ALONTE: OSSERVAZIONI AL S.I.A. PER L'AMPLIAMENTO DELLA CAVA 'ALONTE'

Lunedì 12 Gennaio 2009 - estrattive, Basso Vicentino e Berici,

Un ulteriore Studio d'impatto Ambientale per un ampliamento di cava nel Basso Vicentino è arrivato sul tavolo della Commissione V.I.A. regionale.Questa volta l'ordinante è la Cementeria Monselice S.p.A, ma i professionisti coinvolti non sono per certo nuovi a questo tipo di lavoro nelle nostre zone, anzi è quello che colleziona la più alta percentuale di incarichi di questo tipo nel Basso Vicentino: coordinatore è il professore Sedea di Padova che ha già guidato la stessa e identica squadra di tecnici, a Cogollo di Albettone, Villaga, Sossano.
Pubblichiamo la serie di osservazioni fatte dal Comitato Tutela Territorio Orgiano e Asigliano Veneto e le osservazioni del Comitato Intercomunale Tutela Territorio Area Berica, tutte regolarmente depositate presso l'ufficio regionale competente. Attiriamo l’attenzione in modo particolare su due punti. Il primo punto consiste nella deliberata omissione della presenza della zona militare nelle vicinanze dell’area di cava, omissione cos“ deliberata da apparire premeditata in modo che la presenza di detta zona non possa influire sulla Valutazione di Incidenza Ambientale sotto il capitolo del ‘cumulo degli impatti’, ineludibile in quanto ci troviamo in area di tutela S.I.C. sul quale, in posizioni molto ravvicinate gravano sia la zona militare che la stessa cava. Il secondo punto invece sta sui volumi estratti: secondo le cifre di estrazione reale accessibili negli stessi uffici regionali, sommandosi ai volumi estratti dalla cava “Orgiano” di proprietà Italcementi, quelli estratti dalla cava “Alonte” in questi anni avrebbero violato il tetto estrattivo annuo del quantitativo di calcare per cemento concesso in provincia di Vicenza. E’ importante notare che su questi punti il dovere dell’amministrazione di Alonte sarebbe stato di puntare il piede e mettere in evidenza violazioni ed intriganti omissioni visto che tutti i due punti coinvolgono la tutela e la difesa del proprio territorio: ma l’amministrazione di Alonte non è nuova a questo tipo di mercificazione selvaggia del proprio territorio.


Osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale del progetto di ampliamento in profondità della cava di calcare per cemento denominata ‘Alonte’.

I)
OSSERVAZIONI DEL COMITATO INTERCOMUALE TUTELA TERRITORIO AREA BERICA

OSSERVAZIONE n. 1

Dalla lettura della relazione allegata alla presente V.I.A. , il numero dei viaggi giornalieri dei mezzi di trasporto che verranno impiegati non risulta essere corretto dal momento che il materiale movimentato aumenterà di 1,7 volte come oramai accertato ed entrato nella metodologia di calcolo dagli stessi istruttori del Servizio Cave del Dipartimento di Geologia. Pertanto il numero corretto di mezzi giornaliero non sarà di solo 100 camion al giorno :

370.000 ( vol. annuo estraibile) x 1,7 = 629.000 mc (vol. movim.annuo)
629.000 : 220 (giorni lavoro/anno) = 2859 mc / giorno ( vol.mov./ giorno)
2859 : 20 ( vol. trasportato x camion) = 143 camion al giorno

Ma per ogni camion che esce pieno dalla cava, ne dovrà entrare uno vuoto ; pertanto il numero dei camion che circolerà sulla viabilità sarà di 286 mezzi al giorno e non solo 200 al giorno come previsto nella relazione ( 86 viaggi in più al giorno di quanto previsto dai progettisti).

OSSERVAZIONE n. 2.

