il costo letale dei “si”

Martedì 04 Dicembre 2007 - politica,

L'ambiente, il nostro futuro e quello dei nostri, é vittima di una politica senza coraggio e senza idee. Politica senza coraggio e senza idee che non ha quindi neppure bisogno di coraggio per difendere le proprie idee, e l'effetto più micidiale va a scapito dell'ambiente cioé della nostra futura qualità di vita e della qualità della vita dei nostri figli.

La nuova ricerca economica mette l'accento sul sorpasso della nozione di PIL che risulta uno strumento inadeguato a misurare lo stato di benessere di un paese e comincia a farsi sempre più largo ed accentuato una nozione più vicina a quella di FIL (Felicità Interna Lorda). Ora gli economisti fanno subentrare altri parametri nella misurazione dello sviluppo di un paese, parametri in cui la qualità della vita comprende lo stato di salute dell'ambiente con i suoi effetti sulle relazioni sociali: peró la politica più diffusa, orba e autoreferenziale rimane ancorata ai vecchi strumenti figli della prima rivoluzione industriale che stanno producendo con velocità supersonica danni che stanno giungendo sulla soglia dell'irrimediabile, adesso che la Cina si é impadronita del treno, per non il dire del fatale giocatolo, che noi occidentali abbiamo confezionato.
» in funzione della ormai obsoleta e dannosa fiducia cieca nella nozione di PIL che si continua a parlare dei “Costi del No“, per usare il cliché veteroliberista che ormai passa senza sfumature dalle labbra della destra berlusconiana a quella della sinistra veltroniana. La conversione ecologica annunciato recentemente da Sarkozy nella cosiddetta “Grenelle dell'Ambiente” non ha inciso per niente sulla tradizionale professione di fede nello sviluppo vecchio stile (mattone-asfalto-auto) dei nostri politici che tra l'altro si sono formati proprio fra i sacchi di cementi e le pile di laterizi, dal palazzinaro Berlusconi a Bersani ancora impolverato della calce dei cementifici emiliani di cui é stato presidente. E non é un caso che la stampa italiana (in gran parte finanziata dal mattone!) non abbia approfondito la svolta sarkozyana, preferendo invece concentrare l'attenzione dei suoi lettori sulle vicende matrimoniale del presidente francese.
Altro che il “costo dei No”. Ci dobbiamo invece chiedere quanto ci ha costato, quanto ci hanno devastato tanti “siî detti forse inconsapevolmente. Ormai che sappiamo potremmo anche avere l'accortezza di esercitare la nostra capacità di dubbio. Per conquistare un po' di crescita di sviluppo diffuso sul suo territorio la Cina sta devastando l'ambiente come l'abbiamo devastato noi, soltanto che i Cinesi sono tantissimi e che il processo di crescita del PIL cinese va a velocità supersonica per volontà di pareggiare con noi. La Cina non fa che dire e ribadire, urlare i “siî tutti i “siî che noi abbiamo proferito finora. La globalizzazione, ovvero l'occidentalizzazione del mondo, comporta un effetto disastroso per la nostra vita futura. Il minimo senso di responsabilità fondamentale per la qualità della nostra vita quotidiana, ci dovrebbe stimolare e spingere a produrre e cominciare ad applicare modelli diversi, a questo punto, "controcorrente" di vita.
Un detto cinese antico, appunto, taoista e certamente scomodo per la Cina di oggi, dice che i pesci vivi sono quelli che nuotano risalendo contro la corrente, mentre quelli che la seguono sono morenti o già morti. Nel costo dei "si" ci sta anche la nostra fine.

a cura di: Comitato t.t. O. e A.v.