Dire NO ampliamento della cava orgiano: solo buon senso, la politica non c’entra
Giovedì 20 Maggio 2010 - estrattive, Basso Vicentino e Berici,
Bensì ragionato e in merito a quello che abbiamo letto come Studio d'Impatto Ambientale del progetto di ampliamento della cava ‘Orgiano'. Quelli che parlano di un nostro ‘no' politico, quel progetto non hanno letto il progetto depositato e difatti la relazione che il dott. Mastella, geologo nominato per eseguire la controperizia che l'Amministrazione comunale allegherà alle proprie osservazioni, ha confermato la nostra interpretazione e ha addirittura aggiunto elementi che non fanno che peggiorare il credito dei vari elaborati prodotti dalla squadra di tecnici coordinata dal prof. Sedea per conto dell'Italcementi. Inesattezze, imprecisioni e addirittura omissioni tecniche.
Senza tornare su tutti i punti che abbiamo esposto nelle nostre osservazioni disponibili su questo sito, sottolineiamo alcuni punti particolarmente preoccupanti e davvero tendenziosi che sono presenti nello studio depositato dal prof. Sedea.
- L'acquifero. Nello Studio d'impatto ambientale depositato e nei loro due interventi in pubblici a Orgiano, sia il prof. Sedea che il dott. Sottani, responsabile dell'aspetto idrogeologico del progetto, hanno ribadito che la qualità dell'acquifero in pressione presente sotto la cava che l'attuale progetto mira ad avvicinare fino ai sette o quattro metri in fase di ampliamento, è di scarsa qualità , e che non è acqua da bere.
Ebbene l'acquifero di Orgiano è classificato dalla Piano delle Acque della Regione Veneto come un "acquifero pregiato" pari a quelli di Monticello Conte Otto. Il Piano delle Acque della Regione non viene mai citato nella parte del progetto di cui è responsabile il dott. Sottani. Questa mancanza è davvero grave e la dice lunga sulla capziosità di alcuni punti del progetto decisivi per il tenore degli impatti sull' ambiente e sulla salute. - Sempre sulla questione delle acque, in stretta prossimità con il sito di escavazione , si trova l'importante pozzo del CVS che gestisce la distribuzione idrica per Orgiano: l'elaborato Sedea-Sottani afferma in più punti che non ci sono alcuni collegamenti fra l'acquifero presente sotto il sito di escavazione e il pure vicinissimo pozzo del CVS. Il dott. Mastella, per la controperizia al primo studio d'impatto ambientale aveva già sospettato la possibilità di un collegamento ma potendo usare solo due traccianti per lo scopo non era riuscito a dissipare i suoi sospetti. Il dott. Mastella ha menzionato che in suo recentissimo incontro con il prof. Sedea ha ribadito i suoi dubbi, e che due traccianti non erano sufficienti per stabilire una valida ipotesi e quindi ha chiesto a Sedea se loro avevano seguito una procedura più approfondita. La risposta di Sedea è stata davvero disarmante: non c'era abbastanza tempo e denaro a disposizione per approfondire la possibilità di un collegamento e quindi avvicinare una dimostrazione scientifica in proposito. Certo è che da quanto trapela da una simile risposta, l'Italcementi non fa bella figura: dimostrerebbe di infischiarsene degli impatti degli interventi progettati per l'escavazione, comportandosi da razza padrona e quindi facendo quello che a loro pare e piace e porta a loro interessi, facendo delle procedure VIA l'uso che i finti monaci fanno dell'abito religioso.
- Questa scusa dell'assenza di approfondimenti per mancanza di tempo e di risorse è tornata in più di un'occasione e ci fa tristemente pensare che una multinazionale come l'Italcementi, che risorse ne ha certamente di più di un piccolo comune come Orgiano, sfoggia un'arroganza che da sola merita un rifiuto bello e secco come risposta.
Saremmo curiosi di sapere cosa farebbe il prof. Sedea davanti ad un suo studente che in un esame universitario gli dicesse di essere dispiaciuto per non avere potuto approfondire la sua materia d'esame per ragioni di tempo. Gli direbbe sicuramente di presentarsi in un appello successivo se non in un'altra sessione d'esame. Ed è proprio il giudizio che di prima lettura, si meritano gli elaborati di progetto presentati dal prof. Sedea e dai suoi collaboratori: tornate a studiare e riscrivete tutto. - La qualità del materiale viene declassificata da calcare per cemento a calcare per cemento. Per arrivare a una tale declassamento l'indice di idraulicità è strumento decisivo. Ora nello Studio d'Impatto Ambientale viene ribadito con una disinvoltura senza pariglia che tale indice di idraulicità deve essere non inferiore a 0,3. Anche in richieste verbali specifiche il prof. Sedea ha confermato questa cifra anche quando gli venne opposto per ben due volte l'esistenza di un documento presente in Regione nel quale invece si dice che l'indice in questione è 0,2.