Nella Relazione tecnica volume A, da pagina 30 a pagina 32, viene specificato che una delibera del Consiglio Regionale n. 932 del 15.6.1994 fissa a 950.000 mc/anno la quantità di materiale di gruppo A estraibile in Provincia di Vicenza, di seguito facendo i conti con la cava ‘Orgiano’ situata in parte sullo stesso territorio di Alonte oltre che di Orgiano e coltivata dalla Italcementi SpA che vengono stimati dai redattori del SIA in oggetto a 500.000 mc/anno, questi stessi i redattori desumono a questo punto che i già concessi 350.000 mc/anno della cava in oggetto fanno stare l’estrazione di materiale di gruppo A entro il limite di 950.000 mc/anno.
Ora, vogliamo fare osservare:
1. Il calcare per cemento e per industria non è l’unico materiale di gruppo A che viene estratto in Provincia di Vicenza e che se la delibera n. 932 del 15.6.1994 del Consiglio Regionale si applica davvero all’intero rango di materiale di gruppo A venga accertata dalla commissione se la somma dei quantitativi estratti sta all’interno dei limiti stabiliti da suddetta delibera.
2. Che quand’anche la delibera n. 932 del 15.6.1994 del Consiglio Regionale trattasse solo del calcare per cemento tale limite non è mai stato osservato: infatti, dai dati presenti in Ufficio Cave Regionale risulta che per la cava ‘Orgiano’ coltivata da Italcementi S.p.A., la Regione autorizzava già la coltivazione della cava (DGR n. 1444 del 10/03/1981) fino al 31/12/1995
per circa 650.000 mc/anno. Che successivamente, dopo il 2000, con il subentro della attività della cava di Alonte in oggetto, il volume estratto nella cava Orgiano ha raggiunto dei picchi annui di 700- 750.000 mc/anno. Quindi in questo caso risulta che dall’inizio dell’attività della cava di Alonte in oggetto il tetto provinciale stabilito dalla succitata delibera del Consiglio Regionale non è mai stata rispettato. Difatti 700.000 mc (di cava Orgiano) + 350.000 mc (della cava in oggetto) = 1050.000 mc/anno.
I dati relativi alla cava ‘Orgiano’ sono stati tra l’altro pubblicato nel S.I.A che la ditta Italcementi ha pubblicato nel 2006 per l’ampliamento del sito. Tale ampliamento coinvolgeva anche il comune di Alonte che in questo poteva avere a disposizione quei dati.
Ricordiamo appunto a codesta commissione che per la cava ‘Orgiano’ la ditta Italcementi S.p.A ha intrapreso dal 2006 una procedura di richiesta di ampliamento nella quale si prefigge di mantenere un volume estrattivo di 750.000 mc/ anno, quindi mantenendo, e acuendo, il volume annuo estratto in provincia di Vicenza per il calcare per cemento.

Chiediamo alla commissione di confrontare i dati in possesso della Regione con quelli forniti dalla S.I.A. della cava in oggetto e sui quali viene impostato il progetto e di accertare una possibile violazione delle delibera n. 932 del 15.6.1994 del Consiglio Regionale.




OSSERVAZIONE n. 3.


‘Nel periodo di riferimento la quota massima della falda è stata misurata presso il piezometro Pz3 (53.5-54.0 m s.l.m.), mentre il punto di valle idrogeologico del sito corrisponde al Pz1 dove la quota della falda si aggira tra 27.1 e 27.9 m s.l.m.’ cos“ recita lo studio d’impatto ambientale alle pp. 96-97 della Relazione generale.
Ora con l’intenzione di portare l’ampliamento ad una profondità di 48 m s.l.m. il progetto mira a scendere sotto quota massima della falda.
Lo stesso S.I.A. ammette la delicatezza della situazione in merito confortata dalla contraddizione fra il rilevamento illustrato a pagina 104 e quanto invece altrove lo studio scrive che nessuno problema ha finora creato la presenza di falde sospese.
Forse si aspetta che la falda sospesa sia davvero un problema per intervenire. Ci pare che la presenza accertata di una falda sospesa dal Pz3 costituisca un dato sufficiente per non provocare l’irreparabile considerando che da quel punto l’acqua non può che scendere a valle verso la pianura dove incontrerebbe case e varie attività umane.
Ricordiamo che l’area presenta una particolare fragilità geologica con acuti fenomeni di carsismo e che lo stesso territorio collinare di Alonte presenta notevoli fenomeni di ipogei che non sono tutti censiti.
La presenza di un’attività di falda con flussi sotto l’attuale piano di scavo porta riflessioni e moniti per chi conosce e frequenta l’area.



OSSERVAZIONE n. 4.

L’area di cava coinvolge il S.I.C Colli Berici, e la direttiva Natura 2000 vi riconosce l’habitat per una specie protetta qual quella del succiacapre che lo stesso gruppo di tecnici intervenuto per redigere il S.I.A. anche per altre varie richieste di ampliamento o di nuovo sito estrattivo nel Basso Vicentino (Vedi Villaga e Cogollo di Albettone) continua a considerare ‘poco probabile’. Tale presenza è invece ampiamente testimoniata dai residenti nelle aree limitrofe e lo scrivente comitato è disponibile a portare la commissione VIA nell’area nella stagione adatta per riconoscere il tipico canto notturno del succiacapre, nonché il suo volo dopo l’imbrunire.



