicità prossimo ma inferiore al limite minimo delle marne da cemento (0,3) e superiore a 0,2, va definito come calcare per cemento, ai sensi dell'art. 3 della L.R. 44/1982.» Tale documento smentisce quindi che il limite minimo dell'indice di idraulicità sia 0,3 ma bensì stabilisce questo limite a 0,2. Chiediamo perciò che l'insieme dei 139 campioni vengono analizzati di nuovo in funzione di questo dato dell'0,2.
- Inoltre, chiediamo l'approfondimento della metodologia con la quale è avvenuta l'esecuzione dei carotaggi e il prelievo dei campioni: chi li ha difatti realizzati? chi erano i tecnici presenti in sito oltre a quelli della ditta stessa o ad essa associati al fine del progetto in oggetto? chi erano i tecnici regionali presenti e se c'erano tecnici del Comune di Orgiano o da esso nominati all'uopo presenti al momento dell'effettuazione di carotaggi e prelievi? Chiediamo di verificare se il Comune di Orgiano in quanto principale interessato all'esito di questi prelievi e carotaggi è stato avvertito della loro effettuazione in modo da predisporre un controllo del loro corretto svolgimento. Questa argomentazione mirante a declassificare il materiale estraibile rimanente in sito è di così cruciale importanza all'intero progetto e quindi per gli diretti ed immediati interessi stessi della ditta titolare della coltivazione in atto che le procedure di garanzie delle parti coinvolte e in modo particolare del Comune di Orgiano e con esso della comunità orgianese e del suo territorio, devono essere state adeguatamente rispettate, pena l'annullamento di una qualunque validità e valenza dei carotaggi e dei prelievi in questione, e quindi l'invalidazione di tutto l'impiantito argomentativo del progetto in oggetto.
OSSERVAZIONE 3.
Sempre in merito alla declassificazione del materiale presente in sito sul territorio di Orgiano desideriamo specificare ulteriori due punti atti a dimostrare quanto essa sia meramente strumentale al progetto in oggetto, in modo tale da destare e richiedere attenzioni di altissima cautela in proposito.
- Argomentare che il materiale da estrarre non possa più essere considerato calcare per cemento benché venga continuamente ribadito e sottolineato in modo ossessivo che l'estrazione di questo materiale è destinata al cementificio Italcementi di Monselice per fare cemento è davvero un'argomentazione degna dell'Azzeccagarbugli manzoniano e il cittadino confida che enti territoriali responsabili non siano sensibili a siffatti contorti e capziosi ragionamenti al punto di recepirli.
- Nel documento regionale da noi già citato nella precedente osservazione e intitolato Classificazione dei materiali di cava ai sensi dell'art. 3 della L. R. 44/1982 si legge «I giacimenti di materiali di cava che esprimono specificità intrinseche ed originano elevato utilizzo del territorio connesso al valore strategico espresso dai medesimi sono infatti posti dalla L.R. 44/1982 nell'ambito dei materiali di gruppo "A".» Questo sensibile accorgimento è presente nella stessa L. R. 44/ 1982 in vari punti dove si accenna ai materiali di gruppo A. Che sotto questo aspetto il sito di Orgiano sia gravosamente compromesso e che il progetto in oggetto porti ad ulteriori aggravi della situazione paesaggistica già in essere e protratta nel tempo per ulteriori 18 anni, dovrebbe fare pensare quanto secondaria risulta sull'impatto reale ed attuale della cava che essa sia, in fine dei di categoria A o non. L'impatto rimane micidiale a tutti gli effetti. Sarebbe di gran lunga preferibile l'espletamento dell'attuale concessione entro il 2015 con i dovuti recuperi ambientali secondo le metodologie previste dalla legge vigente.
