ALLA FACCIA DELLA NOSTRA STORIA DI MIGRANTI!
Giovedì 11 Giugno 2009 - segnalazioni,
L'Italia è l'unico Paese dell'Unione europea tra i 25 chiamati dall'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) a rispondere di presunte violazioni alle normative internazionali sul lavoro. Lo riferiscono oggi i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che in occasione di una riunione in programma a Ginevra su questo tema...
L'Italia è l'unico Paese dell'Unione europea tra i 25 chiamati dall'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) a rispondere di presunte violazioni alle normative internazionali sul lavoro.
Lo riferiscono oggi i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che in occasione di una riunione in programma a Ginevra su questo tema hanno diffuso il documento dell'Ilo e una serie di loro osservazioni, in particolare sulle norme che riguardano le non discriminazioni di lavoratori migranti.
"Ci riferiamo al rapporto del Comitato di esperti Ilo sull'applicazione delle Convenzioni e Raccomandazioni, presentato all'Organizzazione internazionale del Lavoro di Ginevra... (nel rapporto) l'Italia viene citata l'Italia per supposte violazioni, della Convenzione... sul rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti, anche di quelli in condizione irregolare, nonché della promozione della pari opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti", dicono i sindacati in una nota in cui hanno concentrato le proprie osservazioni.
" L'Italia è un Paese civile e democratico e contempla nella propria legislazione la tutela dei diritti fondamentali dell'uomo". Nondimeno, osservano i sindacati, "spesso la dichiarazione in astratto dei diritti, non si traduce automaticamente nella loro implementazione e piena fruizione da parte dei cittadini".
In dettaglio, secondo i sindacati, il diritto alla libertà religiosa nella pratica ha trovato ostacoli a livello locale, con problemi posti alla costruzione di moschee (Lombardia, Veneto) ed alla espressione di preghiera in pubblico. Il diritto di voto (attivo) è negato, in quanto previsto solo per il cittadino italiano; il diritto di voto amministrativo è negato in quanto l'Italia non ha mai ratificato il capitolo C della Convenzione di Strasburgo.
Allo stesso modo, secondo i sindacati, la legislazione non è esente da discriminazioni in particolare in relazione ai cittadini stranieri, dall'accesso al lavoro pubblico (negato a chi non ha cittadinanza italiana), ai trattamenti previdenziali (differenziati nelle ipotesi di godimento per chi rientra nei paesi d'origine), all'utilizzo dei titoli di studio conseguiti all'estero (in genere non riconosciuti dall'Italia), fino al godimento di bonus (come quello relativo alla nascita di un figlio) che le ultime finanziarie hanno esplicitamente escluso per i non italiani.
PRINCIPI SANCITI MA SPESSO DISATTESI, DICONO CGIL, CISL E UIL
I migranti vengono discriminati anche nel trattamento economico, dicono i sindacati (di fatto inferiore al 40% rispetto agli italiani, come ha evidenziato in un recente studio Inps).
I lavorayori immigrati irregolari, inoltre, dicono i sindacati, sono privati del diritto a percepire remunerazione e previdenza sociale per i lavori svolti, della garanzia di poter far valere i propri diritti di fronte ad un ente competente e dell diritto (del migrante e della propria famiglia) a non sostenere le spese in caso di espulsione.
I sindacati nel loro documento osservano anche come l'accostamento del termine "clandestino" a quello di criminale, la criminalizzazione di un'intera etnia come nel caso dei rom o dei cittadini romeni, "sono parte di una campagna spesso ad opera di autorità pubbliche o esponenti di partito che, ingigantita dai mass - media, produce un atteggiamento di insofferenza, quando non rifiuto nei confronti di tutti gli stranieri, con gravi conseguenze anche sul piano di episodi individuali o collettivi di razzismo e xenofobia".
Secondo Cgil, Cisl e Uil, il clima è anche funzionale a far accettare nella pubblica opinione l'idea che si possa sorvolare sul rispetto di diritti fondamentali, come nel caso dei respingimenti di boat - people provenienti dal Nord Africa, negando di fatto chance ai potenziali richiedenti asilo di presentare regolare richiesta.
I sindacati condannano inoltre il decereto sicurezza che trasforma il reato di clandestinità, trasforma in reato penale quella che è oggi una irregolarità amministrativa. "Di conseguenza, questa fattispecie di reato finisce per avere un effetto a pioggia sulla legislazione e sul comportamento di pubblici funzionari che, in caso di non segnalazione di un migrante non in regola, potrebbero incorrere nella violazione dell'art. 328 del codice penale (rifiuto od omissione d'atti d'ufficio)".
Secondo i sindacati, la legislazione italiana contiene principi importanti di rispetto dei diritti umani ma la sua normativa non è esente da norme con contenuti oggettivamente discriminatori che andrebbero eliminati. Ma a proposito di immigrazione, "la scelta del presente esecutivo di chiudere i flussi d'ingresso per il 2009 e varare misure draconiane tese a fare terra bruciata attorno alle condizioni di vita dei migranti, non solo non produrrà effetti sul piano della lotta all'irregolarità (al contrario, destinata a crescere), ma rischia di acuire il clima di scontro ed incomprensione nell'alveo della società civile".