OSSERVAZIONE n. 5.

Sempre in sede di Valutazione di Incidenza Ambientale viene amputato grossolanamente la parte relativa al cumulo degli impatti proprio sull’area SIC e l’habitat di specie ivi protette in quanto non viene mai citata la presenza del cosiddetto ‘campo militare’ che è una polveriera interamente recintata di circa 100 ettari che si trova a più o meno 200 metri a monte della parte più alta della cava. L’area di indagine del S.I.A. finisce proprio a ridosso della recinzione della imponente area militare che in questo modo, in maniera che non può non apparire forzosa, viene totalmente passata sotto silenzio.
Proprio per la forte vicinanza dell’area militare all’area di cava chiediamo che la Valutazione di Incidenza Ambientale venga riformulata con questa importante variante invasiva dell’area militare che rappresenta una barriera di primo riguardo al quale si sommerà la limitrofe attività di cava per le varie specie protette e presenti in area dalla rete Natura 2000.
Il Comitato fa vedere su questo punto una figura estratta dal S.I.A. del progetto in oggetto dove si può vedere sia l’area di progetto (delimitata da un tratto blu) che l’area di indagine (delimitata da un tratto rosso). L’area militare, che non porta nessun tratto distintivo nella riproduzione originale veine invece contrassegnata dal Comitato con un tratteggio verde intenso . Si può difatti notare che l’area di indagine delimitata dai relatori del progetto e segnata da una linea rossa finisce e coincide con il confine e recinzione dell’area militare e come per caso (un noto uomo politico diceva che pensare male non è bene ma spesso non è sbagliato) è proprio in coincidenza della vicinanza dell’area militare che la distanza che separa l’area di progetto (tratto blu) dal confine dell’area di indagine (tratto rosso) è la più ridotta, 200 metri … mentre in altre direzioni ( vedi l’orientamento che corrisponde al basso della figura), va fino a più o meno 1000 metri.
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II)

OSSERVAZIONI DEL COMITATO TUTELA TERRITORIO ORGIANO E ASIGILIANO VENETO


Osservazione 1.

Nello Studio d’Impatto Ambientale del progetto in oggetto e in modo particolare nella Valutazione di Incidenza Ambientale, al punto in cui si affronta il cumulo degli impatti presente nell’area, non viene mai citato la presenza della importante area militare che sta a poco più di 200 metri a monte del limite dell’area di coltivazione della cava in questione. Ci si chiede con quale ginnastica elusiva lo Studio abbia potuto evitare un qualsiasi rimando alla presenza dell’area militare di circa 100 ettari. L’area in questione ricade interamente in area S.I.C Colli Berici come il progetto in oggetto. L’area militare è presente dapprima che fosse instaurato e definito il sito S.I.C. Colli Berici e un intervento come l’attuale progetto in oggetto non può non comprendere nella sua valutazione d’impatto la sua combinazione con il preesistente.
L’aggiungersi dell’attività di cava per un cos“ lungo periodo alla presenza dell’area militare interamente recintata costituisce una barriera e un ostacolo di primo grado per le specie protette presenti nell’area e questo non viene in nessun modo considerato dal SIA in oggetto contro ogni raccomandazione europea in materia di Valutazione d’Impatto Ambientale.
Un'altra mancanza nella valutazione del cumulo degli impatti è la secondarietà che viene data alla presenza a 2 chilometri della cava denominata ‘Orgiano’ coltivata dalla ditta Italcementi SpA. . Infatti ci sono punti di intervisibilità dove le due cave risultano fortemente visibili e questo proprio dall’area S.I.C. sulla quale l’Amministrazione di Orgiano sta attuando un grande sforzo di sviluppo turistico ambientale e culturale quale le viene affidato dal Piano d’Area dei Monti Berici (DELIBERAZIONE CONSILIARE REGIONALE N. 31 DEL 9 LUGLIO 2008) che definisce Orgiano come ‘Porta dei Berici’ e per lo sviluppo della quale l’amministrazione di Orgiano potrà usufruire di fondi regionali. Dell’incidenza ambientale di questo nodo di intervisibilità e del suo specifico impatto sui programmi speciali e caratteristici di sviluppo del territorio non si trova traccia nel SIA in oggetto.