- La declassificazione del materiale presente nella cava Orgiano e questa volta considerando anche la parte della cava ricadente sul territorio di Alonte, permette al prof. Sedea di non conteggiare questo materiale nei limiti regionali imposti alla quale concorre anche la cava denominata Alonte di cui ha concessione la Cementeria Monselice S.p.a. Difatti quest'ultima coltivazione è stata sottoposto per ampliamento alla Commissione VIA regionale nella seconda metà del 2009, coordinatore del progetto essendo sempre lo stesso prof. Sedea affiancato da alcuni tecnici presenti fra gli autori del progetto in oggetto. Nel progetto di ampliamento della cava denominata Alonte si adduce ad una produzione di 350.000 metri cubi annui ai quali si aggiungerebbero i 730.000 metri cubi prevista dall'attuale progetto in oggetto per la cava Orgiano. Si raggiungerebbe in questo modo 730.000 + 350.000 = 1080 metri cubi di calcare per cemento all'anno, quantità superiore a quanto stabilito dalla delibera del Consiglio Regionale n. 932 del 15.6.1994 di 950.000 m³/anno per la Provincia di Vicenza.
OSSERVAZIONE 4.
Questa richiesta di ampliamento si aggiunge all'ampliamento della cava denominata Alonte di cui abbiamo accennato nell'osservazione precedente. Ampliamenti che da una parte e dall'altra vanno ad incidere su volumi maggiori estraibili, prolungamento dei tempi di escavazione negli anni: a Orgiano dai 18 ai 20 anni mentre per la cava denominata Alonte dai 20 ai 21 anni. Quindi i due siti rimarrebbero attivi fino al 2030 circa. Questa contemporaneità dei due ampliamenti si traduce in.
- un cumulo di impatti sia visivi: infatti ci sono punti di intervisibilità dove le due cave risultano fortemente visibili contemporaneamente e questo proprio dall'area S.I.C. Monti Berici sulla quale l'Amministrazione di Orgiano sta attuando un grande sforzo di sviluppo turistico ambientale e culturale quale le viene affidato dal Piano d'Area dei Monti Berici (DELIBERAZIONE CONSILIARE REGIONALE N. 31 DEL 9 LUGLIO 2008) che definisce Orgiano come "Porta dei Berici" e per lo sviluppo della quale l'amministrazione di Orgiano può usufruire di fondi regionali.
- Un cumulo di impatti sul traffico locale: la cava denominata Alonte con il nuovo ampliamento raggiunge i 286 passaggi giornalieri e per la cava denominata Orgiano, con il nuovo progetto in oggetto vengono preventivati 500 passaggi giornalieri. Segnaliamo che il traffico delle due cave fra il luogo di estrazione e il luogo di destinazione del materiale (nei due casi la destinazione è Monselice) , che si ammonterebbe quindi a circa 800 passaggi al giorno (786 per l'esattezza), si immette per 99% circa dell'intero tragitto esattamente sulle stesse strade della stessa rete viaria. Di questo cumulo di impatto sul traffico non si tiene assolutamente conto sia nello studio d'impatto ambientale che nel luogo deputato a questo che è la VincA, e quindi non se ne tiene conto neppure per le ricadute d'inquinamento atmosferico (polvere sottili di vario tipo, ossido di carbonio ecc.).
