dalle armonie del Palladio alle deformita' di Bosch

Martedì 16 Settembre 2008 - cultura, Vicenza e medio vicentino,

Il trittico di Bosch conservato al museo del Prado delucida ciò che sono oggi le retoriche delle seduzioni delle ideologie dello sviluppo e della crescita. In modo particolare il pannello centrale del 'Giardino delle Delizie'.

Nel pensiero pittorico di Bosch queste 'delizie' sono combinazioni, mescolanze ed accostamenti, lemmi e frasi, sintassi allestite dal Maligno e dal Male, articolazioni e scomposizioni che sono amalgami e sovrapposizioni di mappe che si sommano senza dissolversi, si accumulano senza nessi, in un tessuto magmatico e teratologico che contiene il principio stesso della meccanica micidiale che macchina gli sconnessi nodi del nostro territorio.

Uno scenario di mostri, creature anomale e deformi, che certo non sono il frutto di una creolizzazione babelica dei linguaggi del territorio, bens“ un’afasia che riduce a brandelli sintassi e morfologie, e che lacera e ostruisce con incalzante rapidità le leggibilità lentamente acquisite e depositate nei paesaggi.

Conoscere ed esperire il mondo è innanzitutto l’occasione, l’opportunità, la chance che ci offre il nostro “giardino”, quell’ortus che non è altro che lo spazio necessario al nostro essere, il “luogo” dal quale da Aristotele ad Heidegger, si ricava l’essere e che l’essere si ricava. Se sconvolgete o annientate il mio giardino, sterminate il mio essere. Sconvolgete ed annientate il mio rapporto con il territorio e con ciò la mia relazione con il mondo, il mio spazio quotidiano da cui s’intesse la mia identità, ovvero le intensità del quotidiano in cui prendo corpo. D’altra parte il territorio non è un contenitore ermetico, esso è essenzialmente interrelato ed interconnesso. Il mio giardino è il mondo, il mondo è il mio giardino, quello che accade a Pechino o in Brasile ha ricadute disastrose sulle comunità che vivono sui pendii apparentemente vergini ed incontaminati dei rilievi alpini. Candide ci raccomandava di coltivare il nostro giardino, ma oggi, particolarmente in Italia e nel Veneto, dilaga la caccia ai giardinieri. Si spara a vista su chi tutela il territorio dalle tossiche afasie e dalle scombinate retoriche e furberie politiche invasive che mirano ad addomesticare gli spazi della quotidianità.
Gli amanti riparati nella bolla trasparente il cui nitore risplende nel cuore dello sconvolto giardino bosciano, invocano da una parte la necessità del segreto inaccessibile ad altrui orecchio e condivisione per coltivare la loro relazione amorosa: l’armonia sopravvive custodita nel segreto, protetta dallo sguardo e dall’orecchio del grottesco deforme e pullulante.

Gli amanti bosciani ci ricordano anche il candido e disinteressato amore di cui i luoghi hanno bisogno per vivere ed alimentare la loro vitalità, riprodursi e moltiplicarsi.

Le isole paesaggistiche palladiane e la loro tutela servono da alibi sofferto ai discorsi locali, provinciali e regionali. O al meglio sono il rifugio della cattiva coscienza della politica territoriale dominante. Le narrazioni del Palladio non devono illuderci ed ingannarci sull’attuale smodato consumo del suolo e nascondere i gineprai invasivi di cemento ed asfalto. Non devono fungere da schermatura del progredire opprimente dei mostri di feroce urbanizzazione, permettendo loro di agire più liberamente nel nostro spazio non illusorio ma reale. Lo scrigno storico delle ville palladiane non deve camuffare la disgregazione territoriale diffusa: eventualmente, la rende più evidente e sottolineata. Anche per tenere viva la lezione della scrittura palladiana dei luoghi, e evitare che, poco a poco intercetti il destino dei vari Mirabilandia, Disneylandia, Lunapark e altri nonluoghi.
Malgrado questa narrazione storica di un’arcadia palladiana oggi artificioso presente e spazio irreale della malinconia, l’assedio della devastante seduzione dei demoni al bocciolo di fragile cristallo del segreto degli amanti si fa sempre più pressante. Da questo mondo l’evasione non è possibile. Non si riesce più a coprire il muggito assordante che proviene dall’ammasso informe e vischioso di case, capannoni e strade che diventa sempre più denso.
Vogliamo essere ottimisti: il nostro futuro dipende da quanto numerosi saranno i futuri amanti giardinieri ora addormentati, distratti o ammaliati dalle retoriche istituzionali del desueto modernismo propulsore del funesto borghesismo affarista veneto.

a cura di: Comitato t.t. O. e A.v.