Osservazione 2.

‘Dai dati storici il traffico indotto dall’attività estrattiva ammonta a 100 camion/giorno, distribuiti in modo omogeneo nei giorni feriali (dal luned“ a venerd“) e nell’arco dell’intero orario di lavoro (4-14 con
pausa 12-13 e 14-24 con pausa 20-21), si verificano due picchi uno attorno alle 11, l'altro dopo le 14.
Si tratta pertanto di un traffico indotto pari a non più di 200 passaggi/giorno’.
Questo è quanto viene scritto nel Riassunto non tecnico a pagina 24, del SIA del progetto in oggetto.
Ciò ci porta a due considerazioni:
1. Dai nostri calcoli che per metodologia, diversamente da quella adoperata dai tecnici che hanno condotto lo studio in oggetto, seguono le indicazioni del Servizio Cave del Dipartimento di Geologia che raccomanda di valutare la lievitazione volumetrica del materiale asportato dovuta alla sua movimentazione, lievitazione pari a 1,7 volte il volume in sito, i passaggi saranno 286 al giorno e non 200: il 43% in più!
2. Dalla stessa citazione più sopra si viene a sapere che gli orari di lavoro vanno dalle ore 4 alle ore 14 con pausa dalle 12 alle 13, e dalle 14 alle 24 con pausa dalle 20 alle 21. Vale a dire che l’attività di cava si avvale di 18 ore quotidiane, coinvolgendo orari di riposo notturno di chi risiede nell’area prossima alla cava. I residenti in questione hanno lamentato anche pubblicamente (per ultimo nell’incontro pubblico avvenuto il 17.12.2008 presso il municipio di Alonte presenti dirigenti della ditta e rappresentanti del Comune) il notevole disturbo al loro riposo recato da un simile orario di lavoro. Dopo cinque anni di disagio e di inascoltate proteste chiedono che l’occasione della presente valutazione d’impatto ambientale della cava in oggetto venga colta per limitare l’orario di lavoro in questione ad un arco di tempo giornaliero e settimanale che si situi dalle ore 7 alle ore 19.00 e rispetti il comune tempo di riposo dei cittadini. Davanti al disturbo recato da un simile orario c’è chi dopo avere acquistato un’abitazione nell’area ha deciso già di rivenderla. Si chiede alla gentile commissione, considerando che chi abita nell’area in una situazione che si potrebbe definire di ‘campagna’ e agricola di bassa densità residenziale si trova invece a subire una rumorosità continua che non è neppure comune in un ambiente ad alta densità urbana, di restituire un po’ di riposo sereno ai suddetti residenti di Alonte maggiormente colpiti dall’attività di cava.


Osservazione 3.

Il S.I.A. del progetto in oggetto dice che la cava denominata ‘Orgiano’ coltivata dalla Italcementi S.p.A. si avvale di una produzione di 500 m³/anno: questa cifra è inesatta. Il volume di materiale estratto dalla Italcementi S.p.A ben prima dell’anno 2000, data di inizio dell’attuale concessione della cava denominata ‘Alonte’, era già di 650.000 m³/anno per poi raggiungere delle medie di 700-750.000 m³/anno. Quindi dall’entrata in essere della cava denominata ‘Alonte’ in provincia di Vicenza si sarebbero estratti volumi di calcare per cemento in quantità superiori a quanto stabilito dalla delibera del Consiglio Regionale n. 932 del 15.6.1994. Infatti invece dei 950.000 m³/anno si sarebbe arrivato a 1.200.000 m³/anno, visto che il SIA del progetto in oggetto ci dice che la cava denominata ‘Alonte’ produce una media di 350.000 m³/anno di calcare per cemento.
Questi dati relativi alla cava denominata ‘Orgiano’ sono presenti nello Studio di Impatto Ambientale che la Italcementi S.p.A presentò nel 2006 per il progetto di ampliamento della stessa. Proprio in virtù di questo progetto in cui la Italcementi S.p.A prevede un’estrazione continuativa fino al 2030 degli stessi già raggiunti 750.000 m³/anno che si sommano agli 350.000 m³/anno del progetto in oggetto, chiediamo alla gentile commissione di fare rispettare la suddetta delibera del Consiglio Regionale, di verificare le possibili infrazioni a tale delibera e di procedere in merito.

Qui finiscono le due serie di osservazioni. Terremo viva l'attenzione per seguire il percorso e la ricezione di queste osservazioni in Regione.



a cura di: Comitato t.t. O. e A.v.