Biodiversità dei Monti Berici in pericolo
Mercoledì 04 Giugno 2008 - segnalazioni, Basso Vicentino e Berici,
l’identità biologica dei monti berici sotto assedio
Dopo avere dato il suo attivo contributo alla consumo inconsulto del territorio di pianura con generosi pareri favorevoli a sproporzionate aree artigianali ed industriali, chilometri e chilometri quadrati di capannoni che hanno impermeabilizzato il suolo, il Consorzio di Bonifica della Riviera Berica preme l’acceleratore per creare invasi di raccolta per contrastare l’emergenza idrica che esso stesso ha cos“ precedentemente contribuito a fare dilagare nella nostra area.
L’avevamo già visto all’opera con la sua attiva sollecitazione rivolta all’Italcementi per fare un enorme invaso nella cava di Orgiano: l’Italcementi non ci sarebbe mai arrivata da sola se non avesse sentito la «ninnananna di nonno Nani», come è stata battezzata la sorniona insistenza con la quale il presidente di Consorzio di Bonifica Riviera Berica porta avanti nel tempo le sue pensate. Si dava in questo modo l’incentivo e l’alibi ad ampliare oltre misura in volume e in tempo la cava di Orgiano con la creazione di un invaso superiore allo stesso Lago di Fimon che sarebbe venuto a poggiare su una preziosa falda in pressione con acqua di lavaggio di aree industriali portata da canali che attraversano zone già colpite da forte inquinamento. In un’altra occasione (vedi le osservazioni presentate dal consorzio al PTCP della Provincia di Vicenza), incoraggia l’apertura a Bosco di Nanto di una nuova cava sempre per un invaso di raccolta. Ora la ninnananna di nonno Nani passa all’attacco dei Monti Berici. Portare l’acqua del LEB sui monti per immagazzinarla in doline che diventerebbero, per l’occasione, serbatoi “ideali”.
Il rapporto del Consorzio di Bonifica Riviera Berica con la geologia e le scienze naturali è molto incerto e malfermo. Lo si era già notato con l’invaso di Orgiano, quando è stato reso noto il parere qualificato del geologo nominato dall’amministrazione orgianese che, dopo rilievi ed analisi effettuati in loco, si era pronunciato a sfavore del progetto. La probabile carsificazione del fondo dell’invaso rischia di fare precipitare l’acqua dall’interno dell’invaso in falda. Per il Consorzio di Bonifica questo parere era chiaramente una seccatura e valeva meglio non farlo conoscere per potere portare avanti il progetto. Il parere del geologo o di qualunque tecnico, se contrario a dare corda alla ninnananna del nono Nani deve essere rimosso e tolto di mezzo. é dire quanto sono attendibili le valutazioni tecniche del Consorzio di Bonifica Riviera Berica e che dobbiamo temere brutte sorprese quando si pensa, a questo punto, in che mani (con che nani) siamo.
Questa volta ancora la geologia fa tornare storti e aberranti i vaticini di Nani, Battistello e soci.
Portare l’acqua del LEB sui Monti Berici e raccoglierla in doline “travestite” da invasi dimostra come la nozione di carsismo non riesce a penetrare nella mente del presidente e dei «tecnici» (virgolettato perché dimostrano a questo punto di essere tecnici che si meritano le virgolette) del nostro consorzio di bonifica. Per fare in modo che doline trattengano l’acqua bisogna impermeabilizzarle, se non, proprio per effetto del carsismo tipico dei Monti Berici e di cui una dolina è un elemento e un fattore sistemico, ci ritroviamo con l’acqua del Leb nelle falde e fiumi che vengono alimentati dalle acque che s’infiltrano e “risorgono” (per questa ragione si parla di risorgive) ai piedi dei Monti. E d’altra parte, se si impermeabilizza una dolina e la si devia dalla sua funzione naturale s’interrompe il ciclo dell’acqua e si toglie alimentazione proprio alle risorgive. é cos“ che il consorzio vuole tutelare la nostra acqua?
Per non farla troppo lunga questo è il primo freno che i rudimenti della geologia pongono sul camino del progetto.
L’altro punto, è che la stessa Regione Veneto non può dimenticare che i Monti Berici sono totalmente interessati dalla tutela Natura 2000 ed è Sito di Importanza Comunitaria, sul quale la Regione ha il compito di esercitare la tutela specifica a questa tipologia di siti e di cui l’ha incaricata la Comunità Europea. Lo statuto di un S.I.C. è fondato sulla nozione di biodiversità e di tutela di flora e fauna specifica legati ad habitat specifici che la biodiversità garantisce. Ora il progetto del consorzio di bonifica di portare sistemi di irrigazioni sui Monti Berici sembra voler favorire lo sviluppo di monocolture intensive (uva, mais, grano, girasole ecc), mettendo di conseguenza in difficoltà la diversità biologica e la sua conservazione che la Comunità Europea riconosce ai nostri Monti e per la quale ha espresso norme di tutela e salvaguardia che ne fanno un pezzo d’Italia di eccezionale valore. Ricordiamo che in un gruppo di osservazioni al Ptcp della Provincia di Vicenza, il Corpo Forestale Regionale lamentava giustamente l’indebolimento della biodiversità sui Monti Berici dovuto al forte sviluppo della viticolture e chiedeva alla Provincia misure di contenimento di questa monocoltura onde mantenere il complesso dei Monti all’interno del quadro europeo dei Siti di Importanza Comunitaria.
La biodiversità dei Berici subisce già precisi e puntuali aggressioni da parte delle attività estrattive, ora il pericolo diventerebbe ancora più diffuso se non si tiene a mente che anche un certo tipo di uso agricolo del suolo, con l’intensificazione delle monocolture mette rischio l’unicità dei Monti Berici e la loro stessa identità biologica.
Che il Corpo Forestale Regionale abbia già lanciato l’allarme l’anno scorso significa quanto la situazione sia già giunta ad un punto critico.