- Oltre a questa incidenza dei due progetti in contemporaneo ampliamento il VincA tace nel modo più assoluto su altri fattori d'incremento del cumulo degli impatti. La progettualità di notevole incremento della zona artigianale e produttiva di Alonte (l'enorme impatto che sovrasta come una spada di Damocle l'area alontana attraverso il possibile arrivo della Triveneta cavi sollecitato dall'amministrazione comunale di Alonte) il cui traffico si riversa sulla stessa viabilità delle due cave, lo sviluppo di otlre 300.000 metri quadri della zona artigianale e produttiva oltre che residenziale di Orgiano che anch'essa graverà in gran parte sulla stessa viabilità, nonché lo sviluppo della zona artigianale e produttiva di Asigliano Veneto che prevede, al confine con Orgiano 57 lotti a capannoni (ulteriori 350.000) il cui traffico sfocerà sempre sulla stessa viabilità: questi due progetti di ampliamento di circa 700.000 metri quadri fra zone produttive e di residenzialità, sono il risultato di contestatissime varianti al PRG che hanno creato tali disagi presso i residenti dei due paesi da avere echi di grande rilievo sulla stampa nazionale quali un articolo pubblicato da Giannantonio Stella sul Corriere della Sera, sono stati pure approvati dalla Regione Veneto. Ma nel cumulo degli impatti questi sviluppi di consumo di suolo e di conseguenti carichi di traffico non appaiono affatto. La componente sociale e umana delle popolazioni locali già così duramente provata è del tutto assente e platealmente ignorata negli elaborati del progetto in oggetto.
OSSERVAZIONE 5.
Addurre le necessità produttiva del cementificio Italcementi di Monselice (così come lo stesso gruppo che già il prof. Sedea coordinava per il progetto di ampliamento della cava denominata Alonte, adduceva alle necessità produttive dell'altro cementificio di Monselice) con la sua ristrutturazione ribattezzata revamping, soggetta in questi giorni a forte contestazioni nel monselicese nonché nei vari comuni del Parco Colli Euganei, significa ignorare da parte degli autori del progetto in oggetto in modo tale le esistenti esigenze di pianificazione territoriale quali le Norme di attuazione del piano ambientale del Parco Colli Euganei dal coincidere col farsene beffa.
Il piano le cui norme di attuazione sono state pubblicate sul BUR Veneto il 27.11.1998 recita al Titolo III (Norme per particolari categorie d'intervento, d'opere e risorse), Capo I (Attività ed impianti incompatibili o ad alto impatto ambientale), Articolo 19 (Attività ed impianti incompatibili o ad alto impatto ambientale), al comma c, che sono incompatibili con le finalità del Parco le seguenti attività ed impianti «gli impianti produttivi ad alto impatto ambientale, quali le cementerie».
Quindi l'esistenza di cementerie a Monselice è del tutto estranea, aliena e avulsa dalla pianificazione proprio dell'area e per questo particolarmente fragile, come lo sta dimostrando le passioni che il progetto di revamping sta scatenando sia nelle popolazioni euganee che nelle loro rappresentanze politiche. Un'esistenza e sopravivenza così fragile dall'essere appesa ad una procedura di competenza del TAR Veneto, che chiunque potrebbe intentare.
OSSERVAZIONI 6.
Il progetto in oggetto non si preoccupa affatto della sostenibilità economica per il Comune di Orgiano della vastissima area dalle varie componenti biotiche che verrà creata a recupero ambientale avvenuto. Anzi in un punto della sua Relazione generale viene addirittura scritto che non è compito dei progettisti porsi questo problema di sostenibilità.
Riteniamo invece che è parte integrante del piano di recupero ambientale porsi in modo approfondito la sostenibilità economica della gestione dell'area a recupero avvenuto e che deve costituire un'invariante di qualunque progetto di questa sorte. Quindi il progetto di recupero ambientale è da rivedere anche in funzione di questa invariante di difficile sostenibilità che dovranno affrontare i figli dei giovani orgianesi di oggi.
Inoltre il progetto di recupero ambientale con il suo invaso di recupero delle acque piovane, benché di molto ridotto per rapporto agli invasi del progetto precedente che la ditta Italcementi ha ritirato e abbandonato, non fuga il pericolo che allora era sorto e che aveva messo in evidenza che una probabile carsificazione poteva portare l'acqua a corrodere e fare sprofondare l'esile strato calcare che separa il fondo dell'invaso dalla falda sottostante in pressione, visto che a questo punto saremmo al punto più basso dell'area di progetto.
A Orgiano lì 6 maggio 2010
Il presidente
Prof. François Bruzzo











