Le nuove opportunitàà nascono solo da nuove idee!
Martedì 10 Dicembre 2002 - associazioni, Basso Vicentino e Berici,
Realtà Locali ne ha parlato ad un tavolo di lavoro con i rappresentanti delle categorie economiche provinciali.
Zigliotto (presidente raggruppamento Area Berica Ass.ne Industriali):
Nell'aprire questo nostro tavolo sulle questioni delle aree industriali dell'Area Berica dobbiamo innanzitutto porre il punto su un fatto fondamentale e di primo piano: deve ormai finire l'epoca in cui ogni comune pensa di proporre la propria area dando vita ad un inutile ed immane spreco di risorse creando progetti che, alla fine, pongono più interrogativi che soluzioni.
Non si puó più pensare di avere 22 aree industriali, quanti sono i comuni aderenti al Patto, con i connessi problemi di viabilità rappresentati da nuovi incroci, maggiore traffico e la conseguente frammentazione dei servizi che, per le forze produttive, diventano nuovi vincoli alle proprie libertà di scelta e movimento, generando altri costi.
I comuni parlino con le categorie economiche e si individuino quei 3 o 4 comuni che, per motivi di razionalità , possano unire i propri sforzi per disporre le aree là dove ce n'é dawero bisogno.
Certamente, ora si dovrà fare i conti con il progetto del prolungamento a sud della Valdastico per ora fermo in attesa di alcune modifiche di carattere ambientale e di percorso e con gli stanziamenti concessi dalla Regione per dare una sistemazione dignitosa ai ponti di Debba.
Belcaro (Presidente Regionale FederVeneto Apindustria): Relativamente all'autostrada é in corso anche la verifica del numero dei caselli: il progetto presentato ne contemplava un numero tale che l'A31 sarebbe nata come una nuova RivieraBerica. In quel caso sarebbe meglio risparmiare denaro, aree e terreni...
Cisco (Presidente mandamento artigiani di Barbarano): I sindaci del patto, con i suoi 24 comuni, vanno coinvolti tutti per procedere, assieme alle categorie ed alla Regione, ad una collaborazione comune per arrivare finalmente a delle scelte politiche lungimiranti e di ampio respiro.
Purtroppo, al fronte comune rappresentato dagli imprenditori non ne esiste uno altrettanto omogeneo nel Pubblico; a fronte di tante iniziative e proposte non corrisponde una politica di interventi chiara e comune. l' Patto potrebbe essere il terreno comune di confronto per cercare una nuova coesione ma, anche a livello di Sportello Unico, si registrano alcuni ripensamenti...
Belcaro: E' cos': il comitato delle categorie economiche da un lato ed il patto territoriale dall'altro dovrebbero confrontarsi ed impegnarsi a far funzionare lo Sportello Unico in tutto lo spettro delle sua possibilità di proposte ed intervento.
Cisco: il Patto visto come evoluzione naturale per la tutela degli interessi comuni. Va detto che il Patto ha lavorato grazie alla coesione tra le categorie.
Campesato (Presidente mandamento Area Berica CNA): Si stanno ripentendo pedissequamente gli errori commessi vent'anni fa senza far tesoro di quello che é stato e delle nuove esigenze e proposte che si stanno facendo sentire.
Andriolo (Presidente commercianti Noventa Vicentina): l' Patto come interlocutore per nuovi progetti di intervento e come elaboratore di contenuti in favore di interessi comuni su larga scala per una vera iniziativa di area.
Anche ora, peró, vediamo sindaci che lavorano per avere, ciascuno una propria area industriale, non importa se staccata dai contesto degli interessi generali dell'area.
BelCaro: Le aree vanno create solo se ci sono le condizioni per realizzarle e farle funzionare. Un sindaco non puó creare aree e zone industriali a suo piacimento ed é perció necessario che prima senta le forze sociali e le categorie economiche per appurare se dawero si tratta di un progetto da portare avanti: non ha senso convogliare risorse in un progetto che magari nasce già morto perché non ci sono servizi o perché manca la manodopera. Allora io dico che i sindaci che vogliono realizzare aree industriali devono farlo garantendo tutti i servizi necessari a coloro che poi verranno a lavorare in queste aree. Non dimentichino poi che qui, al momento, non vi é un surplus di manodopera che possa giustificare simili progetti e quindi, per forza di cose, questa verrà "importata": sarà l'Amministrazione che dovrà farsi carico dei servizi necessari.
