Il sindacato esca dalla trappola dei cementieri e dei loro sostenitori
Martedì 10 Agosto 2010 - economia, estrattive, inquinamento, provincia Padova,
E´ chiaro che quest´aggregazione aziendale produrrà un effetto sull´occupazione in entrambi gli stabilimenti e darà maggior forza alla contrapposizione tra ambiente e lavoro, in quanto l´uso dei rifiuti diventerà il principale ricatto posto per la salvaguardia di livelli occupazionali, destinati comunque a ridursi drasticamente. Se poi, dietro a tutte queste operazioni, c´è la regia di una multinazionale, sarà la storia a dircelo con certezza, non certo i comunicati stampa delle aziende coinvolte. Resta che moltissimi lavoratori dei cementifici, non hanno nessuna certezza sul loro futuro e la popolazione residente, si ritrova con uno scenario incerto e a tinte fosche.
Eppure non ci voleva molto a capire che la crisi del settore non era congiunturale: il tasso di cementificazione in atto nella nostra regione non era e non è più sostenibile, il crescente uso di materiali naturali collegati alla bio-edilizia abbassa progressivamente la richiesta di cemento, dai paesi dell´area mediterranea si propone nel nostro mercato, clinker a prezzi altamente competitivi.
Tre cementerie, con le cave a 40 km di distanza, con la necessità di riadeguamento strutturale, non potevano reggere a lungo, qualcuna avrebbe chiuso e chi rimaneva lo poteva fare solo utilizzando il business dei rifiuti.
Da anni sosteniamo che il pericolo per questi impianti e il livello occupazionale non era rappresentato dai comitati e dalle loro legittime istanze, ma dall´evoluzione del mercato. Da anni facciamo da parafulmine a tutte le ingiurie possibili, per denunciare l´alto livello d´inquinamento e per sostenere la necessità di aprire per tempo un percorso produttivo e occupazionale diverso.
E ora, di fronte a questo nuovo scenario, imposto dalla logica aziendale e non da chi governa il territorio, come la mettiamo? Cosa diciamo ai lavoratori che stanno perdendo il posto di lavoro?
Il revamping era ed è un'operazione coordinata da una multinazionale e da un Sindaco espressione di una cordata politica ben precisa. Era ed è evidente che quest´operazione di Italcementi comportava delle ricadute sulle altre cementerie della zona, una questione che abbiamo più volte cercato di sottolineare, sollecitando a più riprese un tavolo che affrontasse complessivamente la problematica del settore. Questo, per adeguarci con quanto stabilito dal piano ambientale del parco colli, ma in particolare per assorbire senza traumi, le ricadute occupazionali complessive.
E´ con estrema amarezza che dobbiamo constatare l´assoluta incapacità da parte del Sindacato di leggere la realtà del territorio, di interpretare le tendenze di mercato, di essere soggetto protagonista della trasformazione. Abbiamo dovuto assistere all´involuzione di quest´apparato, pronto a scagliare la rabbia operaia contro la popolazione, protagonista di linciaggi mediatici nei confronti delle figure rappresentative del percorso alternativo, capace di entrare in rotta di collisione con tutte le amministrazioni locali, con tutte le forze politiche. Questo per ritrovarsi trasformato come strumento acritico dei giochi aziendali, come braccio operativo di un filone politico trasversale notoriamente compromesso con la lobby dei cementieri.
IL SINDACATO CAMBI IMMEDIATAMENTE LA ROTTA, si riposizioni al fianco degli amministratori locali, ricostruisca un rapporto con la rete della società civile rappresentata dalle associazioni, dai comitati, dai consigli pastorali, rimetta in discussione il rapporto strumentale con le aziende e i loro padrini politici.
NON C´E´ ALTRO TEMPO DA PERDERE: SI RICHIEDA UN CONFRONTO A TUTTO CAMPO, SI COSTRUISCANO I PRESUPPOSTI PER CONCRETIZZARE ALTERNATIVE, SI RIPORTINO LE AZIENDE A CONCERTARE CON IL TERRITORIO E NON AD IMPORRE LE LORO LOGICHE DI PROFITTO SULLA PELLE DELLA SALUTE DEI CITTADINI E SUI BISOGNI DEGLI STESSI LAVORATORI.
Francesco Miazzi - Consigliere Comunale "Nuova Monselice"











