La ribellione del Bacchiglione contro gli alluvionatori
Venerdì 21 Gennaio 2011 - cultura, infrastrutture, urbanistica, Vicenza e medio vicentino,
Poi è venuta sempre più incontrollabile la follia cementificatrice con la coazione a ripetere una sottrazione dopo l'altra, un'aggressione dopo l'altra, scalfendo e riducendo sempre di più lo spazio del fiume, benché tutt'attorno si continuasse ad impermeabilizzare il suolo, cancellare scoli e fossi con tanto di carte bollate certificate da Regione, Provincia, Comuni e consorzi agrari, portando così, senza mediazione alcuna tutta l'acqua che cadesse sul territorio vicentino a finire nel tranquillo Bacchiglione.
A quest'alluvione dell'umana stoltezza edificatoria che è andata aumentando con il passare degli anni, il tranquillo fiume ha risposto con la semplicità di chi non può fare diversamente ... con ribellione. Ora le risposte dei nostri illuminati amministratori eredi diretti, degni e davvero zelanti e infervorati di chi ha lanciato lo scempio sono degni dei passeggeri della leggendaria nave dei folli raccontata da Jakob Brandt: "Finché non affondiamo proseguiamo nel nostro stolto navigare!". Una canzone accompagnata dalla fine spiegazione desolante di alcune timonieri maestri di stoltizia che non potendo addossare la colpa ad extracomunitari o agli zingari se l'hanno sono presa con le nutrie.
Cosi recita il grido di guerra dell'alluvionatore:"Visto che il Bacchiglione esce dal proprio letto aiutiamolo ad alzarsi e camminare per i campi! Controlliamo le sue piene facendo degli invasi, che sarebbe come tenere il fiume in catene portandolo in giro per le aie che occorre al più presto reperire in terreni agricoli a portata di mano. Ovvero sacrificare ulteriore territorio per tamponare gli effetti disastrosi delle nostre scorribande edificatorie di vario tipo. E per trovare queste aie Zaia appunto, non ci va per il sottile: "alluvioniamo" anche qualche casa con la proprietà ad essa connessa se occorre.
Alluvioniamo! Alluvioniamo! infatti ... proprio così e bisogna dire che in materia di alluvione e profluvio i nostri amministratori hanno tanto da insegnare al Bacchiglione e anche al Danubio.
Chi in questi ultimi decenni ha cambiato e sconvolto più vite in modo drastico e violento a genti vicentine: il Bacchiglione con le sue piene o i nostri amministratori con i loro artigli piantati sui nostri territori per convertire vaste zone di terreno agricole in asfalto cemento?
Per avere un'idea dell'ampiezza del disastro dei nostri alluvionatori professionisti basta citare il numero di espropri che sono stati necessari per completare il tracciato della Valdastico Sud (tutta Carroccio) aggiunti a quelli necessari per la Pedemontana , aggiunti a quelli necessari al sistema Tangenziali venete: ci si aggira attorno al numero di 200 famiglie espropriate da case e proprietà che in grande parte erano anche aziende agricole in piena attività e quindi famiglie che hanno dovuto reinventarsi una vita. Altro che alluvione! Una guerra civile!