Zigliotto: Le garanzie, da parte dei comuni, dovranno essere date in base alle caratteristiche dell'area; é congrua un'area da un milione di metri quadratià Se s', va valutata con attenzione la sua ubicazione (magari vicino ad un casello autostradale?) evitando di pensare di realizzare qualche decina di aree (una per comune, come fatto finora!) con una dispersione inimmaginabile di risorse, di spazi, con un groviglio impensabile di strade, collegamenti, ognuna con il proprio depuratore... Particolare attenzione va posta poi sui proprietari dei terreni messi a disposizione: se si tratta dei soliti 3 o 4 soggetti presenti in ogni operazione di questo tipo i prezzi rimarranno elevati anche se l'offerta é ampia. Per questo sarebbe importante l'intervento di alcuni comuni che potessero intervenire direttamente in modo da calmierare i prezzi. Questa proposta va girata subito ai sindaci, di modo che si eviti una folle esplosione di aree, separate ed inutili.
Formaggio (sindaco di Noventa Vicentina Capofila del Patto Territoriale Area Berica): La nostra area era stata ideata negli anni '70 (zona atrigianale industriale di Campiglia dei Berici, ndr) con un progetto logico e razionale ma, ció nonostante, non ha dato i frutti attesi..
BelCaro: lo ho vissuto personalmente le vicende industriali della nostra zona e allora le condizioni erano ben diverse da quelle attuali: una volta gli imprenditori erano cercati con il lumicino e venivano letteralmente pregati di aprire una fabbrica. E' un problema di tempi: l'idea nata negli anni' 70 era corretta ma prematura.
Formaggio: Non va dimenticato che i PRG che i comuni hanno presentato, magari senza considerare un progetto generale e unitario, é difficile pensare che vengano modificati. Ogni comune vede la propria area industriale come una fonte di ricchezza cui é difficile rinunciarvi. Va comunque detto che la Regione si sta muovendo verso una politica che vuole evitare il diffondersi di aree a macchia di leopardo in favore di progetti più ampi ed omogenei; sarebbe positivo pensare già ad una possibile area da realizzare in prospettiva della futura A31 ma, ció detto, é difficile credere che si possano bloccare le aree attualmente in corso di realizzazione.
BelCaro: D'accordo, visto che cos' stanno le cose, allora le Pubbliche Amministrazioni si dovranno fare carico di tutti i servizi-alloggi, scuole, mense, moschee, ecc. necessari per ospitare la nuova manodopera senza scaricare tutto questo sull' imprendi toria. Ripeto: é necessario che ora si proceda dando all'imprenditore le necessarie garanzie.
Zigliotto: Nel concludere la discussione di questo tavolo voglio ribadire che dobbiamo considerare l'urbanistica non come una scienza esatta ma come il frutto di scelte politiche e, in quanto tali, vanno fatte privilegiando il terreno del confronto con tutte le parti in causa. Iniziare una nuova fase di rapporti tra pubblico e categorie economiche non é utopistico ma, anzi, un'occasione da non perdere. Ci troviamo di fronte ad momento in cui vanno fatte scelte che coinvolgeranno le generazioni future; pensiamo solo all' autostrada ed a tutto ció che puó significare. Saranno le nostre prossime decisioni che faranno di questa arteria una semplice via di scorrimento oppure un'opportunita' da sfruttare, non singolarmente, comune per comune, ma, con una visione più moderna e sprovincializzata per lo sviluppo di un'area che da sempre vive all'ombra delle grandi ricchezze che transitano nell'alto vicentino. Ora dipende da tutti noi, questo é un momento che per l'Area Berica si puó definire epocale ed, in quanto tale, necessita di nuove politiche, nuove visioni, pensieri più alti che possano guardare il più lontano possibile.
Ecco perché il terreno del confronto diventa l'unico percorribile perché questa volta la ricerca del bene comune significa davvero il bene di tutti, pubbliche amministrazioni, categorie economiche, forze sociali, e famiglie.
da: Realtà Locali
luglio 2002