Fonte: Agenzia Reuters
L'Italia è l'unico Paese dell'Unione europea tra i 25 chiamati dall'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) a rispondere di presunte violazioni alle normative internazionali sul lavoro.
Lo riferiscono oggi i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che in occasione di una riunione in programma a Ginevra su questo tema hanno diffuso il documento dell'Ilo e una serie di loro osservazioni, in particolare sulle norme che riguardano le non discriminazioni di lavoratori migranti.
"Ci riferiamo al rapporto del Comitato di esperti Ilo sull'applicazione delle Convenzioni e Raccomandazioni, presentato all'Organizzazione internazionale del Lavoro di Ginevra... (nel rapporto) l'Italia viene citata l'Italia per supposte violazioni, della Convenzione... sul rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti, anche di quelli in condizione irregolare, nonché della promozione della pari opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti", dicono i sindacati in una nota in cui hanno concentrato le proprie osservazioni.
" L'Italia è un Paese civile e democratico e contempla nella propria legislazione la tutela dei diritti fondamentali dell'uomo". Nondimeno, osservano i sindacati, "spesso la dichiarazione in astratto dei diritti, non si traduce automaticamente nella loro implementazione e piena fruizione da parte dei cittadini".
In dettaglio, secondo i sindacati, il diritto alla libertà religiosa nella pratica ha trovato ostacoli a livello locale, con problemi posti alla costruzione di moschee (Lombardia, Veneto) ed alla espressione di preghiera in pubblico. Il diritto di voto (attivo) è negato, in quanto previsto solo per il cittadino italiano; il diritto di voto amministrativo è negato in quanto l'Italia non ha mai ratificato il capitolo C della Convenzione di Strasburgo.
Allo stesso modo, secondo i sindacati, la legislazione non è esente da discriminazioni in particolare in relazione ai cittadini stranieri, dall'accesso al lavoro pubblico (negato a chi non ha cittadinanza italiana), ai trattamenti previdenziali (differenziati nelle ipotesi di godimento per chi rientra nei paesi d'origine), all'utilizzo dei titoli di studio conseguiti all'estero (in genere non riconosciuti dall'Italia), fino al godimento di bonus (come quello relativo alla nascita di un figlio) che le ultime finanziarie hanno esplicitamente escluso per i non italiani.
PRINCIPI SANCITI MA SPESSO DISATTESI, DICONO CGIL, CISL E UIL
I migranti vengono discriminati anche nel trattamento economico, dicono i sindacati (di fatto inferiore al 40% rispetto agli italiani, come ha evidenziato in un recente studio Inps).
I lavorayori immigrati irregolari, inoltre, dicono i sindacati, sono privati del diritto a percepire remunerazione e previdenza sociale per i lavori svolti, della garanzia di poter far valere i propri diritti di fronte ad un ente competente e dell diritto (del migrante e della propria famiglia) a non sostenere le spese in caso di espulsione.
I sindacati nel loro documento osservano anche come l'accostamento del termine "clandestino" a quello di criminale, la criminalizzazione di un'intera etnia come nel caso dei rom o dei cittadini romeni, "sono parte di una campagna spesso ad opera di autorità pubbliche o esponenti di partito che, ingigantita dai mass - media, produce un atteggiamento di insofferenza, quando non rifiuto nei confronti di tutti gli stranieri, con gravi conseguenze anche sul piano di episodi individuali o collettivi di razzismo e xenofobia".
Secondo Cgil, Cisl e Uil, il clima è anche funzionale a far accettare nella pubblica opinione l'idea che si possa sorvolare sul rispetto di diritti fondamentali, come nel caso dei respingimenti di boat - people provenienti dal Nord Africa, negando di fatto chance ai potenziali richiedenti asilo di presentare regolare richiesta.
I sindacati condannano inoltre il decereto sicurezza che trasforma il reato di clandestinità, trasforma in reato penale quella che è oggi una irregolarità amministrativa. "Di conseguenza, questa fattispecie di reato finisce per avere un effetto a pioggia sulla legislazione e sul comportamento di pubblici funzionari che, in caso di non segnalazione di un migrante non in regola, potrebbero incorrere nella violazione dell'art. 328 del codice penale (rifiuto od omissione d'atti d'ufficio)".
Secondo i sindacati, la legislazione italiana contiene principi importanti di rispetto dei diritti umani ma la sua normativa non è esente da norme con contenuti oggettivamente discriminatori che andrebbero eliminati. Ma a proposito di immigrazione, "la scelta del presente esecutivo di chiudere i flussi d'ingresso per il 2009 e varare misure draconiane tese a fare terra bruciata attorno alle condizioni di vita dei migranti, non solo non produrrà effetti sul piano della lotta all'irregolarità (al contrario, destinata a crescere), ma rischia di acuire il clima di scontro ed incomprensione nell'alveo della società civile".
Fonte: Agenzia Reuters











