l' angolo di Montalbano

Giovedì 01 Aprile 2004 - notiziario, Basso Vicentino e Berici,

Sono tornato verso il paese degli aranceti per un Natale che speravo tranquillo e riposante e che invece si é rivelato piuttosto agitato e molesto perché Babbo Natale sotto l'albero mi aveva messo un bel cadavere, bello per così dire, perché era arrivato dal mare dopo almeno due settimane di deriva fra le correnti che ninnano i sogni estivi dei continentali.

Di cadaveri in questi mesi ne sono arrivati parecchi, di uomini, donne, bambini, tutti poveracci in cerca di una vita migliore e finiti in acqua spesso per intenzionale colpa altrui e che il mare getta sulla spiaggia, mezzi mangiati e sfigurati dai pesci.
Ma il mio cadavere di Natale aveva un volto e anche una catenina al collo che ce lo ho fatto presto identificare come un balordo d'onore di una nota famiglia dell'interno, balordo che era stato pure eletto sindaco del suo paese? e proprio questo ci ha fatto capire perché gli hanno fatto fare il bagno dalle parti di Montechiaro, sotto i pilastroni dell'hotel La Fenice? i soliti giri di appalti, subappalti: mattoni e affari occulti!
per dirla con Fazio,
Sono potuto risalire quassà trovare la neve, ritrovare la mia indagine “top secret”, o “toppe s'creteî secondo l'inglese di Mimì, e ritrovare il caro Francesco che mi ha messo al corrente di quanto era accaduto durante la mia assenza.
Perdura la solita improvvisazione sul centro storico del paesino buttando già ció che di storico é ancora rimasto se nessuna associazione o istituzione lo impedisce (case di Via Perara), e facendo una strana scelta su quello che c'é di storico e degno di ricordo dell'edificio ex-Filippini che la Soprintendenza ai Beni Culturali obbliga a non aumentare. Francesco ha sentito un architetto candidare il proprio progetto che predilige la parte capannone dell'edificio alla parte originaria inaugurata nel 1921 come luogo di educazione giovanile e poi come teatro mandolinistico. Pensate! Una specie di accademia di Santa Cecilia per il piccolo paese, allora ancora più piccolo, tutto merito di Giacomo Gottardi musicista cieco e educatore musicale affettuosamente ricordato e commemorato con una placca nel salone d'entrata del palazzo comunale, apposta nel 1998 in occasione del centesimo anniversario della nascita, sulla quale sta scritto che intese “la vita come un lungo canto d'amore”. Bello dirlo, ma per stare all'insegnamento di vita del vecchio maestro di musica cieco che quella frase vuole sintetizzare, bisogna un po' rispettare quel semplice edificio della sua memoria, requisito dai tedeschi e severamente danneggiato durante la seconda guerra mondiale. Tante storie hanno sentito quelle povere pareti, risa e pianti, accordi di mandolino e violino, funesti sibili di bombe provocati da chi voleva radere al suolo la memoria del paese, i suoi scrigni di pietra ma anche i suoi depositari di carne ed ossa. Quello che l'odio e la follia non ha potuto fare con le bombe adesso i figli di quelli appassionati e intensi nonni lo vogliono fare con le ruspe, se non fosse per la Soprintendenza?.
Che colgano l'occasione offerta dal richiamo del Ministero dei Beni Culturali per mettere da parte il capannone, che a questo punto avranno pure nel DNA, e con esso il pensiero dei mercanti del tempio, e fare posto a quel che c'é di “bene comune”, di memorabile e ricco in quel povero edificio.
Peró i mercanti vogliono i denari anche a costo di distruggere il tempio. Soprattutto quando i denari sono già spesi con la piazza, tanti soldi già sprecati per un po' di trucco per quella giovane signora nata col parto cesareo sghemba e storta e rimasta tuttora tale. Quanta illuminazione spendacciona e pare non sia neppure finita l'installazione dei “lampadari”: Francesco mi ha detto che dovrebbe proseguire per un altro centinaio di metri. Sprecare cosi tanta preziosa energia che i cittadini devono e dovranno pagare, infinitamente inseguiti dall' ICI e altre tasse come sciagurati sognatori da qualche incubo infernale, invece di investire su un'autonomia almeno parziale della fornitura elettrica con impianti solari ed eolici come fanno in Germania, che non é solo campione europeo della produzione automobilistica ma anche dello sfruttamento delle fonti alternative di energia anche su scala famigliare. Ma quando i soldi sono dei cittadini é meno naturale badare all'utilità della spesa.
Come quando il territorio della comunità viene occupato da una cava cosi trippona da essere campionessa regionale della disciplina! Il Comune attua controlli sulla quantità delle escavazioni? Ebbene no! Ci si fida solo delle dichiarazioni della società cavatrice. In questi ultimi mesi, ad Albettone é stata posta sotto sequestro una cava per accertate false dichiarazioni sulle quantità cavate? e le recenti vicende delle cave di ghiaia del Piave, che hanno visto la Guardia di Finanza mettere a segno colpi mirifici possono servire da lezione ed esempio a chi ospita cave in casa.
E poi, tanto, delle grandi betoniere si stanno scaldando alle porte del paese per spalmare la loro triste e grigiastra nutella! La proliferazione delle zone industriali in tutta l' area ( 1'000'000 di metri quadrati in progetto sulla strada che va da Barbarano ad Asigliano passando per Sossano ed Orgiano!), con la nuova finanziaria che toglie fondi ai comuni, queste nuove zone vengono fatte vedere come un salvagente dai sindaci, un salvagente di cartone peró, che porterà ad un'ovvia svalutazione del valore del terreno pure se industrializzato, per la concorrenza spietata fra Comuni, pronti a tutto pure di prendere qualcosa in ICI e fare fronte a tutte le spese di urbanizzazione e infrastrutture conseguenti. E questa concorrenza finirà anche per stravolgere l'ICI stessa: i comuni non esiteranno a fare una corsa al ribasso dell'ICI per i fabbricati industriali dopo avere fatto una suicidiaria gara al deprezzamento dei terreni per prendere qualche piccione. E chi ci rimetterà? Quelli delle prime case che sono coloro che vivono davvero in quelle comunità e su questi territori e vi fanno crescere i loro figli. Altro che patto territoriale! Bens' un mostruoso e selvaggio impatto ambientale e sociale.
E poi mi sono chiesto un'altra cosa che mi pare non abbia attraversato l'encefalo di nessuno che io conosca qui: si fa un bel dire il sindaco davanti a conte e contessa e gente del centro paese che vanno alle sue riunioni perché ci possono andare a piedi, a dire che con la circonvallazione si libera il centro del paese e la strada davanti alla villa settecentesca dal traffico pesante che la folle industrializzazione aumenterà. Ma che devono dire quei poveri disgraziati della frazione di Pilastro che ora vivono ancora in campagna e che si ritroveranno impaludati fra quello stradone pieno di mezzi pesanti da una parte e un mare di capannoni, compresi quelli dei comuni limitrofi come Asigliano!? Pilastro diventa il polastro della favola, infornato fra autotreni e calcestruzzo.

a cura di: Comitato t.t. O. e A.v.