Se il calcare non fosse più per cemento ma per industria (teoricamente con il primo si fa la malta mentre l'altro serve per i sottofondi stradali) comporterebbe l'invalidazione della tutela che la legge regionale 44/82 esprime per Orgiano in proposito. Quindi a Orgiano si potrebbe ampliare come ad Alonte mentre la legge appena citata tutela Orgiano da qualunque ampliamento. Ma oltre a questo, c'è un ulteriore interesse al declassamento del calcare di Orgiano: i quantitativi estrattivi sia della cava di Orgiano Italcementi che di quella vicinissima detta ‘Alonte' coltivata dall'altro cementificio di Monselice, non sono più vincolate al tetto estrattivo annuo provinciale di calcare per cemento che messe assieme sforano di molto.
Di mezzo quindi stanno sempre gli interessi delle cementerie di Monselice. Inoltre, il coordinatore del progetto di ampliamento della cava Alonte approvato verso Natale dell'anno scorso è sempre il prof. Sedea. Quindi viene facile pensare che ci possa essere un impianto strategico di calcolo per le due cave. - Per fugare questi dovuti sospetti - Andreotti diceva che pensare a male è peccato ma che spesso ci si azzecca- è chiaro che la metodologia seguita per i carotaggi e i campionamenti del materiale da analizzare, non aiuta affatto. Anzi ... che la ditta committente abbia essa stessa effettuate carotaggi e campionamenti senza sentirsi in dovere etico di chiamare un tecnico rappresentante della controparte non è per certo un punto a favore della trasparenza di tutta la fase analitica. In altre parole: chi volesse trovarvi petrolio, oro o uranio procederebbe allo stesso modo ... so di trovare quello che metto nelle carote.
La questione è così delicata che si deve ritenere da ripetere tutta quella fase preparatoria.
Per farla breve, questi sono esempi di gravi manchevolezze, inesattezze e, a questo punto, scorrettezze tali da costituire un assist alla formulazione del parere contrario del Comune di Orgiano, semmai si sentisse sotto pressione per dire la sua.
Secondo l'attuale concessione la cava dovrebbe chiudere nel 2015 dopo l'estrazione dei 3 milioni di metri cubi rimanenti. E il recupero ambientale ci deve pure essere a norma di legge con rinverdimento e rimboschimento di ciò che ha ora l'aspetto del deserto del Nevada.
Nel 2018, lo stato del sito comincerà così a farci dimenticare la cava, e non si avranno più i 500 passaggi di bilici al giorno. Tornati campi, boschetti e cespugli, si potrà già pensare a piantare grano e,perché no, fare qualche campo solare che serve alla comunità, passeggiare per raccogliere erbe selvatiche da risotto ....
Ma quelli di Monselice preferiscono venire a Orgiano per coltivare sassi. I Sindaci del Parco Colli Euganei che non vogliono le cementerie così come non hanno voluto le cave, sono pronti a portare i cementifici da noi, così come ci hanno portato le cave.
E ricordiamoci che ora un cementificio diventa uno strumento chiave per entrare nel ciclo del trattamento dei rifiuti con il quale si sta profilando il nuove orizzonte affaristico dei prossimi anni. Prima gli affarismi seminavano capannoni, poi si sono gettati sul business delle infrastrutture di varia entità la cui estensione e legata al suolo da consumare. Ora che l'espansione delle infrastrutture sta arrivando a soffocamento nelle nostre zone, gli affarismi si armano per inserirsi nel ciclo dei rifiuti. I cementifici diventano a questo punto uno strumento di innesto e di ingranamento di grande interesse in quel settore strategico.
Per chiudere, dobbiamo rivelare in cosa consiste l'attuale parte politica della nostra posizione. E' la stessa che aveva portato l'allora Presidente della provincia di Vicenza Manuela Dal Lago a stilare nel 2001 un documento ratificato da 11 sindaci dell'Area Berica, che negava l'ampliamento di qualunque sito estrattivo nel Basso Vicentino finché non fosse approvato e vigente un Piano Regionale di Attività di Cava. E finora un Piano Regionale non c'è.
E che non ci sia tuttora questo Piano sappiamo a chi giova: alle lobby di cavatori che possono giocarsi come vogliono volumi estrattivi e fabbisogno regionale, e quindi continuare a cavare per pure esigenze e interessi personali e così fare scempio di risorse e di beni comuni non rinnovabili.
Per il resto, questo progetto è cosi inadeguato e povero di idee che non riesce a risvegliare il fondo di un' idea strutturale e profonda di politica. Il buon senso basta e avanza.











