Da Vicenza finita in mare
Martedì 02 Novembre 2010 - infrastrutture, urbanistica, Vicenza e medio vicentino,
Sgomberiamo subito il campo delle responsabilità dirette. Tutto l'apparato regionale e provinciale di prevenzione (tipo l'ARPA) pensava a come travestirsi per Halloween: bollettini meteo nazionali mettevano in guardia con le abbondanti piogge combinate al vento di scirocco che portava allo scioglimento della neve già caduta in quota. E quindi ... Forse hanno nostalgia per città militarizzate e non vedono ora di vedere sbarcare i PARA'!
L'esondazione del Bachiglione e di altre fiumi è senz'altro dovuta anche alla cementificazione indemoniata del nostro territorio che troviamo ancora riproposta e caldeggiata dai vari piani territoriali locali, provinciali e regionali di recente formulazione e addirittura in corso di approvazione. L'incentivo nazionale del piano casa è una delle fonti delle future alluvioni che colpiranno i nostri territori non fra 40 anni, ma nei prossimi mesi. E' da anni che si parla ormai dell'aggressione che subiscono sistematicamente i letti dei nostri fiumi da parte di amministratori e speculatori del cemento, e questo in convegni non propugnati da quei ambientalisti come lo scrivente indicati da Galan come "il male profondo del Veneto".. ma da associazione moderatissime e insospettabili politicamente come l'Accademia Olimpica. Malgrado questi ripetuti avvertimenti Regione Veneto e Provincia di Vicenza continuano a fare la parte del sordo e addirittura alzano le barricate contro quello che si continua a chiamare "falsi allarmismi", anche con l'acqua del Bacchiglione che ci arriva fino al mento ....
La forsennata cementificazione ci ha messo davanti ad un territorio incontrollabile nel caso di particolare fenomeni in quanto il territorio stesso è stato depauperato delle sue riposte endogene naturali proprie che non sono state sostituite da adeguate misure di mitigazione ambientali: se tolgo permeabilità e risposte di deflusso delle acque al territorio da qualche parte gliele devo restituire altrimenti ci sono guai all'orizzonte. Ora le mitigazioni di solito i nostri amministratori le traducono come possibilità per una ulteriore cementificazione possibile: vedi quanto è proposto come mitigazione alla base americana Dal Molin ora sott'acqua ... una tangenziale che difatti è un'ulteriore impermeabilizzazione del suolo. Si potrebbe ancora citare quello che l'amministrazione di Longare propone per rispondere al passaggio della Valdastico Sud sul suo territorio ... 400.000 mq di superficie agricola da trasformare in area commerciale .... Mentre proprio gli abitanti di Longare hanno lottato con bravura per impedire che il loro paese andasse finire sott'acqua .... Ma quando questi abitanti costituiscono un comitato per difendere il loro territorio da un'irrimediabile scempio il sindaco li schernisce.
Così come si fanno infrastrutture per creare nodi di traffico invece di risolverli, le strategie individuate per lottare contro le esondazioni rischiano di diventare l'alibi per sottrarre ulteriore suolo all'agricoltura e autorizzare sviluppi ulteriori dell'impermeabilizzazione del territorio.
L'unica strategia disponibile sta nel mettere tutte le risorse da investire sul territorio nelle vere mitigazioni ambientali autentiche risposta all'impermeabilizzazione del suolo che finora sono state decurtate dalle pianificazioni territoriale fino all'insufficienza di cui ora paghiamo e di cui pagheremo sempre di più lo scotto. Si tratta di aumentare la permeabilità del suolo e la ricezione degli alvei dei nostri fiumi, di intensificare la porosità delle superficie attraverso una moltiplicazione della rete del deflusso delle acque che evita le grande quantità concentrate su pochi punti di pressione che rischiano di cedere.
I bacini di laminazione delle piene oltre ad asservire ulteriore territorio agricolo ai guai della cementificazione sono ormai risposte insufficienti . Dopo avere autorizzato fior fiore di inutile zone industriali i consorzi di bonifica sono pronti a saltare su questo treno (sobillati dai cavatori): occorre un pensiero vero e profondo sulle esigenze emergenziali del nostro territorio e non ricette stagionali.
L'Italia che frana ha bisogno di teste pensanti e non di soubrette che s'improvvisano ministro, c'è più bisogno di geografi che degli imbonitori barzellettieri ... che ci portano a finire tutti in mare.











